Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Una donna di troppo – Carl Hiaasen

Una donna di troppo

UNA DONNA DI TROPPO (Skinny Dip)
di Carl Hiaasen
ed. Meridiano Zero
Traduzione di Luca Conti e Luisa Piussi

Mentre leggevo Una donna di troppo, nuovo lavoro “italiano” di Carl Hiaasen, il dubbio m’è anche venuto: che il Chaz Perrone del romanzo, un biologo cazzaro come pochi e con una particolare predilezione per i dollaroni sonanti, sia uno dei tanti esperti interpellati dall’OMS in merito alla pandemia influenzale, suina, SARS e compagnia? Poi mi sono risposto che no, il Perrone di Hiaasen è troppo coglione per riuscire ad architettare una truffa di portata mondiale capace di fottere alle tasche pubbliche, e cioè le nostre, miliardi e miliardi di inutili vaccini che ora se ne stanno lì a fare la muffa. E i dipendenti delle case farmaceutiche, intanto, hanno pure gli studi con piscina, massaggiatrice thailandese, pista per fare snowboard e cinquantadue mensilità annue.

Perché Chaz Perrone è un essere spregevole, uno che dovrebbe starmi sulle palle come pochi perché è totalmente antitetico a tutto ciò che ritengo importante: essere invece che apparire, rispettare la natura, fare il proprio dovere nel proprio piccolo, rimanere attivi culturalmente e intellettualmente, guardare con curiosità all’enorme e magnifico mondo – e universo – che ci circonda. Ah, sì, anche non cercare di ammazzare la propria moglie gettandola dal parapetto di una nave da crociera che, seppur io non sia mai stato in crociera e me ne guardo bene, mi dicono essere piuttosto alto. Ma alla fine proprio non mi riesce di prendere Perrone e farne uno dei personaggi letterari più spregevoli e odiosi della storia del romanzo, perché il già citato dottor Perrone – ci tiene al titolo. L’ha comprato con gran sudore – è, all’opposto, uno di quei personaggi che più mi hanno fatto cappottare dalle risate negli ultimi tempi.

La comicità di Hiaasen, che forse sarebbe meglio chiamare umorismo, è infatti sempre di grana molto fine, è costantemente miscelata all’interno di una storia lunga, complessa e sfaccettata, ma capace di emergere con una tale semplicità e spontaneità da rendere la lettura di un tomazzo di quasi cinquecento pagine cosa che più lieve non si potrebbe. Perrone, infatti, ce la mette davvero tutta per fare fuori la sua bella moglie Joey affogandola nelle acqua dell’Oceano Atlantico. Peccato, però, che Chaz abbia anche saltato quella lezione, all’università, in cui si parlava della Corrente del Golfo, della sua intensità, stagionalità, direzione etc. Altrimenti avrebbe forse fatto meglio i suoi calcoli e la moglie sarebbe veramente morta affogata oppure avrebbe fatto da aperitivo per gli squali che abitano quelle acque. Joey, tra l’altro ex nuotatrice durante gli anni del college, resiste per ore, fino a quando non va a sbattere contro una balla di marijuana abbandonata da qualche narcotrafficante messicano o colombiano in fuga dalla DEA. E viene ripescata dal solitario e molto macho Mick Stranahan, un ex sbirro con vent’anni di più e un fascino che la panzetta molliccia e bianchiccia di Chaz se la sogna. Il desiderio di vendetta, dall’Aldilà, della signora Perrone darà così il via a una serie di avventure, per la coppietta, e disavventure, per l’inconsolabile vedovo, che coinvolgeranno, tra gli altri: Tool, una guardia del corpo con qualche problemi di peli superflui; Ricca, l’amante di Chaz; Rolvaag, un detective erpetologo che vuole mollare la Florida per zone più tranquille.

Nonostante in Hiaasen non manchino i dialoghi, è la narrazione onnisciente in terza persona il vero asso nella manica dello scrittore americano. L’ottima traduzione della coppia Conti-Piussi rende la lettura di Una donna di troppo di una scorrevolezza e semplicità incredibile che, abbinata alla verve umoristica di Hiassen, consente di affrontare in maniera lieve, ma per questo non meno efficace, argomenti che potrebbero essere benissimo sviluppati tramite opere di saggistica lunghe e ricche di note a piè di pagina. Argomenti quali, ad esempio, il depauperamento e inquinamento ambientale di un incredibile ecosistema qual è quello delle Everglades, in Florida, una regione paludosa messa a serio rischio, come sempre, dall’avidità umana senza scrupoli e coscienza, oppure la corruzione di ampi settori degli uffici pubblici di controllo da parte di ciechi industriali.

