Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

L’elegia di Derek Raymond

Derek Raymond

Pubblico oggi un bellissimo pezzo su Derek Raymond firmato da Marco Vicentini, fondatore della Meridiano Zero, per gentile concessione della stessa casa editrice padovana. L’articolo di Vicentini compare in calce al romanzo Incubo di strada di Raymond appena pubblicato e di cui ho parlato, brevemente, proprio ieri. Credo che le parole dell’editore siano molto interessanti per due ordini di motivi: da una parte contribuiscono a conoscere un po’ meglio uno scrittore che in Italia non ha ancora probabilmente ricevuto il merito che, invece, si meriterebbe. Dall’altra ho trovato estremamente curioso entrare, anche se solo per un paio di pagine, dentro la testa di un editore che, a differenza delle grandi case editrici che fanno il bello e il cattivo tempo sul mercato editoriale nostrano, conosce in modo approfondito gli autori che decide di pubblicare e tradurre, posizionandosi in quella posizione intermedia tra l’appassionato conoscitore di un genere letterario e l’imprenditore. E non è probabilmente un caso, infatti, che la Meridiano Zero non sbaglia mai un colpo (con l’eccezione de La madre di Dio di David Ambrose…). Ne approfitto anche per ringraziare pubblicamente l’ufficio stampa della Meridiano Zero, Matteo Strukul, infaticabile sopportatore delle mie richieste.

di Marco Vicentini

Nella mia storia di lettore, incontrai Raymond leggendo il primo romanzo della Factory, E morì a occhi aperti, e fu una vera rivelazione. Il suo approccio al noir, così personale e incurante della tradizione, – che imponeva di sviluppare prima di tutto il plot con gli adeguati colpi di scena – apriva a forza degli spazi per parlare della società, dei disadattati e degli emarginati. E lo faceva con una libertà che non somigliava a nulla che avessi letto in precedenza.

Le storie del sergente della Factory si concentrano sulla vita della strada, sulla gente umile, più che sull’intreccio di alibi e intrighi che alimentano i thriller neri. Il suo Sergente senza nome si muove in linea retta, identificando da subito il possibile colpevole e arrivando progressivamente a stringerlo in una morsa, fino alla sua confessione.

Le vittime diventano i veri protagonisti dei suoi romanzi, o almeno i coprotagonisti assieme al Sergente. Raymond racconta le loro passioni, i sogni che la morte ha interrotto, finché da corpi devastati dalla brutalità sanguinaria di un delitto, tornano a essere individui, uomini e donne con una loro dignità. Talvolta, come nel caso di Il mio nome era Dora Suarez, è nella morte che ricevono l’amore che non hanno mai conosciuto in vita.

È illuminante il piccolo saggio Perché odio Agatha Christie, dove Raymond spiega che il fine della “regina del giallo” era proprio quello di sedare e tranquillizzare la middle class inglese, salvandola dalle paure di qualunque cambiamento sociale, e dove critica aspramente la rappresentazione bidimensionale delle vittime in quei romanzi. Le vittime della Christie sono solo il pretesto per far partire l’intera vicenda, il mezzo per mettere in luce le famose “celluline grige” di Hercule Poirot. Non sono che marionette senza spessore umano. Ecco, questo era diventata un’ossessione per Raymond, il punto di riferimento dei suoi noir: ridare dignità umana alle vittime.

Incubo di strada

Questo interesse profondo, quasi disperato, per l’aspetto umano lo ha portato qualche volta a sbilanciare la storia a scapito degli elementi neri come nel Museo dell’inferno, e gli ha permesso di creare una sublime mescolanza di amore e criminalità come nel bellissimo Come vivono i morti, dove l’elemento portante della storia è in definitiva l’amore più puro e disinteressato.

Anche in Incubo di strada l’amore prende il sopravvento e la trama — che pure parte come un noir classico, con il poliziotto ribelle buttato fuori dalla polizia che si ritrova nell’arena della strada, circondato da criminali bramosi di vendicarsi — prende un decorso anomalo, con Kleber che rimpiange l’amore perduto e attende la morte.

Leggere Incubo di strada è stato come trovarsi in mano il testamento di Raymond. Kleber è il riflesso dell’autore che, dopo una vita dedicata a denunciare l’orrore del male, sente di essere arrivato alla fine e si rende conto di aver perso un’occasione, che non è stato capace di donare se stesso, e lo capisce proprio quando la morte è in attesa dietro la sua porta. Incubo è il suo grido di dolore, la resa di fronte all’abisso che aspetta e il rimpianto delle occasioni perdute: una vera e propria elegia.

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4 pensieri su “L’elegia di Derek Raymond

  1. Gigistar in ha detto:

    Dannazione, ben due post di fila su Derek Raymond!!

    Sono costretto ad aggiungerlo alla mia lista dei “must-buy”, che con questo sfonda prepotentemente la soglia psicologica dei 35 titoli…

  2. Uno dei più grandi autori di noir degli ultimi 50 anni. Leggete “Dora Suarez”, “E morì a occhi aperti”, “Aprile è il più crudele dei mesi” e questo allucinato e disperato “Incubo di strada”, un noir metafisico, un noir dell’anima, MS

  3. @Gigi: altro che must-buy! Must-must-must-buy!!! Raymond è un autore imprescindibile!

  4. Pingback: :: Agatha Christie 2 X 1 | Liberi di scrivere

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