Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

The Getaway Man. L’uomo della fuga – Andrew Vachss

The Getaway Man - L'uomo della fuga

THE GETAWAY MAN – L’UOMO DELLA FUGA
di Andrew Vachss
ed. Fanucci
Traduzione di Luca Conti

Forse Eddie, il protagonista di The Getaway – L’uomo della fuga di Andrew Vachss, avrà letto il Vangelo e la parabola dei talenti. Se uno possiede un talento a niente gli serve sotterrarlo e lasciarlo marcire lì. Deve prenderlo e farlo fruttare, fare sì che questa sua qualità speciale diventi produttiva. Anche John Holmes aveva letto e messo in pratica questa parabola. Lo dicono Elio e le storie tese in una loro celebre canzone.

Beh, Eddie è un po’ tonto, non è un fulmine di guerra per tutto ciò che potrebbe avere a che fare con il lavoro intellettuale, la stesura di un piano criminale efficace ed efficiente, ad esempio, ma una cosa la sa fare dannatamente bene: guidare. Ma non quella guida da fighetti e figli di papà, di quelli che si sollazzano prima con i go car e poi con le auto vere e proprie in una pista come Indianapolis o giù di lì, niente di tutto questo. Eddie è un fenomeno nel prendere una macchina, possibilmente rubata, e scappare e seminare eventuali sbirri che potrebbero inseguirli. Se il mondo malavitoso si riducesse a solo questa attività Eddie sarebbe un fenomeno pieno di soldi. Ma visto che c’è dell’altro non può fare a meno di essere beccato più di una volta e di finire al gabbio. Ma Eddie è uno tosto e che non tradisce.

Ricapitolando: Eddie fila che è un piacere con le macchine e se preso difende con il silenzio i compagni di scorribande. Non ha un gran cervello e, forse per questo, neanche nessuna attitudine al tradimento. Un tipo del genere è quindi l’ideale per personaggi come J.C., un vecchio malvivente che per completare la sua banda di rapinatori e ladri aveva proprio bisogno di quest’ultimo tassello, dell’uomo della fuga. Le cose andranno per il meglio e J.C. si convincerà che è ora di godersi una meritata pensione. C’è prima da fare, però, un ultimo colpo, quello che deve pagare quella stessa pensione tanto agognata. Ma J.C. non ha fatto i conti con Vonda, la sua fidanzata che si è un po’ rotta le palle di lui, e con quella strana attitudine maschile che in presenza di una bella ragazza manda in black out il cervello.   

Le migliori cose su questo piccolo romanzo di Andrew Vachss le ha giustamente scritte Joe R. Lansdale nell’introduzione al libro: “Un libro come The Getaway Man potrebbe avercelo inviato qualche viaggiatore spaziale dei bei tempi andati. Possiede infatti tutti gli ingredienti di un romanzo hard-boiled della Gold Medal, tipico prodotto anni Cinquanta, o di un film noir della stessa epoca. […] La collana Gold Medal non esiste più da chissà quanto, ma un libro come The Getaway Man vi sarebbe rientrato alla grande. È un noir, viaggia come un treno, ha forti dosi di ambiguità e lo stesso piacevole effetto di correre in macchina su una strada piena di buche così profonde da arrivare dritte all’inferno”. E sarà probabilmente per questo motivo, che a me non piace correre in macchina, che questo romanzo, seppur tecnicamente ineccepibile, con una storia di crimine e criminali ottimamente congeniata e strutturata, con l’utilizzo di un linguaggio informale al punto giusto e un sapore di tempo che fu, non è riuscito a catturarmi fino in fondo.

The Getaway Man – L’uomo della fuga è una storia che ricalca i passi dei grandi romanzi di formazione questa volta declinati con il genere noir, un rapido, ma accurato affresco, di una esistenza a cui la malavita ha inevitabilmente condannato alla perdizione e dove il destino sembra volergli continuamente tirare le bretelle per poi fargliele scoccare sulla pelle nuda. Ti ho fregato anche questa volta, fa quella puttana della Dea Bendata. Ma nonostante la capacità indiscutibile di un autore come Vachss, colpevolmente dimenticato in Italia, emotivamente The Getaway Man mi è scivolato addosso, non riuscendo mai a piantare un chiodo che gli consentisse “di mettersi in sicurezza” nel mio cervello, parafrasando il gergo dell’alpinismo. E quindi è caduto giù come un sacco di salami. Se mi capitasse di incontrare nuovamente il buon vecchio Eddie, uno che non può non fare tenerezza, non saprei probabilmente riconoscerlo.

