Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Ruggine – N.J. (Noreen) Ayres

N.J. (Noreen) Ayres

“Due location suggestive hanno ispirato la stesura di Ruggine. Se fossi stata più coraggiosa e meno bionda, avrei risposto al loro richiamo andandoci a piedi. Invece ci sono andata con la fantasia. Una delle due è un tratto curvo di binari della ferrovia nascosto tra gli alberi, in prossimità di un cimitero. Da lì spuntano uomini barbuti che vanno a cercare cibo o temporaneo rifugio in un vicino Wal-Mart. Chi sono questi uomini? Come sono arrivati laggiù? L’altra è il massiccio scheletro di quella che un tempo era l’acciaieria Bethlehem Steel Works. Se ne sente l’eco in lontananza, anche se solo nei sussurri di vento. Fino a un mese fa, al momento in cui scrivo, avevo un fratello che per anni è vissuto in una stazione di servizio abbandonata della Texaco. Pochi giorni prima di morire, mi assicurava di stare bene. Un altro fratello risiede in una sperduta baracca nel deserto, così piena di scatoloni che diventa un’impresa avventurarcisi dentro. Il disgraziato. La strada solitaria. Gli alti ideali minati dal fallimento umano. Sono tutti temi ricorrenti nel mio lavoro. Siamo affascinati da quello che temiamo.”

Saltando a piè pari il commento sulla situazione familiare della scrittrice Noreen (N.J.) Ayres per rimanere all’interno di temi più consoni a questo blog, e cioè il commento alle nostre – mie e vostre – letture, si potrebbe definire il racconto della scrittrice americana, intitolato “Ruggine”, contenuto nella raccolta Notti senza sonno, come scialbo. È il primo aggettivo che mi è venuto in mente al termine della sua lettura, anche se devo ammettere che quest’ultima si è svolta in un momento di mia estrema stanchezza con gli stecchini a tenere sollevate le palpebre che, pagina dopo pagina, diventavano progressivamente e inesorabilmente più pesanti, conciliando un sonno ristoratore mica male. La prossima volta mi prendo cinque o sei pagine della Ayres invece che le gocce di estratto di valeriana e camomilla. Funzionano meglio.

Notti senza sonno

La trama è scarna: una sorta di flusso di coscienza in prima persona di un poliziotto, tal Justin, che ha tanta stima del proprio superiore fino a quando, per caso, non scopre che questo ha una tresca con la graziosa nuova recluta, Erin, che però non disdegna di uscire anche con lo stesso Justin quando l’amante è fuori gioco per un motivo o un altro. Bevi di qua e bevi di là ci scappa un morto. Stop. Tutte quelle belle e interessanti cose scritte sopra dalla Ayres in calce al suo racconto, beh, io mica ce le ho trovate. È questo un po’ il classico caso di scarto tra idea e realtà, tra ambizioni e risultati.

“La strada solitaria. Gli alti ideali minati dal fallimento umano”. Vabbè, se lo dice lei ci sarà anche da crederci.

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