Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Novità in libreria: Una donna di troppo di Carl Hiaasen

Una donna di troppo

Il mercato editoriale, si sa, segue vie non sempre chiaramente discernibili. Stiamo qui a parlare –pure io mi ci metto, mica sono lì su una torre eburnea con la puzza sotto il naso – di questo o quel fenomeno editoriale o da baraccone, o entrambe le cose, che vende come il prosciutto cotto Rovagnati e poi vengono ignorati autori  e opere che stanno come giganti sulle spalle di nani. Credo già settimana prossima troverete su Pegasus Descending uno degli esempi recenti più lampanti di questa distorsione di quello che vale veramente la pena leggere. In questa categoria non può non essere citato uno scrittore strepitosamente pirotecnico come quel Carl Hiaasen di cui la Meridiano Zero, sempre lei, pubblicata anche in Italia Skinny Dip con il titolo Una donna di troppo, altro esempio di black comedy da mangiarsi le nocche delle mani.

UNA DONNA DI TROPPO (Skinny Dip)
di Carl Hiaasen
ed. Meridiano Zero
Traduzione di Luca Conti e Luisa Piussi

TRAMA: Joey ha una missione: vendicarsi di Chaz, il marito che l’ha uccisa. O meglio, che ci ha provato, scaraventandola tra gli squali nel mezzo dell’oceano. La Corrente del Golfo l’ha portata, aggrappata a trenta chili di marjuana abbandonati dai contrabbandieri, nelle acque blu di un isolotto dell’Atlantico. Lì vive Mick Stranahan, ex sbirro, un duro dal cuore d’oro, sopravvissuto a sei mogli. Insieme a Mick, Joey orchestra un imprevedibile piano per portare il marito alla follia e Chaz, che non riesce più a controllare i nervi e la sua impetuosa amante, chiede aiuto a Red, il boss per cui lavora, che gli affianca un tirapiedi pronto a sparare per uccidere. Eppure, nonostante la protezione della sua villosa guardia del corpo, Chaz finirà in una serie di trappole che lo manderanno lentamente a fondo. Amori, spari, tradimenti e pallottole, sullo sfondo del brillante scenario della Florida, minacciato dai morsi della politica corrotta e dall’avidità di capitani d’impresa senza scrupoli. La comicità travolgente di Hiaasen dà il suo meglio quando i nervi di Chaz cominciano ad andare in pezzi e il suo “delitto perfetto” si sgretola in una serie di fatali errori.

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28 pensieri su “Novità in libreria: Una donna di troppo di Carl Hiaasen

  1. Vitandrea in ha detto:

    Lo sto leggendo in questi giorni. Che dire? Avercene di più di romanzi così! Ah, e applausi per la copertina!

    • E invece temo che, fan e apassionati a aprte che lo attendevano da tempo, questo Una donna di troppo rischi di passare un poco in osservato… così come un altro libro di cui sappiamo bene, tu ed io, Vitandrea… però a breve esce il nuovo Faletti, cazzo! Forse lo trovi in offerta con due etti di cotto e un vasetto di melanzane sott’olio.

  2. Vitandrea in ha detto:

    Tipo un certo Wambaugh? Non ci crederai, su un regionale genovese ho trovato scritto, all’interno, il primo paragrafo del primo libro di Faletti, Io uccido (l’unico che ho letto). Dovremmo farlo anche con Lansdale e company.

    • Tipo… E pensare che il bravo Custerlina, invece, deve farsela da solo la campagna stampa. Pensa te! Lansdale non ha poi troppo bisogno di sponsor e spazi, vende di brutto – con merito – già da solo. Wambaugh ne avrebbe bisogno come l’acqua per un pesce, visto che credo sia un reato sbriciolare la minchia con Melissa P. e boiate varie e manco mettere in home page la news con il libro in uscita Hollywood Crows. Settimana prossima, almeno da parte mia e tua, insomma, vedremo di mettere una piccola pezza a ‘sta ingiustizia!

