Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Ladri di immagini – Luca Scarlini

Ladri di immagini

LADRI DI IMMAGINI
di Luca Scarlini
ed. Ambiente

Due palle: anche se non si è ancora ben capito se andremo o meno a elezioni anticipate, statene pure certi che la solita retorica dei politici sul nostro patrimonio artistico, ora o tra due anni, ce la beccheremo. Garantito al limone.

Alla fine, diaciamocelo chiaro e tondo, non frega un cazzo di niente a nessuno se Pompei – quell’ammasso di sassi vecchi. Ipse dixit – crolla sotto le piogge, se gli archivi rimangono tetri, muffosi, disordinati e impolverati o se mai ad uno capita di mettere piede in una città d’arte deve fare lo slalom tra truffatori, posteggiatori abusivi e quelli che ti vendono una bottiglietta d’acqua per cinque euro dopo che hai fatto tre ore di coda sotto il Sole. Prenotando, ovviamente. Sono, questi, banali aspetti d’ordine organizzativo. Tutte cose difficili da regolare e normare, me ne rendo conto, ma fondamentali affinchè il patrimonio artistico, storico e culturale italiano riesca a svilcolarsi dal suo essere fardello e oggetto di retorica politica per diventare educazione al Bello e, perchè no?, motore dell’economia o almeno di una parte di essa.

E però, oltre a tutto ciò, raramente si sente parlare dei furti d’arte, salvo quei rari casi in cui il colpaccio sia milionario e riguardi, quindi, opere di gente come Picasso, Monet o Munch. Siamo alle solite: il valore artistico e culturale è ancella di quello economico. Un’opera d’arte non vale in quanto tale, per quello che è e rappresenta, ma perchè qualcuno, piuttosto arbitrariamente, gli ha attaccato sulle chiappe un cartellino con il prezzo. Se, quindi, a essere rubati sono scrostati vasi etrustichi, monili di epoca romana, carteggi di emeriti sconosciuti dell’età medievale o rinascimentale, beh, ma chissenefrega. Che se li tenessero pure ‘sti pezzi di roba vecchia, che in casa occupano solo spazio e, insomma, puzzano pure un poco.

Per fortuna un libro di Luca Scarlini, Ladri di immagini, viene oggi non dico a fare chiarezza su un fenomeno criminale di portata internazionale e con un giro di capitali da capogiro, ma almeno a lanciare un sasso nello stagno in grado, per una frazione di secondo, di increspare l’acqua di superificie di questa porcata oceanica. Perchè è qui il punto: non frega niente a nessuno. E non frega niente ai comuni cittadini italiani, coloro i quali sono i reali possessori di tutta la roba che ogni giorno viene loro sottratta da sotto il naso, andandosi a perdere, magari per decenni o per l’eternità,  sopra il caminetto di qualche riccone di Washington o Shangai.

La Domus dei Gladiatori crollata a Pompei

Non sia mai che io non dia addosso alla scuola italiana e ai suoi metodi di insegnamento, una istituzione in cui lo studio della storia dell’arte ha quasi lo stesso spazio della religione e dell’educazione fisica. Cose importanti, forse – almeno l’educazione fisica fa bene… -, ma che potrebbero essere apprese in modo diverso e liberando risorse per materie ben più importanti. Io non posso preoccuparmi se qualcuno mi fotte una cosa di cui ignoro il valore. Quanto può fregarmene di quel vecchio libro che, magari, non so neanche spulciare perchè è scritto in latino e in una grafia diversa da quella del Times New Roman di Word? E quel sasso mezzo consunto? Prenditelo pure. E poi ci si lamenta che la pietra di paragone dell’estetica, oggi, siano le tette di Belen o il gluteo di Costantino Vitaliano. Ma l’arte, diobò, è una delle cose più importante che abbiamo. È il campo del sapere in cui maggiore dovrebbe essere la nostra curiosità, la nostra volontà di consumo, perchè è il massimo prodotto della capicità umana di nobilitare il proprio passaggio da ‘ste parti.

Non importa che voi siate dei Philippe Daverio o dei muratori bergamaschi: l’arte vi parla con le stesse, semplicissime parole che per essere ascoltate e comprese hanno bisogno solo ed esclusivamente della mediazione dei vostri occhi. Stop. Potete poi elucubrare dotte rfilessioni oppure appendervi una stampa sopra il divano. È uguale. Avete fatto un passetto in più verso il cielo della mente e della fantasia. E chi si abitua a vedere il Bello non più accontentarsi del brutto delle nostre città depauperate e strangolate dal cemento grigio di grigi geometri troppo impegnanti all’appalto per quel marciapiede, a chi balla, canta e suona la cetra mentre L’Aquila crolla schiantata da forze a lei aliene e Pompei affoga nella merda delle vuote parole e, peggio ancora, delle menti in cui si ode l’eco.