La black comedy messa in piedi da Hiassen, infatti, altro non è che un pretesto per focalizzare la nostra attenzione su un problema – in questo caso l’inquinamento delle Everglades -, sfruttando le molte frecce al suo arco narrativo. Alle parole “palude”, “Everglades”, “crociera” o “biologo”, ve lo garantisco, se avete letto Una donna di troppo non potrà non tornarvi in mente questo libro e quel magnifico cazzone di Chaz Perrone, personaggio surreale, esagerato e parodistico. Ma Perrone è davvero così surreale, esagerato e parodistico? Si può e si deve pensare ridendo, la leggerezza del supporto con cui viene mediato un messaggio non è una banalizzazione del messaggio stesso ma, al contrario, un suo rafforzativo. Perché un messaggio è tale ed efficace solo nel momento in cui si fissa nella mente dei suoi target. Se poi sai scrivere e inventare storie e personaggi come fa Carl Hiaasen, beh, è forse tutto un po’ più semplice.

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8 pensieri su “Una donna di troppo – Carl Hiaasen

  1. Vitandrea in ha detto:

    Davvero un bel libro. Trama semplice e ben congegnata. Personaggi ben delineati a credibili. Il “cattivo” Chaz è quello meglio riuscito, a cui Hiaasen concede l’onore di regalare i momenti più spassosi al lettore. Ma anche Tool! Belli dialoghi e le battute. E belli gli interventi dell’autore nella trama, stranamente non fastidiosi. Hiaasen ha il dono, indubbiamente.

    • Dici bene: ha il dono. E il sudore per farlo fruttare, aggiungo. Sono contento di questo tuo commento solitario, perchè non capisco come su post che definirei “minori” si scatenino discussioni da decine di commenti, mentre su recensioni di libri come questo, uno dei migliori del 2010, stranamente non si muova foglia… boh…

      • Andrea, il fatto che questo libro abbia avuto pochissime recensioni sulla carta stampata (forse una sola, quella di Blow Up), ma parecchie su internet, lascia capire benissimo come ormai le parti si siano invertite:la stampa vive in un mondo virtuale, completamente scollegato dalla realtà, mentre è quasi sempre la rete a farsi carico delle proposte più interessanti.

        Per quanto riguarda Hiaasen, se vi è piaciuto questo romanzo sappiate – o forse già lo sapete – che ha scritto pure di meglio. Anzi, speriamo che Meridiano Zero voglia ripescare (e magari ritradurre) qualche suo vecchio libro, perché ne varrebbe davvero la pena.

  2. Vitandrea in ha detto:

    E’ strano davvero il caso di Hiaasen. Che non sia mai esploso in Italia nonostante i suoi romanzi siano stati pubblicati tutti regolarmente da Mondadori, Baldini e Castoldi, e ora Meridiano Zero. Strano anche perché il tema politico-ambientale in questo romanzo, ci è davvero vicino. Capisco anche che non si tratta di uno scrittore d’impatto come Lansdale (pulp e azione, personaggi vincenti come Hap e Leonard) e che, forse, il suo umorismo sia molto raffinato per i nostri standard.
    Di suo ho letto il precedente Crocodile rock, e ho recuperato, su una bancarella, Biscayne Bay (cioé Skin tight del 1989). Ma quello che più di tutti vorrei leggere è Alta stagione.

    Per quanto riguarda l’aspetto giornalistico, è qualche anno ormai che recensioni, interviste e articoli vari su scrittori che mi interessano li cerco direttamente su internet (anche in inglese), perché affidarsi alla stampa italiana è uno spreco di tempo. Tanto per dire, Repubblica ha scoperto Lansdale solo con Sotto un cielo cremisi. Il Corriere, nemmeno a parlarne, sono tutti persi dietro scrittori che definirei, radical chic.
    Per onestà, l’unico quotidiano che, in passato, ha dato spazio a gente come Lansdale (anche un paio di racconti inediti), Thompson, Willeford, Leonard, Matheson, Southern, Crumley e compagnia, è stato l’ormai ridicolo Il giornale (lo dirigeva Cervi, o Belpietro, all’epoca), e sulla pagina culturale ci si trovava articoli di gente come Crovi e Pezzani.

