Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Lansdale: “Hap&Leonard sono cambiati come sono cambiato io”

Joe R. Lansdale durante la presentazione di Devil Red a Milano

A vederlo lì sul palco della Feltrinelli di Milano, Joe R. Lansdale, c’era un’unica folle e inquieta domanda che mi frullava imperterrita per il cervello: ma come cazzo farà mai, quello, a starsene lì seduto a parlare con quella sorta di giacca di pelle marrone con il caldo che fa?

Già, perché arrivando da un consueto uggioso pomeriggio milanese ed entrando nella libreria di Piazza Piemonte, la cosa più lieve che avrebbe potuto accadervi era di finire al Fatebenefratelli – amen – per un colpo di calore o un’improvvisa consunzione causata dalla repentina evaporazione delle vostre riserve idriche. Sembrava di essere su una spiaggia marocchina alle dodici del quindici agosto. Da morire. Ma Champion Joe niente, come se nulla fosse, se ne stava lì fermo con il suo sorriso magnetico e il capello bianco a parlare dei suoi libri e a rispondere alle domande di Luca Crovi e di un altro tipo con cui mi scuso non avendo ben compreso il nome (che ho poi nei giorni seguenti, grazie ad una sua mail, scoperto chi fosse: il giornalista Giuliano Aluffi).

Che poi non è che si potesse dire granchè di Devil Red, il suo ultimo romanzo da poco pubblicato dalla Fanucci ed ennesima avventura del duo più folle, divertente ed empatico della storia della letteratura di genere: Hap&Leonard. Tutti lì con in mano la propria brava copia del romanzo e, giustamente, peste e cagotto li colgano a chi spoilereggia, anche se sul cambio di rotta dei due, insomma, qualcosa bisognerà pur dire, altrimenti che le facciamo a fare le presentazioni? <<Hap&Leonard sono cambiati come sono cambiato io, la gente cambia con il passare del tempo e mi è sembrato più interessante fare così, anche se so che molti lettori vorrebbero quei due sempre uguali>>. Ma visto e considerato che lui scrive quello che vorrebbe leggere, beh, beccatevi un Hap più riflessivo e in vena di bilanci e un Leonard con il suo fottuto cappellino da cacciatore di alci canadese: <<Non so come mi sia venuta in mente ‘sta cosa del cappellino di Leonard, per lui è un po’ come giocare, un ritorno a quell’infanzia che non ha mai avuto. E poi>> prosegue Big Joe <<L’umorismo di Leonard è un po’ malizioso e sa che quel cappellino proprio non piace ad Hap e, quindi, per questo motivo lo indossa sempre>>. Le gag del cappellino sono forse una delle parti più gustose e grottesche di Devil Red, un romanzo che come <<tutti i miei romanzi non nascono da una scaletta, nel momento in cui la butto giù e mi metto a scrivere, quella storia, mi ha già stufato. Invece mi siedo al computer e inizio a lavorare, scrivo quello che mi pare, oggi noir domani horror dopodomani western, non ho regole. So solo che non mi basterà tutta la vita per raccontare tutte le storie che mi frullano in testa>>.

Come si diceva una volta? Sempre meglio che lavorare, no? <<Prima di dedicarmi solo alla scrittura>> dice infatti Joe R. Lansdale <<Ho fatto molti lavori manuali, dal raccoglitore di rose all’operaio in un allevamento di polli. Sono gli stessi lavori che faccio fare a Hap&Leonard quando non sono a rincorrere guai. So cosa significa fare un lavoro pesante, fisico. Non mi piaceva mica farlo, ma dovevo mantenere la mia famiglia e mi sono adattato. Per questo, forse, non mi spaventa la pagina bianca e rimango stupito quando qualche collega scrittore si lamenta del nostro lavoro: scrivere è la cosa più bella del mondo. Basta avere un po’ di capacità di scrittura e immaginazione>>. E anche a giocare a calcio nel Real Madrid mica ci vuole tanto, basta saper giocare a pallone come Cristiano Ronaldo. Più facile di così.

