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Pulp, thriller, hard boiled, noir

Michael Gregorio: quello che i libri di Storia non raccontano

Michael Gregorio

Luminosa tenebra è il terzo capitolo della saga che vede il procuratore Hanno Stiffeniis scorazzare su e giù per la Prussia di inizio ‘800 a risolvere misteri e casi di omicidio. Ma, come ho già anche scritto nella mia recensione del libro, il lavoro di Michael Gregorio, alias di Michael G. Jacob e Daniela De Gregorio, va molto al di là del semplice intreccio giallo che comunque è presente nei loro romanzi. È la narrazione vivida e feroce di una Storia che travalica le antologie a fare da protagonista indiscusso dei loro libri e a distinguere il loro lavoro da quello di autori che frequentano lo stesso genere, ma con minor perizia. È quindi stata, per me, fonte di enorme piacere ed estrema curiosità la chiacchierata che riporto qui sotto, capace di spaziare dal giallo a Kant, dal racconto della Storia fino alle diatribe scientifiche dei primi anni del 1800.    

Come mai questo titolo? Deriva da una frase presa da una lettera scritta da Kant nel romanzo
In realtà deriva da una frase del Paradiso Perduto di John Milton. Lo scrittore immagina l’angelo caduto Lucifero nell’istante in cui viene cacciato dal Paradiso e si trova in un luogo “pauroso e desolato” dove regna un “buio visibile, una tenebra nella quale si scorgono visioni di sventura”. Noi abbiamo riproposto il concetto attraverso le parole di Immanuel Kant (in una lettera inventata, però). Vedendo una creatura chiusa dentro un pezzo di ambra, il professor Kant si chiede cosa succederebbe se quella antica creatura potesse essere risvegliata. L’immagine è inquietante. È un po’ quello che accade in Jurassic Park di Steven Spielberg.

Come è nato Luminosa tenebra?
Da tempo eravamo tutti e due affascinati dall’ambra. Un materiale incredibile. E dal fatto che delle creature sono conservate dentro la resina. Fissate nel tempo nel momento stesso della loro morte. Così abbiamo scoperto che l’ambra era, da sempre, una ricchezza per quella zona del Baltico e, quindi, della Prussia. L’idea di ambientare un’indagine di Hanno Stiffeniis in quel mondo, quello, cioè, della raccolta dell’ambra, ci è venuta subito. Le vittime sono le donne che raccolgono l’ambra. Creature belle e forti, simili ad antiche divinità pagane. Era facile che potessero accendere l’idea di razza superiore e di forza biologica.

L’ambra gioca un ruolo fondamentale nel romanzo. Cosa c’è di vero e cosa di inventato sull’importanza di questa resina?
Sul modo con cui l’ambra veniva raccolta, la sua importanza commerciale e sociale per la costa baltica, non abbiamo inventato niente. E nemmeno sull’importanza che ha avuto l’ambra che conteneva insetti per gli scienziati dell’epoca pre-Darwiniana. Abbiamo solo raccolto notizie, incluso una storia delle leggi feroci che regolavano la raccolta dell’ambra in quelle zone. La gente veniva impiccata direttamente sulla spiaggia se veniva trovato con un pezzo addosso. Un po’ come sappiamo avviene con i diamanti. Altri dettagli sono frutto della fantasia, chiaramente, ma solo per arricchire la nostra storia. Per esempio il fatto che solo donne raccolgono ambra nel nostro libro, lo abbiamo “dedotto” da due notizie che abbiamo messo insieme: tutti gli uomini erano stati arruolati per combattere l’esercito francese e la raccolta dell’ambra era diventata ancora più importante commercialmente. Allora, chi la raccoglieva se molti degli uomini combattevano ed erano menomati dalla guerra? Una piccola esagerazione, ma perfettamente plausibile.

La documentazione storica che rende i vostri libri degli eccezionali spaccati dell’epoca è tanto importante quanto la scrittura del romanzo stesso. Come siete arrivati a una conoscenza così dettagliata e viva degli ambienti, dei colori e addirittura degli odori di un tempo passato? Storia o immaginazione?
Daniela ha insegnato Storia. Io ho insegnato Storia della Fotografia dell’ottocento. E tutti e due leggiamo romanzi e saggi storici da una vita. La storiografia raramente parla degli odori che si sentivano nell’aria. Ma un lettore fantasioso riempie facilmente i buchi nella narrazione storiografica. Non è difficile immaginare quello che si vedeva e che si sentiva quando un chirurgo doveva amputare una gamba (come succede in una scena del nostri libro) senza l’anestesia e con un arnese molto rozzo. Doveva essere una visione infernale che nei documenti di Storia non viene descritta come tale, perché “normale” per quel periodo. O ancora le menomazioni fisiche. Riusciamo ad immaginare quante persone anche giovanissime, fossero senza denti o con le pelle rovinata da cicatrici e malattie. Inimmaginabile per noi, normale quel quei tempi.

