Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

L’esecutore – Jon Evans e disegni di Andrea Mutti

L'esecutore

L’ESECUTORE
di Jon Evans e disegni di Andrea Mutti
ed. Panini Noir

Elora è un buco di culo sperso all’interno dello Stato di New York. Non c’è niente a Elora, se non boschi fitti e lugubri e una vecchia industria ormai in disuso e buona solo per stare lì a vederla cadere un pezzo dopo l’altro o in attesa che gli artificieri ne facciano il più grande fuoco d’artificio della storia di questi posti. Però anche a Elora può nascere una stella della NHL, la National Hockey League, sport che consiste nel prendere a mazzate un dischetto che fila via da tutte le parti su una lastra di giaccio e nel prendersi a cazzotti con gli avversari. Sarà il freddo che, si sa, rallenta gli scambi ionici delle sinapsi rincoglionendo un poco chi pratica questo sport.

Joe Ullen è stato l’orgoglio di questa piccola comunità montana, un ragazzo cresciuto nella locale squadra e capace di fare il grande salto verso il professionismo. Come capita da noi in Italia per il ragazzino che tira i primi calci al pallone nella Virtus per poi essere acquistato dal Milan – perché per Juve e Inter, mi dispiace, no grazie, continuo a fare il tornitore, che mi piace pure come mestiere. Ullen, comunque, è un ex giocatore: le mazzate fanno male e ogni tanto rompono le ginocchia a qualcuno. Joe è uno di questi e ciao carriera, ciao. Adesso fa l’agente immobiliare o qualcosa di simile. Lo dicevo prima: meglio fare il tornitore. La routine viene sconvolta quando una lettera recapitatagli a casa lo riporta a Elora dalla grossa metropoli in cui mazza e dischetto lo avevano portato. La sua ex fidanzatina ai tempi del liceo, Miriam Litwiller, viene trovata ammazzata e riarsa dentro la carcassa di un’automobile. Lui, Joe, è indicato da Miriam come il suo esecutore testamentario per le quattro cose che possiede. Ma recapitare questi spiccioli ai rispettivi destinatari sarà come fare un salto nel passato, tornando a disseppellire vecchi ricordi ed errori supposti dimenticati, ma invece solo assopiti, scoperchiando, inoltre, un vaso di Pandora di una lordura a tratti insostenibile.

L’esecutore di Jon Evans, anche vincitore del premio Arthur Ellis, e disegnato dal nostro Andrea Mutti, è una graphic novel particolarmente decadente e oscura. Non vi nascondo che il suo protagonista, l’ex giocatore della NHL Joe Ullen, mi sta particolarmente sulle palle con questa sua continua aria da “piangetemi addosso per favore, compatitemi”. Due scatole. La storia tratta, nella sua parte finale, un tema delicatissimo e particolarmente odioso con un realismo agghiacciante. E con realismo intendo tutto ciò che ci rende reale le parole scritte da Evans e messe su carta e in vignetta da Mutti in maniera sapiente e precisa, assolutamente efficace. L’esecutore non ricerca l’inutile colpo di scena a effetto o la messa in mostra del sangue e del sadismo più bieco, bensì tratteggia una drammatica storia di provincia fatta da errori lontani ma imperdonabili, da detti e non detti e da una capacità di entrare sulla stessa lunghezza d’onda del lettore che, almeno nelle sue parti più vive e tragiche, riesce a sviluppare un solido rapporto empatico con quest’ultimo.

Una tavola de L’esecutore

Forse il colpo a effetto finale e il focus dell’attenzione su quanto avviene coprono in parte alcuni buchi nella trama e nel suo sviluppo che portano a slegare l’inizio della graphic novel e il perché è iniziata così con, all’opposto, i suoi esiti nella seconda metà della vicenda narrata. Detto in altre parole, sarà che ho letto il romanzo a fumetti in tre tranche, ma mica mi è tanto chiaro il motivo per cui la morta ammazzata, Miriam, abbia tirato dentro il nostro Joe – così come è poco chiaro allo stesso Joe. Certo, limite mio. In L’esecutore, inoltre, ci sono troppi ingranaggi lasciati al caso e al suo agire. Come mi è già capitato di scrivere anche in passato, in un giallo, un thriller o quel che volete voi, la casualità è sempre un punto debole della storia, perché le cose non accadono mai per caso e in un racconto questo pare essere sempre una via di fuga per un inceppo del plot. E non va bene, non va bene.

In definitiva, L’esecutore del duo Jon Evans e Andrea Mutti, opera che insieme al Ricca da morire di Brian Azzarello e Victor Santos inaugura la nuova collana Panini Noir tutta dedicata a graphic novel di genere, è una buona storia noir che nonostante alcuni difetti attinenti all’ingranaggio dello sviluppo, riesce a tratteggiare in modo egregio quella che potremmo definire come la chiusura di una comunità su se stessa, in cui tutti, bene o male, sanno tutto degli altri e dei loro “piccoli” vizi ma nessuno parla, così come dell’impossibilità per chi, volente o nolente, esce da questa stessa comunità, di farvi ritorno. Pena l’esclusione o, viceversa, il dover affrontare i propri demoni sopiti, incapaci di cancellare un passato incancellabile macchiato dal delitto.

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