Joe R. Lansdale firma autografi

Ma Lansdale è uno che sa scrivere e la stessa rapidità che traspare vivida dai suoi romanzi, si riscontra anche in fase di stesura. <<Per scrivere Drive In ci ho messo due mesi, mentre per Tramonto e polvere un anno. Non so perché>> ammette lo scrittore texano, che poi prosegue: <<La qualità di un romanzo non dipende dal tempo che uno ci impiega a scriverlo, ma da quanto la storia ti prende. Voi non li leggerete mai, ma c’era un tempo in cui scrissi tre romanzi in sessanta giorni, erano i cosiddetti libri sul Vietnam. Avevo bisogno di soldi, ma ancora oggi, tutti i giorni, chiedo perdono alla letteratura per quei romanzi>>. È cosa nota che è fortemente sconsigliata la lettura di Lansdale in luogo pubblico o durante l’attesa per un colloquio di lavoro. C’è il concreto rischio che, come degli psicopatici bifasici, di punto in bianco vi mettiate a ridere o a tremare per la strizza. <<Certo che rido per le battute che scrivo>>, battute che, per inciso, fanno parte del suo vocabolario come un seggio vacante a un parlamentare. <<Alcune me le invento, ma molte altre le sento dalle persone che mi girano in torno, per strada. Nel Texas ci sono persone che parlano realmente in quel modo che poi io riporto nei miei romanzi>>. Perché, alla fine, il segreto di Lansdale ce lo aveva per le mani pure Pulcinella: <<Vivere. Quando non scrivo sto comunque lavorando per la scrittura. Diversamente i libri puzzano troppo di biblioteca>>. Poi il lettore deve metterci del suo quando legge i suoi libri, non descrive mai, ad esempio, i personaggi e degli stessi Hap&Leonard – anche se, una volta, ammette di essersi fatto scappare un paragone con Jeff Bridge e Samuel L. Jackson. Indovinate un po’ voi chi è Hap e chi Leonard? – ci sono pochi riferimenti fisiognomici. <<Voglio che il lettore faccia questo sforzo di fantasia, che completi lui i buchi che lascio, anche per coinvolgerlo maggiormente all’interno della storia che racconto>>.

E il futuro? I due sbarcano o no in Italia? <<Una parte del nuovo Hap&Leonard, in effetti, dovrebbe essere ambientato in Italia, a Bologna, anche se al momento la scrittura di questo libro è ferma. Inoltre sto scrivendo una cosa più seria, anche se spero non meno piacevole, ambientata durante gli anni della Grande Depressione in America>>. E il cinema? <<Ho scritto diverse cose per il cinema, mi piace molto. Soprattutto perché guadagno un sacco di soldi!>>.

Poi foto, autografi, strette di mano e pacche sulle spalle. Ah, Joe si è pure tolto la sua giacca di pelle, forse perché nella consunzione stava iniziando ad assumere un colorito mica tanto bello. Per niente proprio.   

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27 pensieri su “Lansdale: “Hap&Leonard sono cambiati come sono cambiato io”

  1. Walt in ha detto:

    Sono un appassionatissimo lettore di Joe, ho letto tutti i suoi libri pubblicati in Italia (compresi quelli un po’ improbabili, tipo Buffalo Bill, anzi la testa di Buffalo Bill e Tarzan) quindi appena uscita l’ultima avventura di Hap & Leonard mi sono precipitato in libreria e ho attaccato la mia copia ancora calda. Sono a pag 175, 2/3, e sospendo il giudizio definitivo alla fine. Ma devo confessare che sono un po’ perplesso, non so se mi piace la svolta. Ricordo che Hap & Leonard me li bevevo tutti d’un fiato, qui invece vado a rilento, mi annoio, dell’introspezione della mezza età di Hap mi interessa poco, anche perchè è piuttosto banale, il cappello da stupido di Leonard non mi diverte tanto. Insomma: boh! Se non fosse per il mio amore per Lansdale direi che Devil Red è un romanzo tirato via, svogliato, scritto più per rispettare un contratto con l’editore che altro. Ma come dicevo, aspetto di leggere le restanti 100 pagine, magari decolla

