Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Brooklyn’s Finest – regia di Antoine Fuqua

Brooklyn's Finest

BROOKLYN’S FINEST
un film di Antoine Fuqua
con Ethan Hawke, Richard Gere, Don Cheadle, Wesley Snipes

Del regista Antoine Fuqua avevo apprezzato moltissimo il suo precedente Training Day e, probabilmente, non solo io se con quella interpretazione, forse l’unica o comunque una delle pochissime da cattivo, il magnifico Denzel Washington si è aggiudicato un più che meritato premio Oscar come miglior attore protagonista nel 2002, dopo quello per il bellissimo Glory, come non protagonista, del 1990.

Dopo una serie di film poco riusciti e capaci (King Arthur, L’ultima alba), sorprendentemente, di far fare un balzo indietro al regista di Pittsburgh oppure figli di una deriva action che, seppur godibile, mal si attaglia a questo autore (Shooter), finalmente Fuqua torna ai fasti di Training Day con una stupenda storia di sbirri metropolitani grazie, anche e soprattutto, all’ottima sceneggiatura di Michael C. Martin, ragazzo da tenere sott’occhio con grande attenzione e curiosità.

Brooklyn’s Finest è, banalmente, una storia di poliziotti. Fuqua si trova a proprio agio come non mai all’interno del contesto cittadino più caotico e di cui riesce a rendere al meglio uno skyline di estrema resa scenografica e immaginifica. Le gang di strada sono quelle che realmente si muovono per New York, nei sobborghi e sui marciapiedi, mentre la lingua è quella che si può ascoltare girando per palazzi troppo affollati e famiglie troppo povere.

Come anche in Training Day, ma con una complessità stilistica e contenutistica decisamente superiore, Fuqua mette in scena una storia di perdizione e mancata redenzione, una elegia senza speranza che segna in maniera marcata il proprio modo di intendere la città, la vita e, in senso lato, forse anche un genere cinematografico.

Don Cheadle, Ethan Hawke e Richard Gere interpretano, rispettivamente, i poliziotti Tango, Sal e Eddie Dugan, tre sbirri costretti a scegliere e dalla cui scelte il loro futuro sarà determinato. Il tema della scelta è ricorrente nell’opera “di qualità e spessore” di Fuqua. Nessuno dei tre, come l’Alonzo Harris interpretato da Washington, è costretto a fare quello che fa. Oppure sì. Nel lavoro di Fuqua il confine tra sommersi e salvati è sempre molto labile e sottile, un piccolo soglio da attraversare o meno e in cui la forza di volontà gioca un ruolo determinate tanto quanto le costrizioni mutuate dal sistema sociale entro cui si vive. Non si tratta, qui, di fare della sociologia da quattro soldi o di inscenare delle tesi buoniste e giustificatorie d’accatto come spesso fatto da una determinata e miope parte politica e ancora vendute in troppi romanzi – diciamolo: italiani -, piuttosto di ridiscutere quella suddivisione del cinquanta per cento postulata da un certo Niccolò Machiavelli all’interno del suo Il Principe: il pensatore e politico fiorentino appare addirittura un inguaribile ottimista a dispetto del regista americano. Per Fuqua il cinquanta-cinquanta è buono solo per chi sceglie tra il rosso e il nero della roulette, mentre le possibilità di manovra individuali si palesano in percentuali ben più scarse e ridotte. Ma un evento poco probabile è cosa ben diversa da uno impossibile. Gli uomini e i poliziotti di Fuqua possono sempre scegliere, possono sempre far fruttare al meglio le proprie scarse possibilità di redenzione e salvezza.

Tango, Sal ed Eddie sono, quindi, solo tre facce di una medesima piramide, tre lati di una medesima personalità. Chi ha scelto, più o meno volontariamente, di fare lo sbirro in una delle più grandi metropoli del mondo deve, necessariamente, accettare la sfida con il mondo fuori e dentro di sé. Ogni giorno il Male busserà alla porta, sotto le mentite spoglie dell’indifferenza più cruda – tanto da farmi ricordare il romanzo I corpi neri di Shannon Burke -, della violenza, del tradimento, della ruberia o della scesa a patti con chiunque.