  3. Valter in ha detto:

    Speravo di poterlo leggere questa settimana… ma sfiga…. sabato alla “mia Feltrinelli” non era ancora arrivato. Sapete dirmi qualcosa su Crocodile rock? Mi sa che ho fatto male, alla sua uscita, a non dargli la giusta considerazione

    • Dico che devi recuperarlo, Valter… Se riesco e ho spazio vedrò di parlarne prossimamente – di Crocodile Rock, per Una donna di troppo lo spazio c’è sicuramente, devo ancora leggerlo, però… – ma intanto buttati a pesce su questo nuovo e attesissimo lavoro (in Italia) di uno scrittore da noi colpevolmente troppo sconosciuto. Come tanti, d’altra parte. Vedi il su citato Wambaugh, di cui la Einaudi manco ha messo il libro appena uscito sulla sua home page. Evidentemente può permettersi il lusso di trascurare autori come il nostro, tanto ci pensa Melissa P. Chè l’importante è vendere, no?

  4. Vitandrea in ha detto:

    Valter, Crocodile rock è un buon romanzo, tra commedia e storia d’investigazione scanzonata (tra l’altro con molti riferimenti al mondo della musica rock americana). Il suo sporco lavoro di essere divertente lo compie in meno. Per ora non sono ancora a metà di Una donna di troppo, ma posso dirti che l’intreccio di base mi sta piacendo di più di quello del primo.

  5. Valter in ha detto:

    Grazie Andrea e anche a Vitandrea (niente male come coppia del blog) 😀
    Sono rimasto anche io parecchio stupito della dimenticanza di Einaudi, per la verità sempre
    puntuale nell’ aggiornare il sito; il libro di Wambaugh, in ogni caso…nella pila dei libri da leggere c’ è! 😀 (Quello di Melissa P. NOOOOOOOOO )
    Spero a questo punto di non rimanere deluso dalla Feltrinelli…. e di trovare sabato prossimo Una donna di troppo..(il libro ovviamente) 😀

  6. Grande ragazzi, be’ Hiaasen si prova a spingerlo ma presenta le sue difficoltà, come al solito è una guerra ma vediamo siamo fiduciosi intanto partiamo da Pegasus! Abbracci, e secondo me questo è più bello di Crocodile!

    • Tu lo sai che nella mia cameretta ho un totem della Meridiano Zero con il tuo pizzetto e il faccione di Vicentini, no? 🙂 Ho letto l’articolo di Luca Conti sul suo blog sulle difficoltà a promuovere uno scrittore schivo come Hiaasen, però spero che con il passaparola – vera arma di distruzione di massa per Gischler – qualcosa si possa fare, anche perchè il suo nutrito gruppo di fan italiani sfegatati questo autore lo ha. Sai quanti mi chiedevano info sull’uscita di questo Skinny Dip?

  7. sì questo è meglio di Crocodile, confermo pure io:-)

  8. Vitandrea in ha detto:

    Me lo auguro anch’io che Hiaasen trovi più spazio per ristampe-ritraduzioni, o che so io, dei libri precedenti. Mi rendo conto anche che sia meno diretto rispetto a Victor Gischler. Non per questo meno spassoso. Skinny dip mi sta facendo sbellicare.

  9. Ragazzi ma è verissimo Hiaasen è meno iperviolento ma altrettanto divertente, quello che dico è solo che quando magari sei più giovane, vieni in Italia, sceneggi fumetti, ti lancia Lansdale e hai 40 anni anche per un ufficio stampa è più semplice lavorare ma non dispero insomma io sono a ritmo serrato poi c’è anche la questione Raymond – ormai alle porte – ma confido che Hiaasen saprà prendersi lo spazio del caso, il punto come al solito è quanto venderemo di questo libro? Sembra brutto ma quando non sei Einaudi hai bisogno di centrare subito l’obiettivo sennò rischi di non fare il 2, come detto più volte il fatto che Panini (fumetti) e Newton Compton abbiano deciso di puntare anche loro su Gisch da un lato ci fa sputare sangue per tenerlo dall’altro però crea il caso il che non guasta credetemi, comunque bene così cerchiamo di fare un porco lavoro e di spingere tutti insieme Hiaasen, vi abbraccio e ora corro a leggermi lo dico? Lo dico? Uno dei nuovi autori Mzero, ok lo dico, lo dico: il suo nome è….

    • Sei un fottuto bastardo, Matteo, non puoi lasciarci cosìììììììììììì!!!!!!!! Mo’ ti mando Frank Castle e sono cazzi tutti tuoi! 🙂

      Sulla sponsorizzazione di Hiaasen credo che, un po’ come per Texas Wind, molto farà il passaparola. Non credo che i grandi media gli dedicheranno molto spazio. E poi penso che il web stia diventando uno strumento più “sincero” in cui orientarsi nel mercato editoriale. Scommettiamo l’alluvione – che detto a un veneto, in ‘sti giorni, suona anche un po’ male… – di articolesse, interviste e spot sul nuovo Faletti che ci toccheranno a breve?

