Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Hollywood Crows – Joseph Wambaugh

Hollywood Crows

Chiudiamo questa tre giorni dedicata a Joseph Wambaugh, autore incredibilmente ignorato dalla sua stessa casa editrice, pubblicando la recensione scritta da Vitandrea Silecchia del suo ultimo romanzo appena pubblicato in Italia: Hollywood Crows. Sempre su Pegasus Descending è anche possibile la recensione di Hollywood Station e dell’articolo Chi si è perso un Wambaugh?

HOLLYWOOD CROWS (Hollywood Crows)
di Joseph Wambaugh
ed. Einaudi Stile Libero
Traduzione di Laura Noulian

di Vitandrea Silecchia

A Hollywood un poliziotto può essere anche un Corvo. Il suo lavoro è mettere a posto la pistola d’ordinanza, armarsi di santa pazienza, e andare a parlare con la gente, per risolvere problemi che non prevedano conseguenze penali: parcheggi in doppia fila, rumori molesti giorno e notte, camping di barboni nei parchi, atti teppistici da quattro soldi e i temutissimi carrelli del supermercato abbandonati nel giardinetto dietro casa. La vita del Corvo, però, riserva più di una sorpresa: amarezza e rabbia sono pronte a divorarne l’anima.

Nel 2008 Wambaugh è tornato a Hollywood per dare nuova voce ai suoi poliziotti e raccontare altre sfaccettature delle strade di L.A.: ed ecco Hollywood Crows, secondo romanzo di una trilogia i cui capitoli sono indipendenti (il terzo è Hollywood Moon, inedito in Italia), anche se con i medesimi personaggi: ritroviamo gli sbirri surfisti Jetsam e Flotsam, e il poliziotto che sogna il cinema, Hollywood Nate Weiss.

Lo schema narrativo è lo stesso del precedente romanzo. Accompagniamo per le vie losangeline i nostri amici sbirri, alle prese coi più bizzarri rappresentanti dell’umanità, criminale e non, in una serie di situazioni slegate tra loro. A far collante, una macrotrama, in cui Corvi e poliziotti della divisione si trovano loro malgrado coinvolti: il proprietario arabo di night club, il viscido Ali Aziz, e l’ex moglie Margot, spogliarellista nevrotica e molto, molto velenosa, se le danno di santa ragione per la custodia del figlioletto.

Centro delle vicende è dunque, come nel primo romanzo, la vita quotidiana degli sbirri, tra pattuglie di routine, cittadini più o meno svitati, criminali da strapazzo, dissidi familiari che sfociano nel sangue, e le infinite rotture di scatole di un lavoro sempre più stritolato da scartoffie e burocrazia.

Wambaugh, come di consueto, dosa ironia e serietà, risate e dramma, stando bene attendo a non eccedere in nessuno dei suoi casi: è la sua dote migliore. Niente risate grossolane, né patetismo. Il romanzo è un degno seguito di Hollywood Station, anche se, nella seconda parte, la trama principale si prende tutto lo spazio e alcuni personaggi finiscono in secondo piano, lasciando protagonisti assoluti i Corvi Hollywood Nate e Bix Ramstead, e lasciando a fare da spalla due personaggi eccezionali come i surfisti, o le poliziotte Cat Song e Ronnie Sinclair.

All’edizione italiana Einaudi si può rimproverare una certa sciatteria, con numerosi refusi di stampa nella prima metà del romanzo. Per fortuna questi si diradano nelle altre duecento pagine: ma nessuno mi rimborsa parte dei venti euro spesi per un prodotto venduto al pubblico non a regola d’arte.