  2. Vitandrea in ha detto:

    Bene, dopodomani tocca a me reincontrarlo. Sentiamo che novità ci racconta. A me è piaciuto Devil Red, molto. Almeno fino alla parte finale (e qui getterò Walt nello sconforto perché a lui non è piaciuto il resto), perché a me piacciono le cose che cambiano, anche all’interno dello stesso libro. Un personaggio comincia come e finisce a essere B. A me interessava sapere della crisi di Hap, dopotutto, nonostante le mazzate prese e subite nel corso degli anni, si è sempre interrogato sul senso di quello che faceva, e prima o poi doveva farne i conti.
    Andrea, vorrei spiegarti qui perché il finale mi è piaciuto poco, ma non voglio incorrere nel rischio cagotto causa spoiler. Ho pubblicato una recensioncina su anobii, se non ti secca vedere lì. 🙂

  3. Walt in ha detto:

    @vitandrea anche a me piacciono le cose che cambiano, ma quando cambiano in meglio. Cambiare tanto per cambiare … non so. Qui poi, a me pare, ma posso sbagliarmi, che non si tratti solo di un evoluzione dei personaggi, ma quasi di un cambiamento di genere. Le avventure dei due erano divertenti, frizzanti, noir e hard boiled, ora non so. Non sono uno che si fossilizza e vuole leggere sempre le stesse cose, tuttavia se compro un biglietto per andare a sentire un concerto rock e mi pregusto un bel concero rock, mi secca un po’ trovarmi ad assistere a un concerto di musica sinfonica, anche se mi piace pure questo genere. Ma come dicevo, aspetto di finre il libro. Ciao

  4. Vitandrea in ha detto:

    Walt, ti capisco, soprattutto quando fai il paragone col concerto rock. A me piacevano molto i Marlene Kuntz delle origini, incavolati e rumorosi, poi un bel giorno hanno cominciato a suonare nei teatri. E non mi piacevano più. Però preferisco che suonino così, piuttosto che far finta di essere ancora incavolati e rumorosi. Forse questo discorso si adatta a Lansdale, forse no. Il fatto è che questo diavolo di texano non ha mai scritto la stessa cosa! Buon finale di lettura!

  5. Non sarò breve 🙂

    Per uno scrittore, gestire una serie di successo non è problema da poco. Se i personaggi mutano col passare del tempo, così come muta l’autore, i fan si incazzano perché li vorrebbero sempre identici a come li hanno conosciuti la prima volta; se invece restano sempre uguali a se stessi, come scolpiti nel marmo, c’è chi storce il naso perché pensa di trovarsi davanti a delle macchiette ritagliate nel cartoncino.

    Hap e Leonard sono un chiaro esempio del primo caso, mentre del secondo ne esistono parecchi: uno ben noto è, per esempio, Perry Mason, che all’ottantaduesimo romanzo scritto da Gardner, nel 1973, non si era spostato di una virgola dal giorno del suo esordio, quarant’anni prima.

    Come se ne esce? O si ha il coraggio di darci un taglio, alla maniera di Charles Willeford con Hoke Moseley (quattro romanzi e poi basta), o come Conan Doyle che, ossessionato dalla notorietà di Sherlock Holmes aveva addirittura finito per farlo fuori – salvo poi farlo sesuscirtare per biechi motivi economici – oppure si fa come Elmore Leonard: che ha sempre variato il più possibile il punto di vista, ripescando vecchi personaggi a distanza di vent’anni o più e intrecciando una sorta di commedia umana alla Balzac in cui tutti gli attori, protagonisti e comparse, entrano ed escono di scena come manovrati dall’autore-burattinaio, che sta sempre in disparte dando al lettore l’impressione della sua totale assenza ma, in realtà, facendo apparire e scomparire a piacimento le sue creature come pezzi di una partita a scacchi.

    A me piace molto la posizione di Leonard, perché consente all’autore di apparire sempre nuovo costringendo allo stesso tempo il lettore a riempire da solo, a suo piacimento, le parti mancanti. Per dire, “Road Dogs” mette in scena personaggi che erano già apparsi almeno in tre libri diversi; se uno li aveva già letti, quei libri, bene, vuol dire che alla ricomparsa di certe figure dirà Ehi, guarda un po’ chi c’è, mentre se è il suo primo Leonard potrà godersi la storia senza che i fatti dei libri precedenti finiscano per guastargli la lettura.