Brooklyn’s Finest è un film complesso e con una infinita possibilità di piani di lettura, un’opera narrativa in cui ogni dettaglio è meritevole di riflessione, analisi e studio di come si scrive e gira un film, con un’attenzione spasmodica ai tratti più minuti della vicenda ma, in definitiva, anche maggiormente capaci di raccontare una storia da dietro una macchina da presa. A tal proposito si presti attenzione, tanto per citare un paio di esempi, alla primissima scena, quella in cui Sal se ne sta in macchina con un informatore, oppure, poco dopo, l’interessante dialogo tra lo stesso Sal e un prete nel confessionale della chiesa.

Anche l’equilibrio tra pessimismo e ottimismo, condanna e salvezza, è sempre in Fuqua un equilibrio instabile e mobile. Dopo anni di indifferenza, infatti, Eddie, un’ora dopo la pensione, avrà forse modo di tirarsi fuori il culo dal girone degli ignavi di dantesca memoria. Anche in questo caso: a lui la scelta. E proprio l’interpretazione di Eddie da parte di Richard Gere è forse il reale punto debole dell’intero Brooklyn’s Finest, a causa del suo essere troppo belloccio e sex symbol per essere credibile nei panni di un tormentato quasi pensionato. Probabilmente una scelta di cast diversa sarebbe stata più opportuna.

Nonostante questo appunto, in conclusione, Brooklyn’s Finest rimane uno dei migliori film di genere sbarcati in Italia nell’ultimo anno, in grado di farci apprezzare di nuovo un regista giovane e bravissimo nel momento in cui gli si lascia la possibilità di raccontare le storie che più gli piacciono e capace come pochi di costruire sugli stilemi del poliziesco una struttura di rara complessità introspettiva giocata non su monologhi a effetto, bensì sul muto ma loquace racconto della vita.

Di seguito il trailer di Brooklyn’s Finest di Antoine Fuqua:

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11 pensieri su “Brooklyn’s Finest – regia di Antoine Fuqua

  1. Questa settimana ho pure avuto un po’ di tempo in più e mi sono fatto, casualmente, una scorpacciata di film storici. Anche se consiglio caldamente la visione di Brooklyn’s Finest a tutti i lettori di Pegasus Descending, credo che potrà piacervi molto, possiamo anche parlare di: Agorà di Alejandro Amenabar, North Face di Philipp Stolzl e La Papessa di Sonke Wortmann. Però, ripeto, guardatevi Brooklyn’s Finest di Antoine Fuqua!

  2. Ottimo film, anche se nella versione italiana perde molto. E comunque non lo considererei un film “di genere,” cosa che invece era Shooter (film peraltro molto ben fatto e, a mio avviso, assai riuscito).

    • Shooter è un ottimo action, anche se, secondo me, Fuqua è sprecato per quel tipo di film, esprime tutto il suo potenziale in lavori come questo o Training Day (e la sciamo perdere King Arthur etc.), lavori di una complessità decisamente superiore. Mah, io lo considero comunque “di genere” perchè presenta le strutture del genere poliziesco, dai poliziotti, appunto, a vicende di crimine e sbirri, alla narrazione della metropoli. Poi, come ho anche scritto, Fuqua va al di là del genere, appunto con la complessità introspettiva che dà ai suoi personaggi. Certo, avventurarsi nel definite su cosa sia o meno “di genere” è sempre un territorio sdruciolevole. A prescindere da tutto, comunque, quello che conta è che Brooklin’s Finest è un film bellissimo.

      • Guarda che girare un action movie di alto livello è cosa che non riesce a molti (e l’orrido Repo Men che ho visto qualche giorno fa ne è l’ennesima riprova). Comunque Fuqua, da bravo professionista, sa essere versatile al punto giusto; è anche un eccellente regista di video musicali, e il suo documentario sul blues “Lightning in a Bottle” è davvero notevole.

