Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Operazione Atlanta – Hugues Pagan

Operazione Atlanta

OPERAZIONE ATLANTA
di Hugues Pagan
ed. Meridiano Zero
Traduzione di Peppino Campo

Forse un po’ tutti gli scrittori sono dei misantropi disillusi da quell’animale bipede e spelacchiato che si aggira per il pianeta Terra e comunemente classificato come Homo sapiens sapiens. Però Hugues Pagan va ben oltre la semplice rappresentazione di anime perse, mettendo invece in scena nei suoi romanzo noir una serie di personaggi gli uni più fottuti bastardi degli altri e tenuti insieme da inaspettati boccioli di poesia sparsi in un mare di merda: “Milard sapeva che l’amore finisce, e che, molto più tardi, finisce anche l’odio e rimane solo un grande e stanco silenzio, una pace senza fine, quasi una pena eterna inflitta da un inflessibile specialista con le sembianze di un ragioniere asettico”. [pg. 17]

In Operazione Atlanta, romanzo del 1985 appena portato in Italia dalla sempre ottima Meridiano Zero, non si salva nessuno. Soprattutto la polizia e i poliziotti, coloro, cioè, che dovrebbero guardarci le spalle da inculamenti vari, sono i primi ad aggirarsi per la terra desolata di una Parigi mai così perduta a infilare un casino dietro l’altro, a tramare nell’ombra e ad ammazzare per rincorrere oscure trame politico-sovversive in grado di mettere in ginocchio la Francia e a repentaglio la vita di migliaia di ignari cittadini d’Oltralpe. Perché? Perché inseguire un terrorista indeciso che ogni due per tre cambia casacca spostandosi una volta al di qua e un’altra al di là della del tutto teorica linea di confine tra Stato e Antistato? Il bello sta proprio qui: nessuno lo sa. Insomma, un acuto e preparato analista dei Servizi Segreti francesi stila un ampio, complesso e articolato rapporto in cui Berg, capo di una frangia terroristica, è il protagonista. Il farlo fuori è ben più di una possibilità, nonostante quello stesso analista ne metta in risalto le numerose variabili che, andando storte le cose, potrebbero far saltare il banco che, detto in altri termini, significa una nuova ondata di bombe sparse per la Francia. A scherzare con il fuoco ci si brucia.

Château, un commissario e capetto dell’Usine, sembra essersi convinto a lasciare da parte la prudenza e ogni possibile remora pur di catturare, vivo o morto, Berg. E per farlo è disposto a tutto, a cominciare dall’ammazzare un ex socio e amico del terrorista, così da costringerlo ad esporsi pubblicamente durante i suoi funerali e offrire una occasione ai sicari della polizia per farlo fuori. Le cose, manco a dirvelo, mica vanno sempre come uno prevede. Ma tutto stava in quel rapporto già citato e intitolato “Operazione Atlanta”. Berg non è pollo da attrarre in una banale trappola, non è un fesso qualsiasi che per correre dietro ai ricordi dei tempi andati con gli amici defunti si lascia mettere il sale sulla coda. Berg è un professionista del terrorismo internazionale, mica pizza e fichi.

Se, a tutto ciò, aggiungiamo poi la presenza di un poliziotto che non ha più nulla da perdere a causa di un fottuto cancro ai polmoni, Milard, e a un ex agente dei corpi speciali, Mauber, a cui vengono pestati i piedi, bruciati quei pochi propositi di serenità appena conquistata e perduta la speranza di un amore, le cose non possono che finire male. O anche peggio.

Il noir di Hugues Pagan, maestro del polar francese, è probabilmente una delle letture più nere, cupe e senza speranza in cui possiate imbattervi. I suoi personaggi sono tutti declinati in una infinita serie di sfumature grigie e il futuro è un gatto nero attaccato ai coglioni da cui non aspettarsi nulla di buono. Pagan trasferisce al noir e alla letteratura di genere alcuni dei concetti dell’Esistenzialismo degli anni belli di questa corrente filosofica, su tutti il pendolo tra l’angoscia e il dolore che è la vita teorizzata da Kierkegaard. Leggere Pagan significa essere scaraventati in un mondo oscuro, corrotto e perennemente fottuto di cui Operazione Atlanta ne è un fulgido esempio. Il Bene e il Male non esistono nelle pagine dello scrittore francese, ma sono una chimera, una amalgama mostruosa di cui è impossibile individuare un sopra e un sotto, un avanti e dietro: “Abbiamo misurato accuratamente il nostro cammino, in lungo, in largo e di traverso, abbiamo guardato a destra e a manca, ci siamo voltati indietro per essere sicuri di non aver dimenticato nulla. Certo, restano dei rimpianti, talvolta dolorosi: se le cose fossero andate diversamente… Quella volta, quell’altra… Prima o poi ci rendiamo conto che stiamo commettendo un orrendo delitto: sperare”. [pg. 225]

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