    Insomma, un romanzo non è una serie Tv (e il modello di fruizione di quest’ultime sembra essere diventato lo specimen anche della fruizione letteraria). Per quanto mi riguarda, io da uno scrittore di qualità posso aspettarmi di tutto, anche un libro che parte in un certo modo e strada facendo si trasforma in un altro, così come gli riconosco il pieno diritto di liberarsi dalle pastoie che lui stesso, in un certo senso, si è creato. Lansdale, molto probabilmente – e domani, nella presentazione di Firenze, ho intenzione di chiederglielo – non si è stufato di Hap e Leonard ma di un certo contesto in cui li aveva inseriti e dal quale, adesso, intende farli evadere. Gli ultimi due H&L sono a mio avviso romanzi di transizione, i cui effetti vedremo forse più avanti. Ma pensare che Lansdale dovesse (e volesse) restare ancorato a una formula, seppure di successo, che risale ormai a vent’anni fa (Savage Season è del 1990, non so se ve ne rendete conto, e da allora il mondo è cambiato non poco) significa far torto al vulcanico cervello di Champion Joe.

  6. Vitandrea in ha detto:

    Luca, non so se ero riuscito a spiegarmi chiaramente prima. Credo che la pensiamo allo stesso modo. Come ho scritto, mi piace che le cose cambino. L’importante è che la qualità delle storie rimanga alta. Per tornare all’esempio musicale dei Marlene Kuntz, il mio problema col nuovo corso soft è che non aveva quella altà qualità raggiunta altrove. Ma questi sono misteri della creatività.
    Mi è venuta in mente la serie con Dave Robicheaux, di cui ho letto solo 4 libri su… quanti? Un sacco. Tra quelli che ho letto ci sono il primo (Pioggia al neon) e l’ultimo tradotto in italiano (Swan peak). Dave e Clete sono completamente diversi, e mi è sembrato naturale così. Penserei lo stesso se avessi letto solo Savage season e Devil red con Hap e Leo.
    Piuttosto, vorrei chiederti se puoi spiegarmi meglio la faccenda delle serie tv e della loro fruizione? Grazie.

  7. Vitandrea, guarda che ti eri spiegato benissimo e sono d’accordo con te. Facevo solo un punto per così dire, generico della situazione, che secondo me è molto cambiata dall’avvento di internet, dalla predominanza delle serie Tv, dalla nascita della cosiddetta “fan fiction” e così via.

    A quest’ultimo proposito il discorso sarebbe troppo lungo da fare qui, ma se hai tempo e voglia – e ti garantisco che si tratta di una lettura illuminante – potresti procurarti il libro di Henry Jenkins “Culture convergenti,” uscito nel 2007 per Apogeo, che spiega tutto e molto meglio di quanto possa fare io in un post da blog.

  8. Walt in ha detto:

    Luca, sei stato chiarissimo e mi hai aiutato molto a chiarirmi a mia volta. Mentre ti leggevo mi è venuta in mente la stessa cosa [che è venuta in mente a Vitandrea] a proposito di Burke, quando manda in trasferta Robicheaux e Purcel in un altro stato e che però, se non ricordo, nel tuo blog hai un po’ criticato e stigmatizzato. Invece sono totalmente d’accordo con te a proposito di Leonard, i suoi personaggi entrano ed escono, spariscono, ritornano, cambiano, invecchiano ma non deludono mai. Questo volevo dire a proposito della mia perplessità: non solo trovo invecchiati Hap e Leonard, ma non sono proprio più quelli, e nemmeno tutto ciò che li circonda, di Mucho Mojo o di Rumble Tumble. Insomma se uno è fuori di testa a 30 anni non diventa un ragioniere benpensante a 50, nella fiction ovviamente. Ps, al solito bella traduzione e fantastici certi tuoi termini!

