Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

La lista – Michael Connelly

La lista

LA LISTA (The Brass Verdict)
di Michael Connelly
ed. Piemme
Traduzione di Stefano Tettamanti e Giuliana Traverso

Intorno al nuovo libro di Michael Connelly – e per “intorno” intendo proprio intorno, fisicamente – intitolato La lista, campeggia una bella fascetta rossa Babbo Natale con su scritto: “La nuova indagine di Harry Bosch”. Ora, vabbè che gli editori per vendere vestirebbero in giarrettiera e autoreggenti pure le proprie madri, però, insomma, un minimo di contegno. Non si possono sparare balle così come si tirano i numeri alla tombola dell’ultimo dell’anno, soprattutto e anche perché siamo in prossimità di Natale e, per definizione, siamo tutti più buoni. E, infine, pure un po’ di rispetto per l’avvocato Michael Haller, suvvia.

Togliamoci quindi subito questo dubbio: La lista ha per protagonista il già citato Haller e non il ben più famoso Harry Bosch. Il romanzo, inoltre, non è un procedural come invece gran parte del lavoro di Connelly, bensì un legal thriller tutto prove, testimonianze, giudici, giurie, accusa e difesa. Dopo essersi beccato una pallottola ed essere stato lì in bilico tra la vita e la morte, Haller è diventato un dipendente da farmaci antidolorifici e per oltre un anno l’ha piantata lì con cause e ricorsi in appello. Già la carriera legale non deve poi essere ‘sto gran divertimento, figuriamoci per uno che ogni due ore è costretto a pensare alla dose che deve spararsi per soddisfare le esigenze del proprio cervello assuefatto. Ma Haller è uno che non molla e dopo due divorzi, una figlia piccola che riesce a vedere solo per poche ore al mese, una permanenza in una casa di cura californiana e uno studio legale ben avviato mandato a puttane, torna in pista quando un suo vecchio amico, l’avvocato Jerry Vincent, pensa bene di farsi sparare due colpi in testa nel parcheggio del palazzo in cui ha sede il proprio studio. Non so come funzioni qui in Italia, ma apprendo che in America gli avvocati usano indicare, in ogni loro causa, un possibile sostituto in caso, appunto, di prematura dipartita, che è sempre un problema. Vincent ha nominato Haller e per quest’ultimo, ormai definitivamente ripresosi dai cazzi del passato, può essere l’ennesima occasione fornitagli dal destino per riprendere e ricominciare ancora una volta tutto daccapo.

Tra i clienti del fu Vincent ce n’è un po’ per tutti i gusti e le tasche. Uno ha rubato una collana finta, l’altra ha fatto il bagno con le tette da fuori su una spiaggia pubblica e chi più ne ha più ne metta. Robetta. Spicca, però, un autentico vip: Walter Elliot, il milionario proprietario di una delle più importanti case di produzione cinematografica di Hollywood. Il magnate è accusato di duplice omicidio e, più precisamente, di aver fatto secchi la moglie e il suo amante, beccati in fallo, come è giusto dire in questi casi. Haller ne prende la difesa, non tanto per motivi filantropici, uno come Elliot se ne sbatterebbe alla grande e potrebbe mettere in pista uno stuolo di avvocati pronti a spergiurare il falso pur di averne la procura, bensì perché per uno che rientra, beh, gli assegni a cinque zeri hanno sempre un certo fascino. Ma perché Vincent è stato accoppato? Haller si trova così a dover fare i conti con un vecchio e tignoso detective del LAPD che lo guarda con sospetto e con cui ragionare è cosa ben difficile. Tal Harry Bosch.

Insomma, Bosch in questo La lista c’è, ma il suo ruolo è molto più che marginale e se Connelly è giustificato dal fatto che uno nei propri romanzi ci mette quello che cazzo vuole e fa tutto il crossover che gli pare e la cosa è pure simpatica, ben altro discorso è il voler spacciare un legal thriller con protagonista Michael Haller per una nuova indagine di Harry Bosch. Ce ne passa, converrete. E forse è pure un peccato che Connelly sembra aver un po’ abbandonato il procedural e il suo celeberrimo personaggio seriale per virare verso il legal, come anche un rapido sguardo alle trame dei successivi lavori dell’autore de La città buia sembra evidenziare.

Leggere Connelly è sempre un piacere, ma fa un po’ male ritrovare quella manciata di pagine con un Bosch personaggio secondario e dispeptico di un romanzo svolto per grande parte dentro un’aula di tribunale o, comunque, nelle sue vicinanze, senza quel mordente e quel fascino diversamente dimostrato nei lavori passati. Certo, è anche probabile che dopo vent’anni le cose cambino: lo stesso Connelly, in una intervista trasmessa all’interno del Tg1, ha dichiarato che oggi, con una figlia adolescente, non saprebbe più scrivere del Poeta e che, altrettanto, non ha più tutta ‘sta voglia di stare tra i dieci e i dodici mesi all’anno – tanto gli serve per scrivere un romanzo – in compagnia di tali ceffi. E però, se uno proprio vuole, può anche non scrivere. Altrimenti si deve ricorrere alle fascette di cui parlavo a inizio recensione.

La lista, quindi, è un legal che pare voler mettere giù le fondamenta per la successiva produzione dello scrittore americano, una grossa introduzione atta a introdurre coloro i quali diventeranno i puntelli della serie di Haller nei prossimi anni, a partire da un colpaccio di scena finale – sia per quanto riguarda l’inchiesta sia per la biografia dello stesso avvocato di Los Angeles – che in qualche modo riscatta un thriller un po’ più fiacco rispetto ad altri lavori, soprattutto se si pensa al nome del suo autore.

È Haller il protagonista ed è lui a risolvere, realmente, il bandolo della matassa della vicenda. E Bosch? Boh, forse per lui è giunto il momento di andare in pensione. Ma questa volta per davvero e per raggiunti limiti d’età “inventiva” da parte del suo creatore.

“Tutti mentono. La polizia mente. Gli avvocati mentono. I testimoni mentono. Mentono le vittime. Un processo è una gara di menzogne. In aula lo sanno tutti; lo sa il giudice, lo sanno i giurati. Entrano in tribunale consapevoli che verranno raccontate loro solo bugie. Prendono posto al banco e accettano di ascoltarle. Il segreto, se sei seduto al tavolo della difesa, è avere pazienza. Aspettare. Non una bugia qualsiasi, la la bugia, quella giusta, quella da cogliere e modellare come metallo incandescente per trasformarla in una lama affilata. E con quella lama sventrare il caso, spargendone a terra le viscere. Il mio lavoro è questo: forgiare la lama. Affilarla. Usarla senza pietà e senza scrupoli. Essere la verità in un luogo in cui tutti mentono” [pg. 9]

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2 pensieri su “La lista – Michael Connelly

  1. enrico lavatrice in ha detto:

    Non è la prima volta che Bosch appare come personaggio secondario. La prima non mi aveva particolarmente esaltato, vedremo questa. Avvocato di difesa mi è piaciuto e sono curioso di ritrovare Haller.
    Comunque concordo, gli anni passano, le cose cambiano e il futuro ci spaventa…quello di Bosch intendo!

    • Eh dì, Enrico, la vedo un po’ male per Bosch, almeno per l’immediato futuro e la prossima manciata di romanzi, già pubblicati o in uscita negli USA. Però, chissà, magari dopo una pausa Connelly può ritrovare nuova verve oppure Haller prendere definitivamente quota. Come ho scritto anche nella recensione, questo La lista pone un po’ di basi, più che Avvocato di difesa, per una lunga serialità…leggeremo! Saluti

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