Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Giustizia privata – regia di Felix Gary Gray

Giustizia privata

GIUSTIZIA PRIVATA
un film di Felix Gary Gray
con Gerard Butler e Jamie Foxx

Driiiin. È il campanello di casa che suona. Quando Clyde Shelton molla i suoi attrezzi di nanoingegneria per andare ad aprire la porta non sa ancora che quello sarà l’esatto punto in cui la sua vita, quella vecchia almeno, finirà. Due balordi lo tramortiscono e gli violentano e uccidono moglie e figlioletta. Non si sa bene perché, visto che lo stesso Clyde era già a terra mezzo svenuto e se avessero voluto semplicemente arraffare due soldi e quattro anelli lo avrebbero potuto fare senza quel surplus di violenza. Ma così è, la brutalità assume forme infinite e questo inizio subitaneo di trama consente al regista con uno scioglilingua al posto del cognome, Felix Gary Gray, di mettere in piedi un film ibrido tra un legal thriller, un film alla James Bond e un drammone di profonda riflessione su temi quali il sistema giudiziario, l’insolubilità del dolore e il labile confine esistente tra giustizia e vendetta.

I due ceffi vengono acciuffati e processati. Il rampante procuratore Nick Rice, tanto ambizioso quanto calcolatore, accetta un patteggiamento per uno dei due, Jonas, lo stronzo che ha effettivamente sterminato la famiglia di Clyde. E visto che è un grande figlio di puttana, testimonia pure contro il suo compare, Rupert, che viene condannato all’iniezione letale. Clyde, che ha visto tutto e tutto ricorda, ovviamente non può accettare una pena così lieve per il carnefice che gli ha cambiato l’esistenza. Ma la giustizia è una prassi, un insieme di procedure. Nel memorabile dialogo tra Nick e Clyde ad inizio film, Rice lo dice chiaro e tondo: non è importante quello che è accaduto, ma quello che sei in grado di dimostrare che sia accaduto. Le prove, sono queste quelle che contano. Parole assolutamente identiche a quelle pronunciate da Michael Haller, protagonista dell’ultimo romanzo di Michael Connelly appena uscito in Italia, La lista (The Brass Verdict), al proprio facoltoso cliente per cui sta lavorando. Ancora Haller/Connelly, a pagina 9: “Tutti mentono. La polizia mente. Gli avvocati mentono. I testimoni mentono. Mentono le vittime. Un processo è una gara di menzogne. In aula lo sanno tutti; lo sa il giudice, lo sanno i giurati. Entrano in tribunale consapevoli che verranno raccontate loro solo bugie. Prendono posto al banco e accettano di ascoltarle. Il segreto, se sei seduto al tavolo della difesa, è avere pazienza. Aspettare. Non una bugia qualsiasi, la la bugia, quella giusta, quella da cogliere e modellare come metallo incandescente per trasformarla in una lama affilata. E con quella lama sventrare il caso, spargendone a terra le viscere. Il mio lavoro è questo: forgiare la lama. Affilarla. Usarla senza pietà e senza scrupoli. Essere la verità in un luogo in cui tutti mentono”.

Ora, non sappiamo se Haller sia stato l’avvocato difensore con cui Nick Rice è sceso a patti. Sta di fatto, però, che così è successo. Passano dieci anni e Clyde torna a farsi vivo. Nessuno più si ricorda del suo caso, le macchine del crimine e della giustizia viaggiano in parallelo fagocitando ciò che capita loro a tiro. Ma Clyde non ha dimenticato la propria moglie, la propria figlia e i loro assassini. In un sistema di impunità le responsabilità diventano diffuse. O non è colpa di nessuno o è colpa di tutti. Shelton propende per la seconda. E a tutti loro è rivolta la sua giustizia, palesatasi, però, nelle vesti di una cieca e spietata vendetta.

Giustizia privata è un thriller rapidissimo e con numerose possibilità di lettura. Alla trama che vede rincorrersi per tutta la durata della storia i mille modi che Clyde ha escogitato per vendicarsi di chiunque egli ritenga responsabile della morte e ri-morte (per la mancanza di giustizia) dei suoi cari, è infatti mischiata una profonda riflessione sia sul sistema giudiziario, americano o di qualsiasi altro Paese fa poca differenza, sia sul rapporto esistente tra vendetta e giustizia. Credo che non sia possibile e neanche intellettualmente onesto rispondere all’ipotetica domanda: che avresti fatti, tu, nella situazione di Clyde? Non so quanti san Francesco vi siano a spasso per la Terra, ma quello che il protagonista della pellicola fa all’assassino di moglie e figlia, beh, credo sia uno dei reconditi desideri di chiunque si è visto portare via in quel modo una persona cara. Gary Gray, lo scioglilingua, è bravissimo nel creare un personaggio per cui è impossibile non parteggiare, perché impossibile è valutare le sue azioni dal punto di vista razionale – giustizia – piuttosto che da quello emotivo – vendetta.

In effetti, a voler ben guardare, è anche estremamente difficile capire chi è il buono e chi il cattivo in Giustizia privata. I poteri legali di Nick Rice sono quelli che sono e probabilmente ha realmente fatto il massimo possibile in quella situazione. Ma, allora, se un assassino di donne e bambine come Jonas Cantrell può andarsene impunemente in giro senza pena, beh, ha ragione Clyde a fare quello che fa e la giustizia soccombe per inedia e altra via non c’è se non quella della vendetta. Il tutto, potete ben vedere, è di una complessità praticamente indistricabile. Siamo di fronte a quella che possiamo definire come una tragedia: due ragioni che si scontrano.

Ma Giustizia privata può anche essere visto come un ottimo film capace di tenerti incollato al televisore per scoprire i continui rilanci del suo protagonista, interpretato da un bravo ed eclettico Gerard Butler, capace di interpretare ruoli tra loro diversissimi – si pensi a La dura verità, Il cacciatore di ex, The Gamer, RockNRolla o 300 – ma sempre convincenti. Ma se tutto fila benissimo e la soluzione orchestrata dallo sceneggiatore per risolvere la storia e spiegare l’inspiegabile non fa altro che sottolineare ancora di più l’ossessione a cui la vendetta può dare vita, peccato per il finale che invece di proseguire all’interno di questa cornice di complessità e di sospensione del giudizio etico, tira fuori dal cappello la solita chiusura consolatoria e perbenista da sermone della domenica di un parroco di campagna. Un autentico peccato aver perso questa occasione per essere, almeno una volta, originali.

Di seguito il trailer di Giustizia privata del regista Felix Gary Gray:

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4 pensieri su “Giustizia privata – regia di Felix Gary Gray

  1. Ma come, consolatorio?! Naaah! 🙂
    Contenta che ti sia piaciuto, anche a me 🙂

    • Consolatorissimo, Ale! Lo status quo perturbato che si ripristina. Bullshit! 🙂
      A parte il finale, però, è proprio un bel thriller. Visto che non riesco a iniziare un cavolo di film prima delle dieci di sera, quelli che superano la prova “ronfata sul divano” sono tutti degni di nota!

  2. Condivido il criterio “prova delle diecidisera”, mi sembra decisivo!!

    • Assolutamente decisivo. Anche se Niccolò, in queste vacanze, ha deciso di farmi testare il metodo “undicidisera”. Manco Heat – La sfida, però, lo passerebbe. Impossibile. Finite le feste vediamo di far tornare quel bagarospo a orari più consoni ai suoi 21 mesi!

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