Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Chi si è perso un Wambaugh?

Hollywood Crows

<<Sai, ho una bella pila di libri da leggere sul comodino. Il nuovo Wambaugh, ad esempio>>
<<Perché, è uscito un nuovo Wambaugh?>>
<<Ah ah. Hollywood Crows>>
<<Non l’ha tradotto Luca Conti, vero? Perché non ho letto niente sul suo blog…>>
<<Purtroppo no. Laura Noulian>>
<<Mmmmm, mai sentita. Ma, scusa, quando cazzo è uscito ‘sto libro? Io guardo sempre il sito Einaudi ma non ho letto niente>>
<<Infatti. Non c’è una mazza sul sito>>
<<Scusa?>>
<<Non l’hanno messa ‘sta novità sul sito. L’ho trovato per caso in libreria>>
<<Cioè: esce un Wambaugh, Einaudi spende dei soldi per farlo tradurre e poi manco mette la news sul suo sito internet?>>
<<Che ti devo dire…>>
<<Melissa P. però c’è?>>
<<Le hanno dedicato pure uno speciale>>
<<…>>
<<…>>

Questa è l’ipotetico discorso instauratosi tra il mio lobo cerebrale destro e quello sinistro dopo aver appreso da un commento su Pegasus Descending, da parte dello scandagliatore di novità letterarie Vitandrea Silecchia, dell’uscita di Hollywood Crows, romanzo del 2008 che riprende le fila interrotte con Hollywood Station, libro di cui proprio ieri ho pubblicato una recensione. Ora, a me pare assurdo dover venire a sapere così, in maniera estemporanea, dell’uscita di un nuovo lavoro, tra l’altro inedito e recentissimo, non una ristampa, di uno dei più importanti autori di polizieschi – ma non solo – contemporanei made in USA. Cioè, io non è che chiedo recensioni ai quattro venti, interessamento dei media, intervista dell’autore a Che tempo che fa da Fabio Fazio e plastico della vera Hollywood Station a Porta a Porta da Bruno Vespa oppure un decimo della pornografia giornalistica che sta continuando ad ammazzare, giorno dopo giorno, la povera Sarah Scazzi di Avetrana. Mica questo voglio. Lo so pure io che Wambaugh venderà un centesimo di Melissa P., che ora fa pure l’ospite fissa da Victor Victoria su La7. A me bastava una cazzo di fottutissima pagina web sul sito Einaudi, tra le novità, Einaudi Stile Libero, prossimi arrivi o quella minchia che pare a loro. Copertina più trama. Stop. Poi ci penso io a riportare la notizia e a diffonderla per quelli che sono i modesti mezzi di Pegasus Descending. È chiedere troppo, questo? Evidentemente sì. È assurdo che uno scrittore come Joseph Wambaugh non sia degno neanche di comparire una volta una nella home page della sua casa editrice italiana. Ora, per la cronaca, compare sommerso in una miriade di altre e successive uscite nello spazio dedicato a Stile Libero, ma il libro, lì, ci è arrivato giorni e giorni dopo la sua uscita nelle librerie. Mi sembra un po’ la stessa cosa accaduta per Horace McCoy e Chester Himes, in Italia riesumati dalla tomba grazie al lavoro del già citato Luca Conti e il coraggio di Terre di Mezzo, il primo, e Meridiano Zero il secondo. Poi arriva Rizzoli, bella bella, e butta fuori due loro romanzi in edizione economica così, senza dire un cazzo a nessuno, senza ritradurli – e le passate traduzioni sono vecchie di decenni, se non erro – bruciando il lavoro di riscoperta e di valorizzazione che le altre due case editrici, economicamente molto più piccole e deboli, stavano portando avanti. Risultato? Entrambi, probabilmente, ritorneranno nella tomba in cui erano finiti. E vedrete che lo stesso rischio incombe sui due lavori di Victor Gischler in mano alla Newton Compton. Ma per fortuna The Deputy è ancora affare della Meridiano e Matteo Strukul il suo lavoro lo sa fare, diamine se lo sa fare. È facile, comodo e forse pure un po’ qualunquista stare ora qui a strillare contro il mercato e le tonnellate di roba pubblicata e strapompata di cui gli alberi sacrificati per la loro stampa urlano ancora vendetta. A me va benissimo tutto, meglio un libro brutto in più che uno bello in meno. Sono anche convinto che un mercato che “tira”, che fa utili, sia anche più propenso a pubblicare, in mezzo all’oceano di libercoli, opere che magari vendono meno, un po’ più di nicchia, ma di assoluta qualità. Confido sempre che chi legge Melissa P., Moccia e parenti, insomma, si abitui alla lettura e, prima o poi, capiti loro sotto gli occhi anche un bel classico o un romanzo in grado di sopravvivere ai quindici giorni di esposizione nel bancone delle novità. Magari è una speranza vana e anche un poco idealista, ma non riesco a rinunciarvi. Credo che la cultura debba essere, a qualunque suo livello, sempre e solo popolare. Allo stesso modo la scienza. Sono, cultura (umanistica) e scienza, le nostre due gambe con cui ci muoviamo e, si spera, avanziamo. Però rimango basito, per la stessa mia indole idealista di cui sopra, quando vedo gente come Wambaugh o Pizzolatto, solo per citare i primi che mi vengono in mente, sistematicamente ignorati non tanto dai lettori, e vabbè, ma dalle loro stesse case editrici. Qui, ragazzi, si abiura al ruolo stesso dell’editore, che è si fare soldi, ma anche fornire prodotti in cui credere e, almeno in una misura seppur minore, cercare di diffondere tra i pompini adolescenziali di quella e gli Step e Babi di quell’altro.  