I vostri sono gialli storici. Perché questa scelta? Perché non scrivere semplicemente un romanzo storico?
Combiniamo quello che piace a tutti e due: un’ambientazione storica e la soluzione di un delitto misterioso. Non ci interessa spiegare la Storia in modo didattico. Quando si deve costruire una trama incalzante, come richiedono le regole del giallo, si eliminano i dettagli storici che non servono al racconto. E scrivere dentro un genere molto specifico, come è appunto il thriller, è una gran bella disciplina ed una sfida continua per creare, dentro le regole, qualcosa di nuovo.

E perché un personaggio seriale come Hanno Stiffeniis?
Il nostro magistrato, Hanno Stiffeniis, comincia la sua carriera in 1804 con Critica della Ragion Criminale. È ancora giovane e molto insicuro. Preferirebbe starsene a casa al sicuro, un piccolo burocrate in una piccola società tranquilla. Ma il caso – la Storia, diciamo – lo coinvolge in eventi drammatici e feroci facendogli scoprire cose, degli uomini e di se stesso, che avrebbe preferito non scoprire. La soluzione dei misteri, infatti, non è mai tranquillizzante. Abbiamo scritto quattro romanzi con Hanno Stiffeniis come protagonista (il quarto, intitolato Unholy Awakening è stato pubblicato all’inizio di Agosto in Inghilterra e uscirà a fine Settembre in USA), e crediamo che ci sia ancora molto da scoprire di questo figlio dell’Illuminismo che però non crede più ai poteri chiarificatori della ragione. Hanno non è un investigatore che affronta un caso, lo risolve e tutto torna come prima. Volevamo che la sua personalità crescesse con ogni indagine rivelando qualcosa di sé che non si conosceva prima.

La Prussia di inizio ‘800 è un periodo storico non molto sfruttato dalla narrativa storica. Avete ambientato lì le vostre storie per distinguervi, perché nessuno aveva ancora esplorato quei territori letterari, oppure ci sono altri motivi, di studio o di ricerca che vi hanno condotto a questa scelta?
È stato un caso. Daniela aveva un’idea per un racconto intorno alla figura di Immanuel Kant, che era nato a Königsberg in Prussia. Diciamo che questa è stata l’origine di Critica della ragion criminale, il nostro primo romanzo. Faber & Faber, la casa editrice inglese che ha acquistato i diritti mondiali, ha commissionato poi gli altri tre che sono stati pubblicati fino ad ora.

In Luminosa tenebra mi ha colpito il riferimento alle riviste scientifiche dell’epoca…
Prima della pubblicazione dell’opera di Charles Darwin L’origine delle specie nel 1859, il concetto di uno sviluppo continuo e progressivo della Natura esisteva già, anche se la religione giocava un ruolo centrale in questo discorso. Il mondo era stato creato perfetto, ci si chiedeva, o no? Nel periodo Illuminista, gli scienziati cominciarono a tracciare l’idea di una catena evolutiva. E l’ambra giocava un ruolo molto importante nei loro studi. Conteneva creature che erano simili, ma anche molto diverse da quelle che avevano sotto gli occhi. Poi c’erano anche frammenti di piante tropicali. Era possibile, si chiedevano, che l’Eden fosse stato sulle sponde del Mar Baltico? C’erano modi diversi di interpretare il tutto, quello di Linneo, che proponeva un intervento divino e correttivo (un ‘disegno intelligente’, diciamo), e quello evolutivo e ‘migliorativo’ di Lamarck. Quella scientifica è una delle tante battaglie che animano le pagine di Luminosa tenebra e che spinge Hanno a chiedersi se non sia la ragione dietro quei terribili delitti delle raccoglitrici d’ambra..

