Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

L’intervista tripla agli autori di J.A.S.T.!

Simone Sarasso

Se Le iene – il programma su Italia Uno e non il film di Tarantino – hanno inaugurato l’intervista doppia, Pegasus Descending si becca il brevetto dell’intervista tripla. Fossimo nel mondo accademico la chiameremmo “tavola rotonda”, senza cavalieri, ma visto che siamo in un ambiente ben più informale, beh, limitiamoci a una ben più semplice chiacchierata tra amici con gli autori di J.A.S.T. Just Another Spy Tale – Lorenza Ghinelli, Daniele Rudoni e Simone Sarasso ,- la prima serie TV su carta di cui potete anche leggere una recensione sempre qui sul vostro blog letterario preferito.  

Simone, perché non scrivere semplicemente un romanzo a sei mani e come è nato il reclutamento dei tuoi due compagni di viaggio?
SS: Avevo in mente una serie. Un serial americano: ecco quello che volevo fare. Servivano soldi. Un mucchio di soldi. Ho dato un’occhiata alle saccocce: bucate come al solito. Dovevo arrangiarmi. Ho respirato profondo, vagliato le alternative, contato fino a dieci. Alla fine, ho fatto alla solita maniera: con la carta e l’inchiostro, la tastiera e il monitor. Per fare una serie – una serie all’americana intendo – una testa sola non basta. Servono almeno trenta dita a battere sui tasti. Non ho avuto nemmeno un dubbio quando è stato il momento della chiamata alle armi: Daniele è il mio socio, insieme scriviamo fumetti e sceneggiature. E Lorenza, oltre ad essere un’amica di vecchia data, è una penna tra le più fini degli ultimi dieci anni (leggete il suo Il Divoratore in uscita a gennaio per Newton e capirete). Erano perfetti per questo lavoro. 

Come è nato J.A.S.T. e qual è stata la genesi dei suoi personaggi? Ognuno ha proposto qualcosa e qualcuno oppure c’era una sceneggiatura di massima, un canovaccio, già prestabilito?
SS:
Avendo assunto la direzione artistica del progetto, ho assegnato i personaggi (per me la Spia e Viscardi, Aisha, Barak e Lawson a Lorenza, Mordechai a Daniele) e tracciato uno schema di massima della storia. Insieme abbiamo definito alcuni snodi e definito i caratteri dei personaggi. Lorenza e Daniele  hanno approfondito le tematiche storiche e sociali legate ai propri character e infine io ho stilato una scaletta dettagliata con tutte le scene di ogni episodio. Solo allora abbiamo iniziato a scrivere.

Senza voler rivelare troppo della trama portante di J.A.S.T., il vostro lavoro tratta un tema scottante e di estrema attualità. Basti pensare a quanto accaduto meno di un anno fa con l’OMS e la vaccinazione contro il virus influenzale H1N1. Quale ruolo sociale credi che possa rivestire la letteratura, di genere e non?
LG: Credo che alla letteratura, come ad ogni forma di arte, spetti il compito di renderci curiosi, voraci. Può insegnare a porci eccellenti domande. La storia è piena zeppa di menzogne di stato, lo scandalo dei vaccini non è storia recente, pensate a quello del vaiolo, gli americani misero in ginocchio le Filippine. J.A.S.T. è un libro che scotta, abbiamo sudato nel fare ricerca, abbiamo perlustrato fra gli strati e scelto di raccontare una storia che pur essendo frutto di invenzione ha le sue radici nel reale; un reale fatto di menzogne di stato, di intrighi, di lobby spietate. Penso a wikileaks: l’attenzione e l’interesse che questa organizzazione internazionale riscuote è dovuta al fatto che da anni, a mo’ di goccia cinese, la fiducia nelle istituzioni è stata distrutta. Noi abbiamo fame di notizie altre, di indiscrezioni, in sostanza, di qualcosa che si avvicini alla verità. Abbiamo la certezza matematica di venire sistematicamente presi per i fondelli. E in effetti è proprio così. J.A.S.T. è un libro che si è nutrito di controcultura. E credo che proprio per questo sia fortemente vivo, potente ed educativo.