Joseph Wambaugh

HOLLYWOOD CROWS (Hollywood Crows)
di Joseph Wambaugh
ed. Einaudi Stile Libero    
Traduzione di Laura Noulian

TRAMA: Quando i due sbirri di Los Angeles «Hollywood» Nate e Bix Ramstead si trovano entrambi coinvolti in una storia con Margot Aziz, ballerina esotica, sposata con un equivoco proprietario di night-club ma in odore di divorzio, sono convinti di potersela spassare senza troppe complicazioni. A Hollywood, però, niente è come sembra: a Margot i panni della fanciulla abbandonata e bisognosa di affetto stanno decisamente stretti. L’affascinante signora Aziz ha in mente un piano, ed è pronta a tutto per portarlo a compimento; soprattutto, non è l’unica a giocare sporco, e forse neanche la più cattiva e determinata. Tra night-club pieni di glamour e locali equivoci, chiacchiere fumose ed esplosioni di violenza, Wambaugh torna a raccontarci la città dei sogni e a svelarcene i dettagli più strani e imprevedibili. E ci regala l’ennesimo, potente capitolo di una commedia umana che ha pochi eguali nel romanzo americano contemporaneo.

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8 pensieri su “Chi si è perso un Wambaugh?

  1. Vitandrea in ha detto:

    Vero, mi ero dimenticato che anche Pizzolatto aveva subito la stessa sorte. E infatti l’ho letto perché se n’è parlato qui. Sono logiche editoriali che non capisco, mi chiedo quale sia, però.

  2. @Vitandrea: ILLOGICHE editoriali, vorrai dire 🙂

  3. Gigistar in ha detto:

    Sono d’accordo, è abbastanza triste.

    In effetti anche a me, che non lavoro nell’editoria, sfugge il motivo di questa scarsa attenzione e scarsa comunicazione. Che Wambaugh venda meno di tanti altri sarà anche vero, ma certo se la casa editrice non fa molto per farmelo conoscere (anzi quasi lo nasconde) sarà difficile che io lo metta in “wish list”. L’unica chance è fare una capatina qui con regolarità!

    Che poi voglio dire: non mi sembra che il genere in Italia non tiri. Di Connelly e Deaver immagino siano mediamente piene le case dei lettori, quindi perché non portare alla luce altre potenziali stelle? Viceversa, si sceglie di pubblicare ormai qualsiasi cosa provenga dalla Scandinavia. Pure la storia di un serial killer di renne o di un investigatore lappone coi geloni viene sbandierata come il nuovo fenomeno dell’anno.

    Mi viene anche da aggiungere, sempre da non addetto ai lavori: a 20€ non è nemmeno a buon mercato! Insomma, nemmeno il prezzo è un fattore che possa ingolosire l’occasionale frequentatore di librerie. Peraltro la versione originale in paperback viene $7.99…..mah!

  4. Per esperienza personale (seppur marginale perché ho frequentato sì numerose realtà editoriali ma sempre di sguincio e in veste di autore o al massimo di «turista») tutte le volte che ho avuto modo di chiedere a chi di competenza la ragione di una simile ILLOGICA redazionale mi hanno guardato con l’espressione tipo «tu bada a fare il tuo lavoro, ché il nostro lo facciamo noi». Ho idea che vi sia in circolo una tale quantità di informazioni contraddittorie, competenze falsate (o mal pagate) e interessi commerciali drogati che alla fine a rimetterci siano titoli validissimi. Direi che siamo addirittura fortunati quando alcuni bei libri – nonostante la condizione di sfacelo – vengono a galla e finiscono per avere una qualche diffusione tra gli appassionati…

  5. Vitandrea in ha detto:

    Gli unici che possono darci una risposta, in quando addetti ai lavori, sono Luca Conti e Matteo Strukul. Speriamo in un loro intervento! Anche perché mi chiedo: Einaudi ha fatto una massiccia campagna pubblicitaria per Vedi di non morire, di Bazell, (un bel libro, tra l’altro) e i risultati sono stati soddisfacenti. Ora, Bazell ha scritto un solo libro, e il secondo chissà quanto lo presenterà all’editore americano. Wambaugh ne ha scritti, quanti?, due dozzine? Più o meno. E continua a scriverne. Pompare Wambaugh vuol dire assicurarsi lettori anche per il futuro, visto che le traduzioni e le ristampe continueranno. Almeno mi pare siano queste le intenzioni dell’editore.
    Con Elmore Leonard ha avuto successo anche l’idea di ritradurre i romanzi già pubblicati in Italia, oltre che tradurre le novità. E i risultati mi sembrano ottimi, visto che dal 2006 abbiamo due libri di Leonard all’anno in Italia.
    Concludo con un bel “boh?”. Che rende palese la mia ignoranza delle dinamiche editoriali.

  6. @Risposta collettiva: in merito a quando dice Sartoris, di competenze etc., credo che in parte tu abbia colpito nel segno. Figurati che non riesco a stare dietro a tutti gli stagisti che curano l’ufficio stampa Iperborea, una piccola casa editrice raffinata, tra l’altro, cambiano ogni tre mesi. Rimborso spese, se va bene, e via. Tempo che nelle grosse case non sia così diverso. So che alla Mondadori, per la parte grafica, almeno, ti assumono con partita iva. Cioè non ti assumono, sei un libero professionista. Non so se per l’ufficio stampa avvenga la stessa cosa, loro non rispondono e sono inavvicinabili, come i soci Einaudi, Rizzoli e ricconi vari. Se poi, secondo loro, sanno fare il proprio lavoro, vabbè, avranno anche ragione. Meglio comprare e sottolineo comprare, due recensioni da parte di recensori che manco leggono il libro sul Corriere, Repubblica etc piuttosto che lavorare seriamente con e sull’autore. Il problema è quando capitano casi come quelli citati – Hollywood Crows è una edizione particolarmente trascurata. Un correttore di bozze di mette posto un libri simile per 400, 500 euro, anche meno. E non mi fai incazzare con tre refusi ogni quattro righe – e in particolare quelli di Himes e McCoy, si finisce che il loro potere economico temta di buttare fuori mercato i piccoli che fanno il loro lavoro e autori importanti come quelli citati non li conosce nessuno, tutti dietro a Faletti o a qualche scandinavo (fenomeno analogo a quello dell’omicidio di Avetrana. Vergognoso). E chi ci rimette? La cultura e il livello culturale di un Paese. Perchè anche gli appassionati, magari, non riescono a intercettare roba buona e di qualità, roba storica. Io per primo, eh, per carità. Io sono un work in progress e sempre lo sarò. Spero solo che questo spazio che gestisco resista e che tutti insieme si riesca a fare qualcosa di buono e di utile, per tutti noi.