  9. Ciao Ragazzi, ok gran presentazione ieri a Villorba e poi solo uno come Lansdale se fa 130 persone alla Feltrinelli di Treviso (domenica) è in grado di farne più di 100 a Villorba a 8 km da dove era il giorno prima e per giunta di lunedì. Joe è un eroe. Aggiungo che abbiamo parlato a lungo anche della bellissima traduzione di Luca, Joe ha detto che quello che lo stupisce di più è vedere il suo originale e la versione italiana e scoprire che in italiano vengano conservate le pause, le parti, anche graficamente, sono identiche mantengono cioè lo stesso ritmo e questa è una cosa che lo lascia sbigottito il che spiega poi secondo me l’intelligenza e la cura che Luca mette nella traduzione quel suo uso forte del parlato – i vari ‘sto ecc. – che secondo me danno una marcia in più. Opinione mia naturalmente.
    Sulle ultime due storie osservo quel che segue.
    Sotto un cielo cremisi è secondo me un romanzo abbastanza stanco, debole, che si attorciglia e non va molto lontano, invece Devil Red segna un passaggio perfettamente a fuoco del cambiamento dei personaggi. Poi, ovviamente i cambiamenti possono non piacere sempre, essere più o meno riusciti, però – appunto – nel caso di Devil Red mi pare che Joe abbia perfettamente centrato il bersaglio, a dopo,

    MS

  10. Vitandrea in ha detto:

    Leonard è bravo perché ha fatto in modo di non far affezionare troppo i suoi lettori a qualche personaggio in particolare: manca una serie di tot romanzi con, che ne so, sempre Jack Foley protagonista impegnato a far rapine. Non che questo renda Lansdale o Burke meno bravi, eh.
    Luca, grazie della segnalazione.

    • Perché il vecchio Elmore sa benissimo che, al quarto o quinto romanzo con Jack Foley che fa il rapinatore gentiluomo, lui si romperebbe le palle a scriverlo e la gente a leggerlo. L’importante è cambiare sempre il punto di vista, la cosiddetta “focalizzazione,” per usare un termine dotto. Magari tra due o tre romanzi, Jack Foley salta fuori di passaggio nel capitolo di un nuovo romanzo leonardiano con tutt’altri personaggi, ma dove è sufficiente un paragrafo per far sapere al lettore che Foley è finito a vivere su una spiaggia dei Caraibi o roba del genere.

      Mi raccontava proprio Leonard che, quando sta per iniziare un nuovo libro, tira giù dallo scaffale un suo vecchio romanzo, magari di trent’anni prima, e lo apre a una pagina a caso. Tante idee, e il ripescaggio di certi vecchi e loschi figuri, gli vengono in testa in questo modo 🙂

  11. Vitandrea in ha detto:

    Comunque Luca, ho criticato la parte finale del libro. Non sto a fare spoiler, intendo da quando torna in scena quel personaggio e poi fino alla fine. Non sono tante pagine, ma mi sono sembrate frettolose. Non mi è piaciuto come è stata narrata la storia di Devil Red, che è una bella storia. Tu che ne pensi?

  12. Non voglio ripetermi, gran parte delle cose che avevo da dire su Devil Red le ho già scritte nella mia recensione su Pegasus Descending. Certamente si sta realizzando il mio banale vaticinio, cioè che questo nuovo H&L potesse non piacere a molti fan del duo lansdaliano perchè romanzo notevolmente diverso rispetto ai precedenti. Walt, ti invito ad arrivare alla fine del libro e a giudicarlo a freddo, magari, perchè io sono convinto che a te, che sei lettore avvezzo al genere e alle sue infinite sfumature, il libro possa lasciare qualcosa di positivo, soprattutto perchè segna una nuova partenza per i due di LaBorde invece di correre il rischio – ben esplicitato da Luca – di cadere nel già visto, già letto, nella riscrittura infinita dello stesso libro, per quanto bello esso passa essere. Non molto tempo fa parlavamo di innovazione e genere. Lansdale con Devil Red – più che con Sotto un cielo cremisi – ha dimostrato di non dormire sugli allori e di avere voglia e coraggio di scommettere in qualcosa di nuovo all’interno di una serie amatissima e che forse aveva già dato quello che doveva dare. Per questo, forse, con Devil Red siamo tornati a “Una stagione selvaggia vent’anni dopo”. Forse questo era l’unico modo per ridare slancio a H&L, personaggi che invecchiano e cambiano, come tutti noi.