In Luminosa tenebra si addensano le tensioni tra scienza e filosofia o umanismo mutuate dalla Rivoluzione Francese e dall’Illuminismo. È significativo che il corso di filosofia di Königsberg sia deserto mentre i corsi di scienze siano esageratamente affollati. Personalmente ho sempre creduto che la cultura poggi su due gambe, le scienze naturali e quelle umanistiche. Le une completano le altre, almeno per chiunque abbia la presunzione e l’ardire di voler comprendere un briciolo in più delle infinite sfumature del mondo che ci circonda. Anche grazie alla vostra esperienza di docenti, qual è, oggi, il rapporto tra questi due ambiti della conoscenza?
Per motivi, diciamo così, narrativi, abbiamo enfatizzato il predominio delle scienze a Königsberg dopo l’arrivo dei francesi. È un fatto, comunque, che l’università, dove le discipline che si insegnavano comprendevano teologia e metafisica piuttosto che le scienze, aveva perso molta della sua importanza dopo la morte di Kant. Ma c’è un’altra cosa che ci piace sottolineare: a Königsberg ha veramente insegnato un uomo come Daniel Lorenz Salthenius (quello che potrebbe sembrare il più grottesco ed immaginario di tutti i personaggi del nostro libro) che era arrivato dalla Svezia inseguito dalla diceria di aver fatto un patto con il Diavolo. A Königsberg le voci continuarono e si rafforzarono. Questo mentre il giovane Kant cominciava a gettare le fondamenta del pensiero razionale. La Germania era una terra dove la magia ed il demoniaco non erano stati scacciati del tutto. L’illuminismo, poi la rivoluzione francese e l’ascesa di Napoleone portavano invece la Francia ad interessarsi di più alle discipline militari, ingegneristiche e matematiche. Quando queste due visioni sono venute a contatto e si sono scontrate, perché i francesi avevano occupato la Germania, il contrasto ha coinvolto diversi livelli. Umani e scientifici.

Nel nostro mondo c’è ancora spazio per Kant?
Sì. Eccome! E’ sempre uno dei pensatori più grandi. Non tanto per quello che ha detto sulla struttura del pensiero, perché poi la scienza lo ha superato. Ma la sua intuizione che la ragione è importante perché ci permette di pensare, di comunicare e di capirci fra di noi, ma che c’è un mondo totalmente non penetrabile dalla ragione, è di una modernità che spesso, (Kant è ritenuto da tutti gli studenti il filosofo più difficile e più noioso) non viene chiarita abbastanza.

Come è nato il vostro interesse per questo autore, tanto da introdurlo come presenza costante nei vostri romanzi?
Ci interessa appunto per questo suo stare con i piedi nella chiarezza della ragione e saper però spingere lo sguardo nei mari bui e nelle terre scure dell’inconoscibile. Proprio come un dipinto di Caspar David Friedrich, lo stupendo artista tedesco che amava ritrarre la presenza umana di spalle e contro lo sfondo di un territorio inumano per la sua desolazione o per l’asprezza.

A chi volesse iniziarne lo studio e la lettura, da cosa consigliereste di iniziare? Quale sua opera o quale lavoro antologico?
Kant non è una lettura facile. Ma c’è un’opera giovanile, un libretto piccolo piccolo, come andava di moda nel periodo dell’Illuminismo quando si trattava di temi anche importanti in forma non superficiale, ma leggera sì. Si intitola I sogni di un visionario spiegati con la metafisica. C’è tutta la filosofia di Kant e lo spunto però, è molto “salottiero”. C’era un personaggio, allora, più anziano di Kant, lo svedese Emanuel Swedenborg, molto famoso ai suoi tempi in tutte le corti di Europa perché diceva di parlare con gli spiriti. Una signorina chiese a Kant: “Professore, lei crede nella possibilità di comunicare con gli spiriti?” Kant risponde con questo piccolo libro spiritoso e profondo. Consiglieremmo di leggerlo. Uno dei personaggi del nostro primo romanzo Critica della ragione criminale, il negromante Vigilantius, interroga le vittime dell’assassino che sta terrorizzando Königsberg. È un discepolo di Swedenborg ed è stato il “razionale” Kant ad averlo convocato per parlare con i cadaveri.

Luminosa tenebra

Nell’inaugurare la serie di cui Luminosa tenebra è il terzo capitolo vi siete immaginati un target di lettore a cui rivolgersi?
La congiunzione astrale sopra le nostre teste è stata veramente fortunata. Perché abbiamo scritto una storia che ci piaceva, ma che non avremmo mai immaginato avrebbe potuto interessare anche un pubblico che parla le 24 lingue in sui è stato pubblicato. “Critica” è entrato nella classifica dei best-sellers in Italia, per esempio, e speriamo di ripetere l’exploit con Luminosa tenebra. Abbiamo lettori in tanti Paesi che ci complimentano (alcuni ci criticano), e siamo molto grati per i complimenti. Detto questo, però, non si può scrivere un libro avendo in mente un lettore ben preciso. Scriviamo thriller perché ci piace leggere thriller. E scriviamo le storie che ci sembrano funzionare dal punto di vista del mistero. Credo che sia l’unica regola da seguire: scrivere quello che ti incuriosisce e ti interessa. Siccome crediamo che non si sia mai soli nelle passioni, speriamo di trovare, come dire, compagni di intrattenimento.

