Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Il profeta

Il profeta

IL PROFETA
di Jacques Audiard
con Tahar Rahim, Niels Arestrup, Adel Bencherif

Malik El Djebena, protagonista del nuovo film del regista francese Jacques Audiard Il profeta, mai avrebbe pensato di entrare in carcere per scontentare la sua pena di sei anni da analfabeta e ragazzino fragile in un mondo di iene e di uscirne, sei anni dopo, appunto, come uno principali boss del crimine francese. Non c’è che dire, le carceri francesi paiono proprio utili. Dove non arriva l’intraprendenza personale ci pensano le istituzioni, sporche e corrotte come non mai, a forgiare nel metallo i criminali più pericolosi.

Malik, dicevamo, viene trasferito dal carcere minorile a quello per adulti al compimento del suo diciottesimo anno d’età. Con sé non ha praticamente niente: due scarpe bucate e sporche che non appena arrivano nel nuovo carcere finiscono dritte nella spazzatura. Una banconota stropicciata, probabilmente di epoca pre-euro. Tanta paura di un ambiente sconosciuto e violento in cui non c’è spazio per alcuna debolezza. E infatti, manco arrivato, il povero Malik si becca subito una bella scarica di botte da due tizi nel cortile per la mezz’ora d’aria, tanto per mettere le cose in chiaro.

Poi, all’improvviso, la svolta. Nel carcere in cui soggiorna Malik arriva un detenuto che di lì a qualche giorno dovrebbe testimoniare contro un boss in un importante processo. Lui è la chiave di volta di tutto l’impianto accusatorio e, come è facile immaginare, sarebbero molti i suoi ex compari che lo vorrebbero con la bocca chiusa e un paio di metri sopra la testa. Ora, il teste, Reyeb, ha pure qualche leggera inclinazione omosessuale. E, tra tutti quelli che ci sono, proprio sulle chiappe di Malik posa gli occhi durante la doccia. Tutto ciò non passa inosservato a César Luciani, il boss corso che è l’autentico gerente dell’intero carcere, uno che oltre a comandare la propria cricca di malavitosi gestisce anche un discreto numero di guardie carcerarie permettendosi di considerare la prigione in cui risiede il proprio potentato locale. A Luciani arriva la richiesta di un favore: mettere a tacere Reyeb. Il testimone, però, conscio della sua posizione estremamente pericolosa è più circospetto di una volpe. Non mangia dalla mensa comune, non frequenta il cortile e non si muove dalla sua cella. Però, si sa, la carne è la carne e Malik è un bel ragazzotto. Sarà Malik il cavallo di Troia utilizzato da Luciani per arrivare a Reyeb. Prendere o lasciare. In altri termini: ammazza Reyeb o noi ammazziamo te. Bella scelta. Da qui la vita di Malik cambierà radicalmente. Attraverso una serie di vicissitudini Malik diventerà un collaboratore sempre più fidato di Luciani oltrepassando i confini imposti dalle differenti etnie che fanno da contraltare alla spartizione in clan criminali di una vasta gamma di business illegali. Intanto imparerà a scrivere e leggere, a mediare tra interessi diversi e contrapposti, a mettersi in proprio e a pianificare nuove possibilità di investimento, a formare il proprio clan e a giostrarsi come un equilibrista tra le diverse gang che si spartiscono il territorio carcerario e il mondo di fuori, che non è poi così diverso.

Il profeta è un film assolutamente convincente capace di narrare l’epopea di un ragazzo nordafricano, solo e ignorante, verso il successo, seppur nel mondo del crimine. Il profeta è un bellissimo affresco cinematografico di quello che un tempo veniva chiamato “romanzo di formazione”. Il protagonista con cui approcciamo ad inizio pellicola non è quello che lasciamo, dopo due ore e mezza, scortato da ben tre macchine piene di sgherri armati fino ai denti che gli fanno da scorta. Audiard sviluppa in maniera convincente una storia in cui l’empatia nei confronti di Malik da parte dello spettatore assume i tratti del mimetismo più completo, nonostante tutto ciò che fa si discosti in modo radicale dalla morale a cui siamo abituati e dal quel modo di intendere il diritto e la giustizia che, almeno in termini teorici, dovrebbero essere a noi consoni. Malik infatti, è e rimane un criminale, uno che ammazza e ruba per il proprio interesse. Ma l’ambiente carcerario e il mondo che Audiard ci presenta come esterno dalla prigione, in qualche maniera, sono talmente sporchi, schifosi, violenti, cattivi e corrotti che ogni azione del protagonista assume una sua giustificazione e delle sembianze diverse ai nostri occhi. Non si tratta, in questo caso, di disquisire su cosa sia giusto o sbagliato, su cosa sia il Bene oppure il Male, bensì di cosa sia meglio fare per sopravvivere. Vivere e sopravvivere non sono la stessa cosa. Malik lo impara sulla sua pelle, consapevole che la sua condizione gli ha precluso quella che potremmo chiamare “vita”. Può sopravvivere e per farlo deve combattere, sapendo che il crimine non è ciò che si oppone alla legge, bensì solamente un ambiente, un ecosistema, un brodo di coltura in cui deve necessariamente trovare la sua via e il proprio spazio. A danno degli altri, consapevole che anche i suoi vicini non avrebbero alcuna remora a metterglielo nel culo.