  3. Fantastico Training Day, mai visto un Denzel Washington più convincente e «in ruolo» che in quel film; e persino il generalmente troppo a modo Ethan Hawke mi ha convinto… ‘Naggia a te, Andre’, m’hai fatto veni’ voglia di rivederlo (per l’ennesima volta) – la scena in cui la recluta gioca a carte coi cattivoni e poi questi vogliono eliminarlo nella vasca da bagno è ogni volta un tuffo nell’adrenalina!!!!!

  4. @Luca: certo Luca, mica sto dicendo che girare un buon film, action, noir, romantico etc. sia cosa facile o scontata! Shooter è un buon action, sicuramente, ma finisce lì, Training Day e questo Brooklyn’s Finest sono opere di ben altro spessore però. Repo Man è uscito mercoledì al Blockbuster, già non mi attirava di suo, ora il tuo commento me l’ha fatto mettere direttamente sotto due metri di terra! 🙂 Il video che citi non l’ho visto, la musica non è decisamente il mio campo… Dici bene, Fuqua è un bravo e serio professionista, anche se credo che nelle due opere citate sopra riesca a metterci quel quid in più, quel qualcosa che lo fa elevare di un gradino sopra altri registi e altri suoi lavori (vedi il brutto King Arthur). Comunque è un regista tutto da seguire, ho visto sul web che ha già diversi lavori pronti o in cantiere per i prossimi anni. Speriamo!

    @Sartoris: e che ci faccio qui, altrimenti, se non sollecito voglie più o meno recondite? Training Day è un film bellissimo e accetta il mio consiglio: guardati ‘sto Brooklyn’s Finest, sono certo che ti piacerà. Altrimenti ti rimborso il prezzo del dvd o del noleggio (non scaricherai mica, eh?)! A me Ethan Hawke non dispiace – a proposito: hai letto qualcosa di suo? E’ pure scrittore… -, nel film che ho recensito qui regge alla grande un ruolo difficile e che potrebbe facilmente scivolare verso una caricatura stereotipata del solito poliziotto pieno di tormenti e problemi. Ripeto, forse il punto più debole è Richard Gere, non so, non mi ha convinto del tutto. Comunque il film rimane ottimo e assolutamente da vedere! Se lo vedi fammi poi sapere, mi raccomando!

  5. Si me lo vedo, ‘sto film, m’aveva già intrigato prima della tua recensione, mo’ ho la conferma che mi tocca vederlo (io scaricare? Ma che vai a pensare?:-)

    Di Hawke ho leggiucchiato i racconti pubblicati da Minimum Fax e, sì, non erano malvagi, hai ragione, forse un po’ troppo puliti e perfettini, ma sinceri e ben scritti…

  6. Visto ieri notte. Bello, per me il migliore di Fuqua, che tiene ben salda la mano su un film dalla struttura “facile”, ma insidiosa (le storie in parallelo devono avere tutte il giusto risalto e intrecciarsi/alternarsi armonicamente). Bravi tutti gli attori (ed è un gran peccato aver perso Wesley Nipes). Ottimi dialoghi, bella fotografia e una scelta delle location suggestiva e non convenzionale nonostante New York – ormai – sia stata percorsa cinematograficamente in ogni anfratto. Mi piacerebbe molto una serie televisiva ispirata a questo film, una sorta di NYPD del 2000, ma con l’esperienza di The Shield.

  7. @emo: concordo pienamente, bellissimo film corale, una bella squadra di attori e una ambientazione noir e disincantata. Bravo persino Gere, pensa un po’…

  8. @Emo e Sartoris: sottoscrivo le vostre parole e anche l’auspicio – o desiderio – di Emo di una bella serie tv con l’esperienza di The Shield a New York. Anche se, nel caso in cui la realizzassero, la farebbero passare su Sky e io me la prenderei in quel posto che Sky non ce l’ho ed è pure troppo caro per le mie tasche! 😦
    E speriamo che il 2011 ci porti qualche bel film e qualche bel libro!

  9. “Brooklyns Finest – regia di Antoine Fuqua Pegasus Descending” was in fact a pretty excellent post, .
    I hope you keep authoring and I’m going to continue reading through! Thanks for your effort -Garfield

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