Qual isono i vostri riferimenti letterari?
Daniela: diversi autori e diversi libri fanno parte di me, anche se, magari, non li leggo più da anni. Kafka è stata una mia grande passione. Poi le Bronte di Jane Eyre e Cime tempestose. Mi piacciono le favole dei fratelli Grimm che sono racconti veramente sinistri.
Michael: Sono inglese, e mi piace la tradizione inglese, Dickens, Austen e Trolloppe, per esempio. Poi, lo stile asciutto degli americani “hard-boiled”, cioè, Chandler, Hammet, Caine. E leggo qualsiasi giallo che mi capita – 1 o 2 alla settimana. Recentemente ho letto i nuovi libri di Ian Rankin, Alan Furst, Kate Atkinson, Roger (R.N.) Morris, Cathi Unsworth, Robert Goddard, David Downing e molti altri. Potrei non finire mai!

Mi spiegate come si scrive un libri a quattro mani? Vi dividete i capitoli o gli argomenti? Fate una scaletta della trama e poi vi spartite le sezioni?
Prima di scrivere una parola, inventiamo una storia insieme. La strutturazione di una trama può durare molte settimane e consumare molte tazze di tè. Daniela comincia a parlare del prossimo libro quando ne stiamo ancora scrivendo uno! Poi buttiamo già una sinossi di 20-30 cartelle, raccontando come la storia si sviluppa dall’inizio alla fine, abbozzando luogo, personaggi, scene, ecc.. A questo punto, chiediamo un opinione dal nostro agente e dal nostro editore. Abbiamo bisogno di qualcuno di fiducia che veda i punti deboli. Poi, si riguarda la scaletta e si comincia, Daniela al suo computer, io al mio, scrivendo il capitolo o la scena che più ci interessa. Scambiamo i nostri tentativi, ci critichiamo duramente, e ri-scriviamo tenendo conto delle nostre osservazioni. Le discussioni possono essere feroci, ma sono sempre mirate a migliorare la storia e il nostro modo di raccontarla. È un lavoro intenso, ma anche di grande soddisfazione. Facciamo gli editori l’uno dell’altro, finché siamo contenti del risultato. A libro fatto, è difficile, se non impossibile, dire chi ha scritto che cosa!

Potete darci qualche anticipazione sulla prossima indagine del procuratore Hanno Stiffeniis?
Unholy Awakening è ambientato a Lotingen, la piccola cittadina dove vive Hanno Stiffeniis con la sua famiglie. C’è stata un’epidemia, e molto persone sono morte, incluso il figlio più piccolo dei Stiffeniis. Fra marito e moglie c’è stata qualche incomprensione. Arriva un’affascinante e misteriosa forestiera, Emma Rimmele, tornata a Lotingen per seppellire sua madre. Quando una serva è trovata sgozzata nel pozzo di casa Rimmele, i sospetti cadono immediatamente su Emma. E quando altre persone vengono assassinate nello stesso modo, la gente si accanisce contro di lei con un’accusa che è come una sentenza di morte: vampiro. Il vampiro e la caccia ai vampiri era una pratica molto diffusa dalle parti della Prussia. Ci sono documenti e testimonianze storiche che ne parlano. Vampiri che non hanno niente a che vedere né con Dracula, né con Stephanie Meyer.

Potete dare ai lettori di Pegasus Descending qualche anticipazione sui vostri prossimi lavori? Attualmente a cosa state lavorando?
Dopo quattro romanzi ambientati in Prussia, vogliamo guardare altrove, almeno per il prossimo libro. Abbiamo già un titolo, e abbiamo scritto metà del libro. È un mistero che ci affascina molto. La storia si svolge in Italia e in Inghilterra appena dopo la fine della seconda guerra mondiale. Una donna inglese è sparita da Roma. Altre donne sono state già trovate morte. Catherine Allison è una vittima delle vendette politiche, o c’è qualcosa di più minaccioso dietro alla sua sparizione?

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