    Vitandrea, sul finale ne parleremo – ora vado a leggermi la tua nota su aNobii -, magari mettiamo un bell’avviso SPOILERONE IN ARRIVO così ci evitiamo entrambi il cagotto, che come sto in ‘sti giorni ci manca solo questo… 🙂

  13. Vitandrea in ha detto:

    Lansdale a Genova. Credo che ripeterò sempre cose che sono state già dette qui, e altrove. Lui è un signore, pacato, disponibile, sempre pronto a regalare batture, aneddoti e parole gentili. Ha risposto molto sinceramente a una domanda sulla pena di morte (cosa ne pensa). Io sapevo cosa avrebbe risposto (ne parla nella prefazione, o postfazione, non ricordo, di Atto d’amore). Secondo me ha sorpreso molti, che si aspettavano una condanna. Ma Lansdale non è un fantoccio come certi nostri intellettuali buonisti, e dice ciò che pensa. Che poi lo si condivida o meno, fa parte delle nostre convinzioni.
    Comunque, sottolineo, terribili le persone che dovevano introdurli. Una signora che diceva di essere scrittrice, non so chi fosse, non ricordo nemmeno il nome. Leggeva da un foglietto che si era portata. Un mucchio di banalità che facevano capire che di Lansdale non sapeva un tubo (non sapeva che Leonard è gay, per esempio). Inutile anche l’intervento del giallista ligure Bruno Morchio. La traduttrice ha ribattezzato The Bottoms come Il fondo della palude.

    • Se non hai un Luca Conti o un Luca Crovi – ‘sti Luca… – forse è meglio far presentare uno scrittore dai suoi lettori – tipo te, Vitandrea – invece di spendere soldi con gente che conosce poco l’agomento di cui parla. Che non sapesse che Leonard è gay, beh, vuol dire non aver letto una riga di questa serie!

  14. Walt in ha detto:

    Ho finito di leggere Devil Red, il finale mi è piaciuto, mi sono divertito e molto, analizzando ex-post il romanzo devo ammettere che tutta la prima parte è propedeutica e ben congegnata per arrivare alla conclusione. La mia riserva è solo sull’eccessiva, secondo me, introspezione di Hap, non perchè non sia interessante, ma perchè in questo tipo di romanzo io cerco altro, e anche certi dialoghi mi sono sembrati un po’ troppo lunghi e prolissi spezzando il ritmo. Cambiando discorso, non l’ho detto prima per non fare sempre la parte di quello a cui non va mai bene niente, ma a Bologna allla presentazione alla Feltrinelli di Lansdale è successa la stessa cosa che a Genova: una traduttrice che non conosceva niente di Lansdale (e passii) e un tale, che si è professato scrittore, che invece di far parlare l’ospite si è dilungato in una serie di banalità e domande inutili (mettendo per esempio in rapporto gli scrittori americani e quelli tipo lui, ma chissenefrega) tanto da avermi costretto ad andare via prima non sopportando più il suo egocentrismo …

    • Non ci resta che aspettare e vedere come Hap&Leonard evolveranno, anche se sembra che Lansdale abbia dato una sterzata violenta. A me, questa sterzata, è piaciuta, perchè inserisce nella serie un quid di complessità, imprevedibilità, novità e naturale evoluzione. Insomma, H&L non sono due state di cera, sempre immutabili, ma due personaggi a tutto tondo. Leggeremo, caro Walt, leggeremo! 🙂

  15. Be’, la serata di Firenze è venuta molto bene, secondo me e anche secondo i presenti, che sembravano divertirsi parecchio (soprattutto perché Lansdale conosce bene l’arte di dire cose molto serie in maniera molto ironica).

