Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Il traditore di Versailles – Arnaud Delalande

Il traditore di Versailles

IL TRADITORE DI VERSAILLES (Les Fables de Sang)
di Arnaud Delalande
ed. Nord
Traduzione di Claudia Lionetti

Dopo essere stato al soldo del Doge di Venezia, per Pietro Viravolta, mirabolante spadaccino e intrepido avventuriero, è ora di offrire i propri servigi al re di Francia e al Servizio del Re, segretissimo ufficio di intelligence ante litteram.

La struttura del nuovo romanzo dello scrittore francese Arnaud Delalande, Il traditore di Versailles, è del tutto analoga a quella del primo capitolo della saga avente Viravolta come protagonista seriale, La trappola di Dante.

Pietro se ne sta a casa sua a farsi gli affaracci suoi quando un orrido delitto scuote le fondamenta di un regno colto nel pieno della sua transizione dal morente Luigi XV al suo successore Luigi XVI e consorte, l’austriaca Maria Antonietta. Sono ormai lontani i fasti del Re Sole, quello secondo cui il Sole non tramontava mai sulla vastità del suo impero. Nel 1774 i debiti strangolano le casse reali, mentre il degrado dilaga nelle botteghe e nelle osterie di Parigi e dintorni. Versailles è quello che è sempre stata: una prigione dorata, un mausoleo all’apparenza e al fasto vacuo e fine a se stesso. Sono i profumi, che dilagano all’interno della frivola nobiltà francese del Settecento, a fare da pietra di paragone per una intera epoca. Nessuno si lava ma altrettanto nessuno vuole mettere in mostra le proprie mostruose puzze. E allora giù di profumi ed essenze, di ananas tra i cappellini delle signore e parruccone incipriate per le capoccie pelate di avvizziti vecchietti imbolsiti.

Ma Versailles, e con lei l’intero regno di Francia, è scossa da una catena di omicidi che sembra voler eliminare il già citato Servizio del Re e tutti coloro che, di riffa o di raffa, hanno avuto a che fare con questo settore della cosa pubblica. In una delle immense sale della reggia viene ritrovato il cadavere orribilmente mutilato della servetta del più prestigioso profumiere di Parigi, colui che rifornisce il re e mezza corte di sostanze in grado di celare i loro effluvi da caproni in calore. Accanto al cadavere una copia riccamente cesellata delle favole di La Fontaine e una lista di titoli delle stesse. A chi toccherà, dopo? Una sola firma: il Favolista. Che sia quello stesso Favolista ucciso anni prima da Viravolta? Pietro, da primo sospettato, diventa detective per i ministri del re, strappato dal suo prepensionamento e dalle lezioni di scherma al figlio Cosimo.

Delalande, con questo Il traditore di Versailles, assembla una storia che per la prima metà del libro regge bene una trama intricata e in cui il lettore non è in grado di cavare il celeberrimo ragno dal buco. La capacità di raccontare un’epoca storica e di far rivivere la sua ambientazione è forse il pregio maggiore dell’autore francese. Di estremo interesse e curiosità, ad esempio, è il breve capitolo in cui Viravolta incontra una sorta di ingegnere del regno, tal Monsieur Marienne, addetto alla raccolta, studio e catalogazione di quelli che, utilizzando un termine contemporaneo, potremmo chiamare “brevetti”. Dal laboratorio sotterraneo di questo incrocio tra Leonardo da Vinci e Archimede Pitagorico, quello con la lampadina in testa, escono alcuni tra i più curiosi marchingegni capaci di far insorgere nel lettore il fatidico dubbio: verità, verosomiglianza o dotta e fantasiosa finzione?

Il traditore di Versailles pecca, invece, nella sua parte finale. Diversamente da altri romanzi in cui il suo autore si ricorda di avere una scadenza con l’editore e appioppa lì un epilogo raffazzonato e sbrigativo, Delalande la tira incomprensibilmente per le lunghe, scrivendo, uno di fila all’altro, almeno tre conclusioni, come quando nei contenuti speciali di un film in dvd c’è la possibilità di vedere i finali alternativi ideati dal regista. Nelle ultime fasi del romanzo, quindi, la scrittura diventa incomprensibilmente pesante e a tratti addirittura pedante, quel tanto in più che porta il lettore a scoglionarsi.

La trama, infine, ruota attorno a un intrigo che è una via di mezzo tra il fatto privato e l’intrigo internazionale da colpo di Stato. Anche in questo senso, nella caratterizzazione del villain, il Favolista, Delalande pecca un poco di manierismo, rendendo il proprio cattivone una sorta di indistruttibile furbo come una faina, in attesa, però, dell’inevitabile e prevedibile redde rationem uno contro uno con Viravolta stesso, per spalancare poi una finestra premonitrice di assoluto impatto sul lettore consapevole dei futuri cazzi amari che Maria Antonietta e compagnia sonante dovranno affrontare di lì a pochi anni. Col rischio di perderci, letteralmente, la testa. Altro che brioches.

Ti è piaciuto questo post e hai un profilo Facebook? CLICCA QUI e poi su MI PIACE per diventare fan di Pegasus Descending e non perderti nessun aggiornamento!

Advertisements

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: