Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Un colpo perfetto – Ian Rankin

Un colpo perfetto

UN COLPO PERFETTO (Doors Open)
di Ian Rankin
ed. Longanesi
Traduzione di Isabella Zani

Brutta razza i collezionisti. Sono dei piccoli maniaci fuori di testa, una schiera di psicopatici che sanno tutto e più di tutto dell’oggetto feticcio della loro mania. Spendono soldi a palate, girano il mondo in lungo e in largo alla ricerca di proprio quel pezzettino lì che non avevo nella mia collezione e spendono un patrimonio pur di averlo. Poi non se ne fanno niente, lo mettono insieme agli altri diecimila e via, si riparte con il prossimo pezzo introvabile, l’unico in grado di elevare la collezione al rango che si merita.

Mike Mackenzie e i suoi due amici, Allan Cruikshank e Robert Gissing, il primo grigio impiegato di banca e il secondo autorevole esperto d’arte e preside dell’Accademia di Belle Arti di Edimburgo, sono tre di quei tipi detti sopra. A dire il vero Mike, un ricco sfondato annoiato e baciato dal successo donatogli dalla vendita di un software all’avanguardia frutto del genio del suo socio in affari, solo da poco è stato introdotto ai piaceri dell’arte, ma la sua notevole capacità di spesa gli consente d’avere in casa già una delle collezioni personali più raffinate e costose dell’intera Scozia. Chi frequenta il mondo dell’arte però ben sa che nonostante la disponibilità di liquidi non tutto può essere comprato. L’arte è uno di quegli oggetti da collezione in cui il collezionista deve vedersela con le istituzioni pubbliche e con la diffusa percezione dell’oggetto artistico quale opera dell’ingegno umano e quindi necessariamente godibile da chiunque, mal prestandosi, quindi, ad essere esposta sopra il camino acceso di un ricco parruccone col culo foderato di banconote da cinquecento euro. Ovviamente, questo altro non è che il sentore comune dell’uomo della strada. La realtà, come sempre, sta invece di casa altrove.

La National Gallery di Edimburgo ha infatti gli scantinati pieni di opere di immenso valore, artistico e pecuniario. Un po’ come tutti i musei del mondo e noi, qui in Italia, dovremmo saperne qualcosa. Perché, allora, non liberare queste opere di cui la gente non può giovarsi per mere questioni legate alla mancanza di spazio? Bella idea, grande, pacche sulle spalle. Ok, ma come facciamo? Semplice: le freghiamo, rubiamo, gabbiamo, fottiamo. E va bhe, ma se ne accorgono poi. Ma va là: a parte il casino che c’è in quegli scantinati, noi giochiamo di anticipo sostituendoli con delle copie ben fatte da un allievo dell’Accademia che ci sa fare mica male in ‘ste cose.

Ma per fare i criminali, insomma, servono i criminali. E Chib Calloway, boss in decadenza di una Edimburgo sotterranea, sembra fare proprio al caso di questa piccola cricca stile Ocean’s Eleven con la pancetta. Ma Chib vuole la sua parte ed è impossibile rimanere fuori dal mare di cazzi in cui è coinvolto.

Salutato John Rebus, Ian Rankin è già al lavoro su un altro sbirro scozzese in grado di prendere le redini del suo illustre predecessore. Nell’attesa di leggere queste nuove storie, lo scrittore di Fife tiene caldi i suoni numerosi fan sparsi per il mondo con questo Un colpo perfetto, romanzo da “rapina perfetta” che, come tutte le rapine perfette, poi così perfetta non è. Nonostante il ritmo piuttosto compassato, Un colpo perfetto non lesina spunti di interesse, almeno dal punto di vista concettuale: su tutti il percorso nella malavita di tre persone normalissime, solo un po’ annoiate e con la convinzione di saperla più lunga di tutti gli altri e, quindi, di doverli erudire. Se Allan, il professor Gissing, Chib e i pochi altri personaggi del romanzo rimangono sostanzialmente statici e immutabili per tutto l’arco della storia, Mike Mackenzie subisce una profonda trasformazione perfettamente illustrata e descritta da Rankin che, nel prendere questo personaggio come proprio modellino di creta da manipolare, strizza l’occhio ad un noir solo superficialmente mascherato di giallo. Se, infatti, la rapina, la sua preparazione, pianificazione e il suo esito non sono pagine degne di particolare nota, Rankin si riscatta nella perfetta caratterizzazione e mutazione, nelle azioni e nei pensieri, proprio di Mackenzie, instillando nel lettore una sorta di morale alla Fedro secondo cui è meglio lasciare il crimine ai criminali. Altrimenti non si fanno altro che danni.

Interessante, anche, come dicevo all’inizio della recensione, la psicopatologia del collezionista, in particolare quello d’arte, con una fenomenologia che rasenta il feticismo ammantato di idiota volontà di possesso. Francamente, ho sempre pensato che chi ama realmente l’arte non voglia che questa sia racchiusa in un appartamento buio, celato agli occhi degli spettatori di tutto il mondo. Il Bello esiste per nobilitarci e per essere guardato. Altrimenti non esiste e tutto si risolve in un banale, magari ottimo, artigianato. Rankin, nonostante il ritmo lento e non sempre in grado di ghermire il lettore, tra le righe, scrive in modo egregio pure di questo.

E in una narrazione colpevolmente piatta solo nel finale, nelle ultime tre pagine e nell’ultima in particolare, c’è l’unico autentico cambio di ritmo in grado di far fare al lettore un sussulto sul proprio divano. Vietatissimo, quindi, leggere l’ultima pagina senza le trecento precedenti. Vi giochereste l’unico orgasmo, e sorriso, di Un colpo perfetto.

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7 pensieri su “Un colpo perfetto – Ian Rankin

  1. Pingback: Un colpo perfetto – Ian Rankin « Pegasus Descending

  2. Fabio Lotti in ha detto:

    C’è sempre da imparare dai giovani…:)

  3. Fabio Lotti in ha detto:

    Non era uno sfottò.

  4. Fabio Lotti in ha detto:

    Durante gli anni di insegnamento ho imparato più dai miei studenti (da qualcuno di loro, ad essere sincero) che dai libri.

    • Io ho imparato molto da alcuni insegnanti, meno da altri. Da chi ho imparato non ho imparato cose e concetti, bensì il piacere dello studio, la curiosità, la voglia di ricerca e di sapere. Dai libri, invece, ho imparato cose, anche se queste vanno costantemente rinfrescate altrimenti… si dimentica! 🙂

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