Lorenza Ghinelli

In J.A.S.T. sono numerosi i flashback, la narrazione su più piani temporali. Perché non vi siete limitati a raccontare il presente dei vostri personaggi, ma, all’opposto, avete voluto scandagliarne il passato in maniera così profonda e dettagliata? Inoltre avete scelto quattro personaggi che provengono dai quattro angoli della Terra e con esperienze passate spesso molto differenziate se non, addirittura, diametralmente opposte…
LG: J.A.S.T. è un libro caldo, non è semplicemente una spy-story. I nostri personaggi compiono atti spietati, uccidono, combattono, ingannano. Ma sono umani, e proprio per questo avevano il diritto sacrosanto di essere raccontati, mostrati, conosciuti. Ognuno ha delle ragioni per quello che fa, e scoprirete che giudicarli non sarà facile, perché gli avrete visti crescere, misurarsi con l’orrore delle guerre, delle perdite, della lotta. CI siamo sporcati le mani per renderli vivi, sono uomini e donne a trecentosessanta gradi che si misurano con l’ineluttabilità della vita; e volerla semplificare, renderla bidimensionale, non è mai un affare. Gustateli.

Ci sarà una seconda stagione di J.A.S.T.? Il progetto verrà eventualmente allargato ad altri scrittori?
SS: L’ipotesi è gustosa. Toccherà parlarne con l’editore…

Daniele, tu sei un fumettista con all’attivo prestigiose collaborazioni con, tra gli altri, la Marvel e la Bonelli. Insomma, la scrittura, per te forse più che per i tuoi colleghi in J.A.S.T., è stata una sfida, un cambio netto di strumento narrativo nel tuo modo di raccontar storie. Oppure vi sono delle affinità oltre che delle differenze?
DR: Normalmente ti risponderei che ci sono più differenze che affinità, ma per J.A.S.T. è stato il contrario: nella narrazione c’è molta regia, molta scelta di inquadrature, molta fotografia, ho pensato le pagine scritte come una serie di immagini in movimento, quindi con un approccio molto simile a quello che uso per le tavole di fumetto. La sfida, non lo nego, è stata curare sintatticamente la frase, darle ritmo e comprensibilità tenendo una costruzione asciutta come quella di Simone. Il resto è stato più naturale: pensare alla trama e ai meccanismi narrativi è qualcosa che anche nella narrazione a fumetti è di fondamentale importanza!

Rimanendo all’interno del parallelismo tra scrittura e disegno, cosa consente una delle due modalità narrative che è precluso all’altra e viceversa?
DR: Partiamo dal fatto che essendo due linguaggi completi, entrambi possono fare TUTTO e bene anche! Ma certo, qualcosa uno la sa fare in maniera più immediata rispetto all’altro! Per la scrittura, per esempio, è decisamente più semplice descrivere gli stati d’animo dei personaggi. La telecamera, nella pagina scritta, può finire anche all’interno di un personaggio, inquadrarne gli stati d’animo e i loro cambiamenti, per repentini o lenti che siano. Consente anche di cambiare punto di vista interno, di passare dall’interno di un personaggio all’altro. È più facile raccontare lo stato d’animo di un qualsiasi personaggio, le sue emozioni, i suoi sentimenti: puoi semplicemente descriverli! Nel fumetto non è così, lo stato d’animo viene fuori dalle AZIONI dei protagonisti, da quello che fanno. Per descrivere un sentimento non basta una pagina intera disegnata, serve molto più spazio. Devi essere molto più recettivo e capire non solo come si sente quel personaggio, ma come agirebbe un personaggio che si sentisse così!! Per il fumetto, invece, è più semplice comunicare la spettacolarità di una scena. Questo perché non c’è nessuna descrizione scritta, che in qualche modo rovina l’attimo, trascinandolo per più righe. È come se nella scrittura il tempo di fermasse e ogni scena spettacolare andasse al ralenty, per permettere allo scrittore di descrivere ciò che accade. Nel fumetto è sufficiente un’immagine! Il tempo non si dilata e l’effetto è più esplosivo, se mi concedi il termine!

