Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

J.A.S.T Just Another Spy Tale – Lorenza Ghinelli, Daniele Rudoni e Simone Sarasso

J.A.S.T.

J.A.S.T. Just Another Spy Tale
di Lorenza Ghinelli, Daniele Rudoni, Simone Sarasso
ed. Marsilio

In un mondo ovattato e preda del conformismo più spinto e schiavo delle curve della domanda e dell’offerta, Simone Sarasso, Lorenza Ghinelli e Daniele Rudoni dimostrano che fare la pipì fuori dalla tazza del cesso, grazie a Dio, è ancora possibile.

Io me lo vedo quel serial-tv-dipendente di un Sarasso in preda alle convulsioni orgasmiche dopo che gli hanno regalato sei mesi gratis di Sky, come scritto da lui stesso sul suo blog in un post di qualche tempo fa. Solo da lui, quindi, poteva nascere l’idea che in seguito ha portato alla pubblicazione di J.A.S.T. Just Another Spy Tale, un prodotto letterario scritto a sei mani con gli altri due autori citati sopra e che, vabbè, per me rimane un romanzo nonostante il suo manifesto strizzare l’occhio alle serie tv in generale e, in particolare, a quelle americane. Già, perché gli States sono maestri in questo genere di format narrativi, con schemi piuttosto rigidi e modelli prestabiliti entro cui far lavorare la fantasia: puntate da quaranta minuti circa, né di più né di meno, che diventano un’ora con la pubblicità; una prima puntata pilota a carattere introduttivo e finalizzata a strappare la firma al produttore di turno, quello che ci mette i dindini; più autori e registi per la stessa serie e se va male tutti a casa. Alla fine sono banali leggi di mercato, un po’ la curva di domanda/offerta di cui dicevamo, ma loro lo sanno fare meglio e hanno boiate come C.S.I., ma anche piccoli gioielli come 24, Life, Heroes e, soprattutto, la mia adorata The Shield. Noi Carabinieri, Un posto al Sole, RIS e i Cesaroni (che però sono divertenti, dai, nella commedia ce la caviamo alla grande).

Sarasso, Ghinelli e Rudoni, all’opposto, nonostante i loro cognomi che finiscono tutti rigorosamente con una vocale, mettono in piedi una storia di spie, assassini, killer a pagamento e servizi segreti di grande gusto e spessore, riportando anche sulla carta quelli che sono i crismi appena citati delle serie televisive. Ognuno dei tre scrittori ha lavorato in modo indipendente su un certo numero dei dieci episodi della serie, tra loro comunque assolutamente concatenati e volti a formare un quadro d’insieme per l’intera storia.

Ad una vicenda principale che vede il furto di alcuni importanti documenti che non dovrebbero neanche esistere e invece sono conservati in una base militare del New Jersey, si intervallano costantemente i racconti del passato individuale di ognuno dei quattro agenti segreti impegnati nella loro ricerca. L’intera serie TV su carta – anche se, ribadisco, per me resta un romanzo – è un cronico coacervo di piani temporali diversi a cavallo tra il presente e un indeterminato numero di passati e fatti che strutturano, in qualche modo, quello che Aisha, Mordecai Dekhnavitsh, Viscardi e la Spia sono adesso, spiegando, inoltre, perché si sono andati a cacciare in questo casino della malora.

Le singole vite dei singoli personaggi non sono importanti, non frega niente a nessuno delle loro sorti. Gli uomini e le donne diventano o rimangono pedine sacrificabili sulla scacchiera internazionale dominata da pochi potentati economici e, marginalmente, forse anche politici. Siamo un po’ al concetto di struttura e sovrastruttura di matrice marxista implementato al mondo delle case farmaceutiche. Cazzate? Tutto e solo frutto di fantasia? Beh, forse sì. O forse la storia del vaccino per l’influenza A1N1 dello scorso inverno e della vomitevole posizione dell’OMS qualche sinapsi dovrebbe farcela funzionare, qualche associazione scaturire.

Stiamo parlando di una spy story ed essendo una spy story diventa difficile dare maggiori indicazioni sulla trama, correndo il concreto rischio di fottervi gran parte del piacere della scoperta, capitolo dopo capitolo o, se preferite, puntata dopo puntata. I tre scrittori, comunque, si segnalano anche dal punto di vista stilistico, che risulta pur nelle loro diversità assolutamente coerente con la narrazione, fortemente cinematografico e caratterizzato da tra tre diversi stili. Se Sarasso e la Ghinelli hanno un modo di scrivere maggiormente sincopato, composto da frasi brevi, dei flash, degli scatti fotografici gli uni dopo gli altri a formare, alla fine, una immagine completa e in movimento come avviene con il cinema, Rudoni sembra invece propendere per una scrittura che seppur rimanendo scarna ed essenziale tenta d’essere leggermente più verbosa, maggiormente descrittiva e avvolgente, a concedere qualcosa in più al racconto letterario piuttosto che a quello sceneggiato.

La pubblicazione in tre libretti snelli con tre o quattro puntate per volta, oltre ad avvicinare J.A.S.T. anche graficamente e strutturalmente ai cofanetti selle serie TV, consente di elevare all’ennesima potenza l’agilità, intesa in termini assolutamente materiali, di peso, dell’intero libro, che diventa un prodotto “esportabile” e rapido, cosa da non sottovalutare in un mondo sempre di corsa qual è quello che stiamo vivendo.

J.A.S.T., in definitiva, è solo apparentemente una serie Tv su carta. Questa è più una operazione di sano camuffamento che consente a una bella storia di spie e sparatorie di essere accostata a un modo di raccontare, qual quello del serial, più rapido e accattivante. Cambiano i format ma rimangono le storie. Tutte da leggere.

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