  10. Vitandrea in ha detto:

    Matteo come al solito ci fa impazzire con i suoi dire e non dire. Speriamo bene per Hiaasen. Dai, che ora arriva Natale. Gischler è sicuro che lo regalerò, e penso proprio che qualche mio amico si troverà uno Hiaasen sotto l’albero.

    • Figurati che l’anno scorso io ho esaurito le copie di Con tanta benzina in vena di Warren Ellis della mia Mondadori… Quest’anno toccherà sicuramente al Gischler – anche se mi sa che non ce ne sono già più alla Mondadori -, al Hiaasen e a I corpi neri di Shannon Burke, La legge di Fonzi

  11. Gigistar in ha detto:

    Ciao Andrea, ciao tutti,

    esco da un lungo periodo di “lurking”, ossia di lettura nascosta & sotterranea del tuo imperdibile blog, lanciandomi in mezzo a voi sulla scia di questo post su Hiaasen…

    Ho letto di recente Tourist Season (in Italia tradotto come Alta Stagione) e volevo condividere un paio di cose che ho notato:
    – un uso sapiente dell’ironia, che pervade praticamente ogni pagina, rende la lettura assolutamente spassosa (mi sono trovato a sghignazzare più di una volta);
    – le tematiche dark, pur presenti, rimangono in effetti smorzate e sono anche loro trattate con un ghigno ironico;
    – la scrittura, ragazzi: quando uno ci sa fare, con le parole, si vede. Con pochi tratti ti sa inquadrare perfettamente anche i personaggi minori, ed alcune descrizioni valgono da sole il prezzo sull’ultima di copertina!

    Leggendo i vostri commenti e indagando su Hiaasen prima di comprarlo, immagino che le mie considerazioni possano applicarsi abbastanza bene anche a questa nuova uscita di MZero. Spero abbia fortuna!

    Chiudo con un ringraziamento, Andrea, perché il tuo blog è ormai da tempo un appuntamento fisso. Fantastico lavoro!!!

    • Ehi Gigistar, grazie dei complimenti – fanno sempre piacere e ripagano di un lavoro che magari può apparire banale o semplice ma, credimi, scrivere un pezzo al giorno richiede il suo impegno. Ma poche parole ripagano di tutto, sono contento di fare la mia parte. – e, soprattutto, benvenuto!!! Era ora che ti facessi vivo, qui è così, si interagisce e ci confronta. ti garantisco che da quel gruppo di disgraziati che, con più assiduità, commenti i post e che ormai conoscerai, si imparano un sacco di cose!

      Su Hiaasen, ovviamente, sottoscrivo tutto. Purtroppo non ho letto Alta stagione, così come non sono ancora riuscito a iniziare questo Una donna di troppo dovendo terminare una paio di letture prima, ma chi lo sta leggendo e chi l’ha già finito mi confermano che è un libro da sganascirsi. E quindi vai con Hiaasen! 🙂

      A presto, grazie ancora e mi raccomando, fatti risentire!

  12. Vitandrea in ha detto:

    Ciao Gigistar, un saluto anche da parte mia.
    Andrea, facciamo finta di niente su queste non-anticipazioni della ditta Strukul-Conti, e aspettiamo. Godendoci Hiaasen. A proposito di quanto detto da Gigistar, appunto, mi va di sottolineare la capacità di Hiaasen di essere beffardo raccontato in terza persona, intervendo quindi come narratore onnisciente, e riuscendo a non essere pesante. Cioé diversamente da quanto predica Elmore Leonard, col narratore che deve sparire il più possibile e far parlare i personaggi. Insomma, due modi di intendere il romanzesco quasi opposti, ma entrambi vincenti. Tutto qua. Ho detto idiozie?

    • Tu non dici mai idiozie Vitandrea (quasi-mai, va’, altrimenti poi ti monti la testa 🙂 ). Grazie a Dio ci sono molti modi diversi di scrivere un libro. Ogni autore, con l’esperienza e l’esercizio, trova il proprio, quello a lui più congeniale e in quello schema mentale lavora e produce. Anche Lansdale è uno che punta molto sul dialogo. Forse il dialogo avvicina maggiormente la letteratura al cinema, rendendo la lettura più veloce e ritmata, anche se non è un mantra, questo, ci sono libri in terza persona o in prima che filano via che è un piacere. Con il dialogo, poi, è secondo me possibile lasciare che la psicologia etc dei personaggi emerga da sola, mentre con la terza persona il narratore deve necessariamente essere più presente. Ma, come detto, non ci sono regole, al massimo probabilità statistiche, diciamo così.