Daniele Rudoni

Seppure il tuo stile di scrittura rimanga, come quello di Simone e Lorenza, fortemente cinematografico e tagliato per questo originale lavoro di serial su carta, mi è comunque sembrato leggermente più avvolgente, maggiormente propenso a concedere un po’ di più alla vostra vocazione letteraria…
DR: Era inevitabile. Sinceramente non penso di possedere una vocazione letteraria. Tuttavia, di fronte a talenti come quelli di Simone e Lorenza (e di fronte alla necessità di uniformare il libro a un livello più profondo di quello sintattico), mi sono fatto molte domande, tutte tese a raggiungere quella comprensione ed espressione delle cose propria di uno scrittore. Di chi, insomma, la vocazione letteraria ce l’ha eccome! Ora che ci penso, ho barato di brutto: ho fatto finta di essere un romanziere!! Perdonatemi, illustri letterati…

Credi che continuerai a scrivere? Su cosa stai lavorando, attualmente, sia nel mondo del fumetto sia in quello della letteratura?
DR: Mi sono immedesimato in uno scrittore questa volta, ma devo dire che l’esperienza è stata piacevole, oltre che istruttiva, e non mi dispiacerebbe affatto ripeterla. In fondo sul cofanetto della serie c’è scritto che questa è solo la “season one”! Per ora però gli impegni nel mondo del fumetto mi assorbono completamente: continua la mia collaborazione con Bonelli, ho quasi ultimato la colorazione del numero 300 di Dylan Dog, ormai storica testata della casa editrice, e coloro le copertine della nuova miniserie Cassidy; poi nel 2011 uscirà almeno una graphic novel disegnata e colorata da me, ambientata in un’Italia futuristica in cui a baluardo dell’umanità martoriata si ergono titanici superobottoni (http://romabot.blogspot.com/); ma insieme a Simone stiamo preparando altri fotonici progetti, dei quali, chiedo perdono, è ancora troppo presto per parlare. Chi ci ama, ci segua!

E tu, Simone, dopo Confine di Stato e Settanta, a che punto è il terzo capitolo della tua trilogia?
SS: Comincerò a lavorarci in estate, credo. Prima del 2012, difficilmente vedrà la luce.

Hai altre cose su cui stai lavorando e di cui puoi già accennarci qualcosa?
SS: Ho già un romanzo pronto, TERRA DI NESSUNO, che uscirà nel 2011: è un racconto apocalittico della guerra civile che si combatterà in Italia dal 2013 al 2023, dopo il colpo di Stato dell’8 aprile 2013 (già narrato nel mio United We Stand). Attualmente, è la miglior cosa che abbia mai scritto. Ma in pentola bollono un sacco di cose: un paio di progetti di graphic novel (una veramente fuori di testa) e un romanzo sul cui contenuto vige un rigido silenzio stampa…

J.A.S.T.

Il Divoratore, Lorenza, il tuo primo romanzo in uscita per Newton&Compton all’inizio del 2011, è già un caso editoriale. Ce ne puoi parlare, rivelare la sua genesi, darci qualche anticipazione?
LG: Nel 2007 decisi di sporcarmi le mani e liberarmi di un’ossessione che mi accompagnava da anni: un vecchio vestito strano. Lo chiamai in tanti modi, l’Uomo con bombetta, l’Uomo dei Sogni. Il Divoratore. Nel mio libro alcuni ragazzini scompaiono in circostanze inquietanti. C’è un unico testimone oculare: Pietro, un ragazzino autistico con la sindrome di Asperger: lui ha visto, sa chi è stato e lo disegna. Ma la sua testimonianza non viene ritenuta attendibile, perché quello che disegna non può essere reale. Eppure, una ragazza gli crede, perché il disegno di Pietro le spalanca le segrete dei ricordi, la costringe a un carpiato della memoria, a rivangare in un passato che ha rimosso. è una storia fortemente simbolica, nera. C’è chi definisce Il Divoratore un libro horror, altri  noir, io non lo definisco. Detesto le etichette. Il Divoratore è un libro che ho scritto perché avevo una storia da raccontare, non mi sono curata del genere né del mercato, ma solo di comunicare nel migliore dei modi i mondi che portavo dentro. E credo sia stata proprio questa la carta vincente.

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2 pensieri su “L’intervista tripla agli autori di J.A.S.T.!

  1. ennio in ha detto:

    Bella l’intervista, ma le Iene hanno già fatto sia la tripla (almento 3 volte) che la quadrupla. Ciao
    Ennio

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