Di seguito il trailer de Il profeta:

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8 pensieri su “Il profeta

  1. Valter in ha detto:

    Finalmente lo hai visto! E’ stato un buon consiglio il mio o devo rimborsare..? 😀
    Oso: ti propongo anche dello stesso regista i due precedenti film, Sulle mie labbra e Tutti i
    battiti del mio cuori, a mio avviso interessanti.
    Adesso ti manca il Nastro bianco , così dopo i tuoi di consigli, (Galveston e La legge di Fonzi) facciamo 2-2! 😀

    • Sono io che ti devo pagare da bere, stavolta, per questo consiglio. 🙂 Ho letto un commento on line secondo cui il film ha comunque perso un po’ nella versione doppiata in italiano, hanno fatto parlare i personaggi tutti nello stesso modo. Peccato non conoscere così bene le lingue in modo da apprezzare le molte sfumature, anche linguistiche, che il film ha offerto! L’unico scivolone del regista è stato, a mio avviso, l’aver resuscitato, seppur per brevi tratti, il morto ammazzato da Malik. Ormai conoscerai la mia idiosincrasia nei confronti dei morti che parlano!!

      Mi metto subito a cercare gli altri due titoli che mi suggerisci, così come spero di riuscire a rimediare presto con Il Nastro Bianco, purtroppo non è per me facile riuscire a trovare due ore di fila libere da dedicare a un film, non sai la fatica che faccio già a riuscire a vederne uno a settimana per tenere questa rubrica!

      Vediamo se agguanti il pareggio, Valter!! 🙂

  2. Valter in ha detto:

    Il nastro bianco (Palma d’Oro a Cannes) è davvero un ottimo film, con attori non professionisti (la maggior parte, i ragazzi) davvero bravi e una ricostruzione dell ‘epoca
    davvero notevole; non è un giallo né un noir, quindi non so se ne scriverai sul tuo blog,
    mi piacerebbe in ogni caso avere un tuo giudizio

  3. quoto Valter per Il Nastro Bianco.
    Davvero un ottimo film – ma solo per palati fini però, poiché non ha i tempi e gli effetti spettacolari del cinema di oggi… e in questo c’è molta della sua grandezza (a parte la lucida cattiveria tipica di Haneke, chiaro. Ti consiglio anche, dello stesso regista Il TEMPO DEI LUPI, post-catastrofico senza mezzi ma con spiccata, cinica e disincantata sensibilità tutta europea).

  4. Valter in ha detto:

    Grazie Sartoris, anche io (come pochi pero’) ho apprezzato molto Il tempo dei lupi e mi sento allora di consigliare all’amico Andrea ( e a te, se ancora non lo avessi visto) Niente da nascondere e La Pianista ; avrete capito che mi piace il cinema di Haneke e una della mie attrici preferite, guarda caso, è Hisabelle Huppert 😀

  5. …visti entrambi, certo, e pure io c’ho la fissa per la Huppert 🙂
    alla fine forse la pellicola meno convincente del regista è proprio FUNNY GAMES, l’unico film ad aver fatto parlare il mondo di Haneke (il remake americano poi, secondo me, è in fondo deboluccio, anche se ben fotografato e recitato).

    (comunque: bello ritrovarsi tra gente che apprezza la roba buona!)
    un saluto

    • Uè ragazzi, mi assento mezza giornata per onorare il mio contratto di lavoro e vi mettete a sparare citazioni e consigli, così, impunemente? Manco uno ne ho visto dei film che avete citato, sono troppo indientro!! E’ che tra lavoro, università e figlio son cazzi riuscire a trovare il tempo per vedere tutta ‘sta roba buona, per non parlare poi della lettura! Anche se per quest’ultima treno, coda in posta e cesso aiutano molto…

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