Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Il lato oscuro dell’anima – Joe R. Lansdale (parte prima)

Il lato oscuro dell'anima

La “parte prima” del titolo è riferita al fatto che questo libro avrà una “parte seconda” sugli spazi di Pegasus Descending. Ah, c’eravate già arrivati pure voi? Vi sottovaluto sempre, amici miei, vi sottovaluto sempre. Comunque, qui di seguito la bella recensione de Il lato oscuro dell’anima di Joe R. Lansdale firmata da uno dei suoi esperti mondiali, l’incommensurabile Vitandrea Silecchia, uno a cui la parola “Lansdale” fa lo stesso effetto della parola “patata” per Rocco Siffredi. Sempre di Vitandrea e rimanendo nell’ambito dei festeggiamenti per la “settimana Lansdale”, qui da queste parti, potete anche rileggervi la recensione de La ragazza dal cuore d’acciaio, così buttate nel cesso quella schifezza dell’Ovomaltina e iniziare, all’opposto, la giornata con una botta di buon, caro, ricostituente Champion Joe. 

IL LATO OSCURO DELL’ANIMA (The Nightrunners)
di Joe R. Lansdale
ed. Fanucci
Traduzione di Umberto Rossi

di Vitandrea Silecchia

Il nome di Joe R. Lansdale lo associamo a pulp, scazzottate, umorismo, sarcasmo, e ancora, temi come la violenza, la perdita dell’innocenza, il razzismo, la natura più forte dell’uomo. Cosa accade quando Lansdale, nello scrivere, elimina l’elemento umoristico? Ci ritroviamo tra le mani un romanzo cupo e disperato come Il lato oscuro dell’anima, The Nightrunners in originale, pubblicato negli Usa nel 1987, e ora di nuovo ristampato da Fanucci nella collana TIF Extra.

Qui Lansdale è crudo, e non cede neanche un briciolo di speranza. Racconta la storia di una coppia sull’orlo del fallimento, perché lei, Becky, è stata stuprata da un branco di balordi, lui, Monty, è incapace di elaborare insieme a lei il peso che li sta divorando dall’interno. Dall’altra parte abbiamo loro, i Nightrunners: una banda di giovani senza altro per la testa che soddisfare i loro desideri primordiali di violenza e sesso: uno di loro, il capobanda, è morto suicida in carcere dopo l’arresto per lo stupro. E il suo pupillo, Brian, ragazzo perduto e plagiato fino a diventare un maniaco, cerca vendetta. A bordo di una Chevy del ’66, nera, assieme agli altri balordi e a una coppia di fidanzatini allo sbando finiti quasi per caso in questo gruppo.

Il lato oscuro dell’anima, titolo tutto sommato anonimo che annacqua il senso della storia, è essenzialmente un romanzo che adotta una costituzione pulp, con venature horror, per raccontare uno tra i temi cari a Lansdale, prima citato: la violenza. E come l’uomo risponde a essa. Chiede quindi di schierarsi moralmente: cosa faresti se la tua vita, o quella della persona che ti sta più a cuore, fosse minacciata e a nulla varrebbe appellarsi alle regole del vivere civile, figuriamoci alla legge? Tutto sommato non sembra diverso da quello che Lansdale si chiederà qualche anno più tardi, scrivendo Il valzer dell’orrore.

Nel lato oscuro, l’autore texano ha deciso di premere l’acceleratore (con riferimento all’auto demoniaca dei balordi) sulla violenza e sulle situazioni estreme. Come negli horror statunitensi anni ’80 il sangue scorre con abbondanza e gli arti umani sono tagliati via come ramoscelli. Una prospettiva che quindi sconsiglia la lettura a chi vive fisicamente un romanzo.

Non solo. Come anticipato, la scrittura vira verso l’horror nella seconda parte del romanzo, con la quasi reincarnazione del maestro di Brian, e con l’affacciarsi dell’orrore cosmico lansdaliano: il Dio del Rasoio. Atroce messia degli psicopatici, presente nei racconti “Re delle ombre” (in Altamente esplosivo) e “Jack della sotterranea” (in cui figura anche Batman). Un espediente che arricchisce la natura pulp del romanzo, ma lo priva della connotazione realistica che avrebbe reso ancora più terrificanti le azioni dei Nightrunners.

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5 pensieri su “Il lato oscuro dell’anima – Joe R. Lansdale (parte prima)

  1. Vitandrea in ha detto:

    Che dire? Grazie dello spazio che mi concedi, e per i complimenti (esperto mondiale? Eeeehh). Ti stai lansdalianizzando pure tu, vedo. Anche se il paragone Lansdale-patata mi mette in una luce sinistra… :))

    • Credo che tu abbia letto tutto o quasi di Lansdale, quindi…esperto mondiale! Il mio processo di lansdelizzazione credo stia andando avanti da diverso tempo, fin da quando ho letto, per la prima volta, una riga da lui scritta. Anche se il mio riferimento rimane Hunter Thompson, nonostante credo nessuno mi darà la possibilità di scrivere di politica e società come Thompson. Pazienza. Su Lansdale-patata, beh, dai, non direi. Ognuno ha le sue priorità, no? 🙂

  2. Mo’ la sparo: per me è uno dei migliori libri di Lansdale, uno dei migliori tre!

  3. Il mambo degli orsi e In fondo alla palde

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