Lo stesso Lansdale, intendiamoci, non si è rincoglionito e la sua introduzione non pare una marchetta. Ha ancora ragione da vendere quando scrive che “Non è un racconto del mistero, non ha un enigma da risolvere. Non vanta buona educazione né è rivestito di eleganti panni letterari, quelli così melliflui e noiosi della letteratura mainstream. Al contrario: indossa un lurido spolverino e calzoni lisi alle ginocchia, così come dalle sue tasche saltano fuori una pistola, un rasoio e un paio di tirapugni d’ottone”, una definizione che calzerebbe bene anche per molti romanzi di Jim Thompson, autore di cui Vachss, almeno per questo lavoro, sembra una reincarnazione. E però, in The Getaway Man, è come se mancasse un tassello, che potrebbe essere un surplus di pathos, oppure la lucida descrizione di una follia o, ancora, quel colpo di scena che realmente è in grado di spiazzare il lettore. Insomma, manca quel fattore X che fa si che non strappiate la copertina del vostro paperback per avere lo sconto sul numero successivo della collana, ma che lo mettiate difilato nella vostra libreria perdendo, così, la possibilità di risparmiare qualche cent.

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2 pensieri su “The Getaway Man. L’uomo della fuga – Andrew Vachss

  1. Credo che il problema stia essenzialmente nel lavaggio del cervello cui è stato sottoposto negli ultimi anni il lettore italiano (e non solo italiano). Tra polpettoni scandinavi inutili anche per fare da zeppa a un tavolo traballante – sono troppo grossi – improbabili vicende di serial killer onnipotenti che neanche Mandrake, figli cugini e nipoti di Codici da Vinci, cripte e cattedrali assortite e compagnia cantante, ormai se non c’è il colpo di scena o la drammaticità portata all’estremo sembra sempre che a un libro manchi qualcosa.

    Difficile che in questo romanzo potesse esserci la lucida descrizione di una follia, scritto com’è in prima persona da un narratore che, per evidenti limiti personali, non è neanche in grado di spiegare perché si ostini a tutti i costi a voler fare quel che fa. La cosa che io ho trovato significativa,nel libro di Vachss, è l’assoluta normalità del crimine, visto quasi come un’attività impiegatizia (i rapinatori) o puramente passionale (Eddie) e praticata da gente che non ha il minimo rimorso di coscienza, che non perde tempo a valutare da che parte sta il bene e da che parte sta il male. Anche perché non gliene frega un beato cazzo, come diceva lo psicopatico in Tiro Mancino di Willeford.

    Ed è un genere che negli Stati Uniti ha precedenti illustri, dagli Amici di Eddie Coyle di George V. Higgins all’appena citato Tiro Mancino, per non contare i tanti romanzi di Richard Stark/Donald Westlake dedicati a Parker, che rapina banche e furgoni blindati con la stessa metodicità del dipendente statale che timbra il cartellino ogni mattina.

    Certo, The Getaway Man è un esercizio di stile, ma a mio avviso dimostra che la grande lezione di Jim Thompson e David Goodis ha ancora molto da offrire agli scrittori di oggi.

    • Appunto: un esercizio di stile. Anche se tutto quello che dici è assolutamente vero, personalmente non mi ha emozionato. Sarà il lavaggio del cervello, ma è così. In merito alla follia, ovviamente, non mi riferivo a questo libro, visto che Eddie è tonto, ma non folle. In Piccoli Crimini, in Iniezione Letale, La legge di Fonzi o Galveston, comunque, non ci sono nè Codici da Vinci, nè serial killer nè colpi di scena particolari. E sono tra le migliori cose lette e recensite ultimamente.

      Sulla lezione di Thompson e Goodis, ovviamente, non posso che sottoscrivere!

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