Potete anche leggere la sinossi del libro e un’altra mia breve riflessione su questo tema  che, spero lo abbiate capito, mi sta particolarmente a cuore, nel precedente post Novità in libreria: Ladri di immagini di Luca Scarlini.

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6 pensieri su “Ladri di immagini – Luca Scarlini

  1. Walt in ha detto:

    Concordo in pieno con la tua lucida analisi e con il tuo amareggiato grido di dolore. Da anni rifletto sui motivi per cui l’Italia, che detiene i 2/3 del patrimonio artistico mondiale, non solo non sappia sfruttare la sua maggiore e non imitabile risorsa, ma anzi non ne tenga in alcun conto. Secondo me, è proprio la grande quantità di opere d’arte il nostro più grande problema. Siamo nati, cresciuti e viviamo in un unico gigantesco museo a cielo aperto, siamo assuefatti alla bellezza che ci circonda e non ce ne accorgiamo nemmeno più. Abito a Bologna, vicino a casa mia c’è una straordinaria piazza, piazza Santo Stefano (che poi non sarebbe una piazza ma solo uno slargo della omonima via) circondata dal complesso delle Sette Chiese e da straordinari palazzi medievali, è forse il più antico sito bolognese, preesistente ai Romani. Ci passo quasi tutti i giorni da più di 30 anni e ogni volta sono incantato da tanta bellezza e mi chiedo come si fa a buttare per terra i mozziconi, a far defecare i propri cani, a gettare via rifiuti e bottiglie di birra …. Quelli che lo fanno (e sono i più) lo farebbero nella loro sala da pranzo oltretutto antica di più di 2.000 anni? L’unica risposta che so darmi e che non ci rendiamo conto di quello che ci circonda. Anni fa sono stato a Pompei: esperienza avvilente, il degrado era-è palpabile, ma la gente di quei luoghi e che ci lavora nemeno se ne rende conto. Temo che l’unica soluzione sarebbe dare il parco archeologico in gestione a una major americana dell’entertainment, diventerebbe un parco a tema e ci sarebbero squadre di operai per la manutenzione, per la pulizia, per il restauro 365 giorni su 365. Comunque, direbbe il saggio, melius abundare quam deficere, quindi non lamentiamoci troppo!

  2. @cazzo, Walt, ancora c’è gente che lascia che i cani imbrattino di loro ricordini piazza Santo Stefano? Ci manco da un pezzo, ma era uno degli spettacoli più belli del mio lungo (decennale) soggiorno bolognese!!!! E dire che Bologna era nota per la civiltà dei suoi abitanti 😦

  3. @Walt e Sartoris: grazie mille per il tuo commento, Walt. Ti scrivo in condizioni alquanto precarie, purtroppo un virus gastro-intestinale mi sta debilitando mica male, tanto da far saltare il post odierno, ieri mi era assolutamente impossibile scrivere. Sono un amante spassionato dell’arte in ogni sua forma, sia essa contemporanea sia essa antica. Non so quale possa essere la soluzione, anche se sono pessimista: quando vado a lavoro faccio una passeggiata di una decina di minuti, qui nella civilissima Saronno piantata in mezzo alla Lombardia, da casa mia fino al Blockbuster. E’ come camminare in un immondiziaio, con sacchetti e cartoncini del vicino McDonald’s sparsi ovunque. Cioè, come è possibile avere cura del territorio, dei beni culturali e storici, dell’ambiente etc. se uno non è neanche in grado di buttare i resti della propria schifosa cena in un cestino o di buttarli a casa invece che in mezzo alla strada? E gli esempi simili sarebbero infiniti. Nel mio lavoro, purtroppo, vengono in contatto tutti i giorni con un’ampia porzione variegata di società: beh, la sua fetta maggiore è composta da persone volgari, rozze, ignoranti, egoiste ed egocentriche. Come posso sperare da questi che abbiano quel minimo di cura che serve per ciò che la fortuna ha donato loro? E i politici, la classe dirigente, alla fine, è sempre e solo uno specchio della società. A maggior ragione in una democrazia. Guarda, su Pompei abbiamo fatto lo stesso pensiero: invece che agli americani io pensavo all’Unione Europea, farla gestire da loro invece che da noi italiani. Quando ho fatto il corso di Storia dell’America del Nord il nostro prof ci raccontava di come gli americani, con una storia di 200 anni o poco più, riescano a valorizzare tutto quel poco che hanno facendoci girare intorno una economia mica male. E noi, invece? Lasciamo venir giù Pompei, ci lasciamo fottere roba da sotto il naso da tutti, parliamo parliamo, cazzate su cazzate, e poi non cambia niente. Al momento l’unica cosa da fare è fare il proprio dovere nel suo piccolo e nella sua parte, come ad esempio, parlarne e denunciare. Più di così non saprei.

  4. [OT] Hai ricevuto un Sunshine Award – passaparola!
    http://angolonero.blogosfere.it/2011/01/sunshine-award.html

    P.S.: Ehi, che bella gente passa di qua 🙂

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