    E’ anche vero che io e Lansdale abbiamo una vecchia complicità in queste cose, visto che di presentazioni del genere ne abbiamo fatte parecchie nel corso degli anni, e il fatto di aver tradotto sette-otto suoi libri (e aver letto tutti gli altri) mi consente di avere quantomeno una buona conoscenza della materia.

    Soprattutto ho tradotto Devil Red, il che significa che – a differenza di altri presentatori, più o meno improvvisati – so bene di cosa stiamo parlando…

    • Tu sei una caso particolare, Luca, nelle tue vesti di presentatore, grazie alla tua passione per la “materia” e il tuo lavoro di traduzione. Per tutti gli altri sarebbe bastato prendere il libro – o farselo spedire dalla Fanucci qualche giorno prima della presentazione – e leggerselo. Che poi, insomma, si sarebbero pure divertiti e forse avrebbero onorato meglio il proprio, e quello di Lansdale, lavoro. Perchè credo che mica siano venuti gratis a presentare.

      • Be’, non so se sono stati pagati, spero per loro di sì. Io l’ho fatto gratis (anzi, dopo siamo andati a cena e me la sono pure pagata di tasca mia:-)

      • Ehi, sono proprio tirchi quelli, allora! Almeno per la cena potevano mettere mano al portafoglio… ci mancava solo che offrivi aperitivo e cena a tutti! 🙂

        Però gli altri credo proprio che si siano fatti pagare, com’è giusto, tra l’altro, non era mica una manifestazione di beneficienza.

  16. Vitandrea in ha detto:

    @Andrea. Sai che un’amica mi ha detto la stessa cosa? Che dovevo presentarlo io! Ahaha!!! La presentazione del Carro magico, a Bari, due anni fa, riuscì molto bene invece. Con Lansdale c’era Seba Pezzani (oltre al solito inutile giornalista del luogo che sapeva pochissimo dello scrittore). Sono convinto che la cosa migliore sarebbe fare un tour o solo l’autore (e interprete al fianco), o con il traduttore dei suoi libri, o con un autore famoso che sa di cosa si sta parlando (penso all’incontro con Jim Nisbet, al Salone del libro a Torino quest’anno, c’era Sandro Veronesi, amico di Nisbet e profondo conoscitore della sua storia e dei suoi romanzi. Ricordi, Andrea? Fu molto bello).

    • Ricordo bene, Vitandrea, figurati che a sentire Veronesi mi è pure venuta voglia di leggerlo, di conoscerlo meglio. Non ho mai letto niente di suo – ho visto solo il film Caos calmo – e so che in queste settimane dovrebbe uscire un suo nuovo lavoro che sono intenzionato a comprare. Inoltre ne venne fuori, da quell’incontro, un pezzo – “Inseguendo Nisbet” – di cui, stranamente, vado abbastanza fiero e mi sento moderatamente soddisfatto! Ma il punto l’hai centrato in pieno, delle due l’una: o lo scrittore va a braccio e tiene lui l’incontro, oppure se gli metti di fianco un intervistatore questo deve conoscere almeno un po’ – non dico l’opera omnia, per cairtà -, almeno le cose fondamentali di quello scrittore. Altrimenti cazzo gli chiedi? Che pensa del tempo variabile? Pure io, nel mio piccolo, infatti, cerco sempre di fare le interviste dopo aver letto i libri – o l’ultimo libro di cui parlo – di un autore, per potergli fare delle domande inerenti al suo lavoro e non solo cose più generali del tipo come ha iniziato nella scrittura etc. In questo, ad esempio, le interviste di Luca Crovi sono un godimento pazzesco, mi piacciono sempre molto le sue presentazioni, perchè è competente, informato e arguto, riesce a tirare fuori da uno scrittore aneddoti e curiosità che danno un senso alla presentazione. Hai citati Seba Pezzani, beh, un altro, come Luca Conti, che conoscono libri e autori, per questo la presentazione del Carro magico era stata soddisfacente! Bruno Morchio è un autore importante, scuderia Garzanti, ed è pure bravo, non mi dispiace, ma forse non era la persona giusta al posto giusto. Stessa cosa per chi ha presentato Lansdale a Bologna, come detto da Walt.

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