    • Gigistar in ha detto:

      Grazie ad entrambi per l’accoglienza 🙂

      Rilancio sul commento di Vitandrea, riandando con la memoria all’unico romanzo “hiaaseniano” che ho letto: volendo soffermarsi un pò sull’aspetto tecnico della narrazione, è gustoso notare come il narratore (per l’appunto) in alcuni tratti faccia letteralmente capolino dalla pagina, ritagliandosi qualche riga per dare sfogo al fioretto della sua ironia. Per poi riprendere la macchina da presa e tornare a dirci quel che accade…

      Il più delle volte, invece, la sferzata ironica è ricamata alla perfezione nei dialoghi, insomma è lasciata in mano (o meglio in bocca) ai personaggi.

      In altri casi, infine, è addirittura più subdolo: si riserva solo un aggettivo, o un avverbio, ma tanto basta per farci capire cosa LUI ne pensi di quanto ci sta mostrando. Davvero bravo. Mi sa che anni di P.G. Wodehouse mi hanno reso sensibile a questo tipo di espedienti…

      Alla prox!

      PS: i prossimi commenti li faccio più thrillerosi, promesso 😉

      • Diciamo che Leonard e Hiaasen rappresentano come meglio non si potrebbe i due poli della narrazione in terza persona. Ha fatto perfettamente notare Vitandrea che Leonard teorizza la completa sparizione dell’autore e, di conseguenza, la conduzione del racconto attraverso il dialogo e le azioni dei personaggi. Non esistono commenti da parte del narratore, nei romanzi di Leonard, se non filtrati attraverso lo sguardo di questo o quel personaggio (ricordo, di sfuggita, che Leonard non ha mai scritto un libro in prima persona: sempre in terza, se si escludono due racconti western). E ha fatto altrettanto ben notare Gigistar come Hiaasen, a intervalli più o meno regolari, si inserisca invece nella narrazione per lasciare spazio a qualche commento ferocemente ironico (ed è sintomatico che anche Hiaasen abbia sempre scritto in terza persona, fatta eccezione per Basket Case, ovvero Crocodile Rock).

        Sono due procedure opposte, come si vede. Avendo tradotto entrambi gli autori, posso dire che Leonard è in assoluto uno degli scrittori più difficili da traslocare in un’altra lingua (e molte fallimentari traduzioni italiane dell’epoca pre-Einaudi stanno lì a dimostrarlo), ma anche Hiaasen non scherza affatto, tale è la sua padronanza del lessico e delle sue sfumature. Poi, com’è noto, è molto più difficile far ridere che fare paura.

        Facessi il romanziere preferirei senz’altro la poetica di Leonard, che richiede comunque una maestria tecnica ai limiti del sovrumano (ed è uno dei motivi per cui non ho nessun interesse a cimentarmi nella narrativa: finirei per trasformarmi in una copia carbone del Dickens di Detroit senza la genialità dell’originale); credo peraltro che Hiaasen abbia capito benissimo, fin da subito, che l’unico modo per utilizzare al meglio il narratore onnisciente è quello di utilizzare l’ironia, perché non c’è niente di peggio della voce fuori campo che, con tono dottorale e saputello, ti indica la direzione che vuole far prendere al romanzo.

      • Grande Luca! Secondo me, la si mette come si vuole e nella salsa e nella tecnica preferite, ma l’ironia è una gran bella cosa in un romanzo. Soprattutto quando la riesce ad alternare e dosare, a dire cose serie e profonde con un pizzico di leggerezza e con il sorriso sulle labbra. Concordo, poi, sulla cosa di Hiaasen e il narratore onniscente e l’ironia. Anche se è difficilissimo riuscire ad essere ironici – penso a Lansdale e a Hiaasen-, perchè il rischio ciofeca, vedi I vampiri di Ciudad Juarez, è sempre dietro l’angolo. Vabbè, è la differenza che passa tra un grade scrittore e uno mediocre, alla fine. Ho scoperto l’acqua calda! 🙂

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