  7. RISPOSTA COLLETTIVA. Amici la mia opinione è la seguente. I grandi editori spesso comprano gli autori a scatola chiusa. Magari se li beccano a pacchetto: tipo l’agente gli vende Don Winslow (che a proposito in Italia vende moooolto più di Leonard) e Wambaugh come scelta obbligata e questa è una prima ipotesi. La seconda è che c’è interesse a creare un catalogo ricco facendo piazza pulita giusto per impedire ad altri di fare quell’autore che – si sa mai – potrebbe anche vendere. Mi sembra questo il caso di McKinty preso da Rizzoli e che a me e a Luca – a proposito – piaceva un casino e noi di Mzero – colposamente secondo me – abbiamo perduto. Del resto secondo voi, quanto vende Walter Mosley? Poco, davvero poco, ve lo dico io, idem per Pizzolatto, e cosa avrà fatto Swerczynski con Newton? Molto meno di Gischler con noi, magari mi sbaglio, ma non credo (a proposito credo che Go Go Girls esca su Newton a febbraio, noi a marzo con Deputy quindi preparatevi a una primavera Gischleriana) e Quinlan con Newton? Lo hanno tolto dal catalogo. Questo mica per dire che Newton o Rizzoli o Einaudi lavorano male, figuriamoci. Solo, osservo, se sei grande hai numeri diversi non solo di copie da vendere ma anche di autori da pubblicare, quindi alla fine tutto si riduce a: quanti autori può davvero lavorare bene un ufficio stampa? Io credo di riuscire a imporre per una casa come Meridiano Zero un paio di autori all’anno, Einaudi Stile libero? Che ha altri mezzi? Secondo me non più di 4-5. Sì, è vero gli scandinavi vanno forte e fanno parecchio due palle ma è un po’ quello che vuole il nostro pubblico. Sono diventati una moda, non c’è niente da fare. E comunque gli americani che vendono davvero forte sono molti meno di quelli che si fanno.
    Comunque nel 2011 tenete d’occhio la primavera perchè esce roba grandiosa, per noi almeno, Gischler e un altro autore pazzesco…aspetta come si chiama? Vi aiuto, davvero stavolta, è un caro amico di Victor…vedete un po’ voi eh eh…

    • Grazie Matteo, i tuoi retoscena dal mondo dell’editoria sono sempre illuminanti per noi poveri e semplici lettori. Credo che la tua prima ipotesi sia più che valida. Come per il Milan che oltre Kaka doveva per forza dare un milione di euro al suo fratello scarsissimo, Digao. Io per molto meno avrei fatto molto meglio, credimi. Ma vabbè, questa è un’altra storia. A questo punto, comunque, ben vengano gli agenti che impongono i pacchetti, altrimenti credo ci saremmo persi tanto Wambaugh quanto Pizzolatto e chissà quanti altri. Avremmo solo svedesi o danisi più qualche serial killer. Stop al noir e a opere un pelo più complesse o che tentatno di dire qualcosa di più. Leggeremmo sempre la solita storia, quella che piace al pubblico, sempre uguale a se stessa, consolatoria.

      Ah, io ti avverto a nome di tutti: la prossima volta che stuzzichi per poi lasciarci a bocca asciutta vengo a trovarti con un canne mozze!!!!! Arggggg!!!!

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