  3. @Luca: assolutamente d’accordo sulla disamina inerente al web!!

    @Vitandrea: c’è stato un periodo in cui (orrore!) il Giornale aveva una pagina culturale davvero vivace e appagante… (a me capitava di leggerla di nascosto nella edicola di mia sorella:-) e anche le recensioni cinematografiche avevano qualche bella staffilata (era Maurizio Porro a parlar di cinema, oggi irriconoscibile nel meccanismo alimenta-fango del quotidiano di casa berlusconi – minuscola voluta nel nome del premier:-)

  4. Valter in ha detto:

    Gran bel libro e Hiaasen una bella scoperta! Devo assolutamente recuperare altri suoi titoli
    Anche io mi affido sempre di più a internet per sapere qualcosa di questi scrittori ignorati
    (ingiustamente) dalla carta stampata e grazie ai vostri blog (Pegasus, Luca Conti, Sartoris , per citarne alcuni) diventati per me un punto di riferimento

  5. @Luca: forse perchè su internet c’è maggiore genuinità. Io credo che gli editori pagherebbero (?) per farsi fare una recensione positiva da D’Orrico. Tempo fa ho recensito in assoluta anteprima e solitudine un libro di Antonio Monda. Beh, qualche giorno dopo l’ha nominato D’Orrico e forse è pure stato a Parla con me della Dandini e ho avuto, per quel post, migliaia di accessi (ero l’unico ad averne parlato e credo che fossi il primo della pagina Google). Figurati che anche a me hanno offerto soldi per scrivere una recensione. Ovviamente ho declinato, scrivo quello che mi pare e secondo mio gusto, e quello manco l’ho più sentito, neanche un grazie arrivederci. Quindi desumo che la recensione-marchetta sia cosa consolidata se c’è gente che offre per una recensione su un piccolo blog come Pegasus Descending. E le cose buone passano inosservate. Speriamo che con Hiaasen la Meridiano cominci un lavoro di riscoperta, anche se Matteo mi ha detto che è difficile promuoverlo bene come un Gischler, ad es., e, francamente, non so quanto questo bellissimo libro abbia venduto. Stilla intelligenza da ogni sua riga.

    @Vitandrea: la differenza la fanno i giornalisti. Non a caso tu citi due come Crovi e Pezzani, gente che ne sa. Ma non scrivono più per Il Giornale? Comunque tranquillo, della pagina culturale frega un cazzo a nessuno, men che meno alla famiglia Berlusconi, che la eliminerebbe in favore di un inserto staccabile da appendere nella cabina del camion o in autoofficina. Io ormai mi affido solo a internet e alle persone che ruotano intorno a questo blog, come blogger o come lettori.

    @Sartoris: ma nascondevi Il Giornale tra le riviste porno? 🙂 Comunque questo della stampa è un tema complesso e pure un po’ triste, purtroppo è la stessa cosa del marketing. Ma alla fine il problema è sempre quello: l’economia dà quello che la gente chiede. Domanda e offerta. A nessuno frega di avere belle e sincere recensioni, tutti vogliono chiappe e culi, polemiche e insulti. La letteratura è per definizione cosa pacata, lenta, ragionata. Invece si vogliono spot, non si vuole fare fatica, non far funzionare il cervello. E poi ha ragione Vitandrea sopra: la letteratura da cosa popolare la si fa diventare di nicchia, radical-chic, io che leggo sono più bello, bravo e intelligente di te. La letteratura diventa l’ennesimo bastone da dare in testa agli altri.

    @Valter: sottoscrivo tutto, Valter. Io uso solo internet ormai e guardo chi firma i pezzi prima di leggerli. Ad esempio, ormai so che quello di cui parla gente come Sartoris, Luca o Vitandrea è sempre roba buona, a prescindere da che mi piaccia o meno, quelli poi sono gusti personali. Ma roba che merita d’essere letta. L’importante è essere sinceri, sempre. Se noti, anche sul web, io sono uno dei pochi che “stronca”. Non perchè sia un bastardo – o forse sì 🙂 – ma perchè cerco di avere rispetto per il mio cervello, la mia dignità e i soldi di chi mi legge. Si fa fatica a guadagnarli, lo so fin troppo bene, e non mi va d’essere corresponsabile del loro gettarli nel cesso con un brutto libro! 🙂

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