Una volta scoperto Wambaugh grazie alle storie della Hollywood Station, i più curiosi possono fare un salto indietro nel tempo nella produzione dello scrittore americano. Sempre Einaudi ha ristampato, nel 2006, il fenomenale I ragazzi del coro (del 1975, la cui traduzione italiana è rimasta quella degli anni Settanta, senza revisione), nel quale il mistero di un fatto in cui rimangono coinvolti alcuni poliziotti che amano tirare tardi a bere assieme ad alcune amichette, viene svelato a poco a poco raccontando le storie private di ognuno: si ride molto, ma poi si cade nell’abisso della disperazione. Nel 2009 è stato ristampato, anche qui con la vecchia traduzione, Il campo di cipolle, docufiction del 1973, che ripercorre un fatto di cronaca: il rapimento di due poliziotti e l’assassinio di uno di loro da parte di due balordi, e il successivo processo fiume che ne è seguito. Negli ultimi trent’anni, Rizzoli e Mondadori hanno pubblicato tutti gli altri romanzi di Wambaugh, ora fuori commercio. I più fortunati di voi, potrebbero riuscire a recuperarne qualcuno su qualche bancarella dell’usato. A me è capitato Sulle tracce di un’ombra, cioè Fugitive Nights del 1993, a quattro euro. Oppure aspettiamo nuove edizioni, auspicando magari nuove traduzioni a corredo.

Ti è piaciuto questo post e hai un profilo Facebook? CLICCA QUI e poi su MI PIACE per diventare fan di Pegasus Descending e non perderti nessun aggiornamento!

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

5 pensieri su “Hollywood Crows – Joseph Wambaugh

  1. Vitandrea in ha detto:

    E ora non ci resta che aspettare Hollywood Moon! (O un altro Wambaugh, purché sia)

    • Gigistar in ha detto:

      Grazie Vitandrea, bella recensione!

      Non ho mai letto niente di Wambaugh: l’unico che ho rigirato tra le mani è stato “Il campo di cipolle”, ma per qualche motivo la trama non mi ha preso a sufficienza, quindi l’ho sempre rimesso al suo posto. Adesso che me lo hai battezzato docufiction, poi, mi attira anche meno.

      A occhio e croce direi che per cominciare posso piuttosto buttarmi (come un Corvo) su Hollywood Station, confermi? Anche perché sembra il primo di un trittico molto interessante.

      PS: ma non si può fare un referendum contro i refusi?? Andrea potresti fare un bel post contro i refusi?!

      PPS: a questo punto domanda ingenua a Luca Conti/Matteo Strukul e agli altri addetti ai lavori: alle case editrici interessa che i refusi vengano segnalati dai lettori per poi, ad esempio, sanarli in una eventuale successiva edizione? O proprio non gliene può FREGARE di meno? thanks!

      • Direi pure io che puoi iniziare da Hollywood Station, oppure da I ragazzi del coro – che non ho letto -, che molti ritengono il suo capolavoro. Però HS è un romanzo formidabile, fidati. Per quanto riguarda i refusi mi hai dato un’idea, prossimamente scriverò sicuramente un pezzo in merito! Sono una delle poche che mi fanno incazzare di brutto, perchè mi sento preso per il culo…

  2. Nella mia traduzione dell’Ultimo Vero Bacio di Crumley ci sono – li avevo contati – quasi 200 refusi. Li ho segnalati da anni all’editore, il libro è stato più volte ristampato, ma sono ancora tutti lì.

    • Più meno uno ogni pagina e mezza, due… Bella media… Presumo che la pratica della correzione di bozze sia ormai cosa desueta… Inoltre tu li hai pure segnalati, gratis, e manco si sono degnati di correggerli nelle successive ristampe. Ripeto, a me quella dei refusi sembra una scorrettezza estrema, perchè pago per una cosa imperfetta a causa dell’incuria di chi la produce e vende, cioè l’editore. E HC costa pure 20 euro belli tondi, mica due lire. Non ce l’ho con Einaudi, ben intesi, anche Fanucci con Piccoli crimini di Zeltserman ha fatto un lavoro pessimo da questo punto di vista. Però Einaudi non mi piace molto come lavoro, per niente proprio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: