Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

The Box – regia di Richard Kelly

The Box - Cover del libro e locandina del film

THE BOX
un film di Richard Kelly
con Cameron Diaz, James Marsden, Frank Langella

Cos’è un regret? È il rimpianto per una scelta non fatta. All’interno di un problema di decision making, per definizione, ci sono un ventaglio di opzioni possibili e la possibilità di sceglierne solo una, scartando tutte le altre. Dopo aver fatto la nostra scelta, inevitabilmente, si inizia a ragionare sui benefici che abbiamo scartato prendendo una via piuttosto che un’altra. La vita, alla fine, è solo un grande insieme di scelte tra opzioni prese e altre scartate. Essere felici, forse, significa solamente riuscire a minimizzare il regret o ad accettare con serenità che questo, bene o male, sia sempre presente. Le scelte perfette non esistono.

The Box, il nuovo film di Richard Kelly liberamente – molto liberamente – basato su un racconto del 1970 di Richard Matheson, “Button, Button”, da poco pubblicato da Fanucci in una omonima raccolta dell’autore americano, nella sua prima parte è ambientato totalmente sulla scelta tra due regret. Quando, alle sei di mattina, Norma e Arthur Lewis si sentono suonare il campanello di casa e si vedono recapitare un pacco contenente una scatola con un bottone rosso sopra, credono che si tratti di uno scherzo. Insieme al pacco un breve messaggio scritto comunica loro che alle cinque in punto del pomeriggio il signor Arlington Steward verrà per fare un’offerta, diciamo così, di tipo economico. E alle cinque Steward, puntuale come uno svizzero, è lì sull’uscio. L’offerta è semplice: se premete il bottone vi verrà immediatamente consegnato un milione di dollari in contanti. Una persona nel mondo, però, una persona che non conoscete, morirà. Semplice.

Ora, i due regret e il loro confronto è evidente: in ogni caso se ne subirà uno. Da una parte, infatti, premendo il bottone si avrà il rimpianto di aver ucciso una persona. Non premendolo di aver rinunciato a una cifra che, oggi come nel 1976, manco una vita intera di lavoro permetterebbe di mettere da parte, a maggior ragione se l’offerta viene fatta a una classica famiglia borghese con una serie di problemi e ansietà economiche piuttosto comuni. Chi starà leggendo questa recensione, ne sono certo, avrebbe pochi dubbi. Scelgo di rinunciare ai soldi, figuriamoci se io mi prendo la responsabilità di ammazzare una persona. Però simulare di scegliere non è la stessa cosa di scegliere. Anche per questo motivo è così difficile e sdrucciolevole studiare la scelta umana. Bisogna trovarsi lì, in quella situazione, non pensare o immaginare di trovarcisi. Sia nel racconto di Matheson sia nella prima parte del film viene ottimamente illustrato il dilemma etico e morale che attanaglia Norma e Arthur, i pro e i contro, l’impossibilità di dire semplicemente sì o no, i discorsi che vengono fatti – ma se morisse un condannato a morte? Sì, ma se invece fosse un neonato bello paffutello e con le guanciotte tutte da mangiare? Siamo di fronte a quello che, in senso lato, possiamo identificare come l’euristica dell’hindsight, una giustificazione della scelta a partire dal suo esito. È morta una testa di cazzo, pedofila e assassina, ergo ho fatto bene a premere. È morto un innocente, ergo ho fatto bene a non premere. Gandalf, ne Il Signore degli Anelli, ammonisce Frodo di non essere troppo superficiale e frettoloso nel dispensare vita e morte, neanche i più saggi – e Gandalf è il saggio per eccellenza – sanno dove si può andare a finire poi.

Ma Norma, senza stare troppo lì a pensarci ancora, zac, preme il bottone rosso. E qui finiscono le analogie tra il film e il racconto dell’autore de Io sono leggenda (da cui il buon film di Francis Lawrence con Will Smith). Se Matheson, infatti, fa virare l’esito del suo racconto verso un finale di profondissima riflessione intimistica di sconvolgente lucidità, Kelly si avventura nel racconto di un’altra storia che con lo scrittore non ha nulla a che vedere, andandosi a imbrigliare in una spiegazione macro e che definirei unitaria e generale piuttosto che individualistica come quella del racconto. Le dieci pagine di Matheson, dette in altri termini, accennano e basta, mettono in scena un dilemma morale e una scelta tra due regret al fine di concentrare il focus della nostra attenzione sulle nostre vite minute e sulla necessità di prestare maggiore attenzione alle piccole, grandi cose che ci stanno intorno. Il lettore, quindi, non ha risposte, ma molte domande da cui partire per un percorso di riflessione assolutamente stimolante. Il regista di Donnie Darko, all’opposto, utilizza le domande per dare risposte, per dirci che l’umanità è cattiva e che per i soldi sacrificherebbe tutto. Non molto originale.

Per farlo, inoltre, si infila nel vicolo cieco di una trama che dal thriller psicologico sbraca ingenuamente in una fantascienza senza fascino, costruendo una storia con un clima efficacemente opprimente e asfissiante, ma fine a se stesso, lasciando infine lo spettatore con la certezza di appartenere a una specie avida e malata, senza speranza. Cosa vera, forse – o forse no – ma che sperpera quel surplus di intelligenza e intuizione che il racconto di Richard Matheson aveva offerto.

Di seguito il trailer di The Box, del regista Richard Kelly:

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3 pensieri su “The Box – regia di Richard Kelly

  1. Valter in ha detto:

    Non ho letto il racconto da cui è tratto, ma sono sicuro che non ci sia paragone…il film è davvero deludente; convincente la prima parte, poi un pasticcio fantascientifico con finale
    prevedibile
    Leggo nella tua recensione di guance paffute…che dire di quelle di Cameron Diaz devastata dalla (chirurgia) plastica? 😀
    O forse una magia dei truccatori? 😀 😀

    • La prima parte, quella convincente – sono d’accordo – è quella presa più o meno pari pari dal racconto di Matheson, anche se la coppia non ha figli, nel racconto. La seconda parte è assurda, terribile, io non amo la fantascienza ma questi film me la fanno amare ancora meno. Poi il finale: mi ha fatto stare male e non perchè ha detto delle verità o mi ha fatto riflettere, come invece il racconto, ma solo perchè ti mette in una situazione allucinante.

      Su Cameron Diaz: guarda Valter, non so più che fare con quella ragazza. Mi tormenta, mi chiama, vuole uscire. Uff, due palle. Glielo ho già detto: preferisco le donne normali e naturali, possibilmente morettine e formosette, non sei il mio tipo. Ma niente, non lo vuole capire. Ora le do il tuo numero così scassa le palle un po’ a te! Io, comunque, propenderei per la chirurgia…se piace a loro…a me fa cagare, ma io sono un montagnino! 🙂

  2. Valter in ha detto:

    Hai fatto bene a darle il mio numero ! Chissà se chiama…. 😀 😀 😀

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