Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Sangue di mezz’inverno – Mons Kallentoft

Sangue di mezz'inverno

SANGUE DI MEZZ’INVERNO
di Mons Kallentoft
ed. Nord
Traduzione di Alessandro Storti

Non è che a qualcuno freghi realmente qualcosa di quel ciccione obeso impiccato nudo ad un albero nella campagna svedese nei dintorni di Linköping. Ma la polizia deve fare il suo mestiere e cercare di capire come Pallone, altrimenti noto come Bengt Andersson, lo scemo del paese che passava le domeniche pomeriggio ai bordi del campo da calcio della squadra locale a rincorrere le palle che finivano oltre la rete, sia finito lì appeso. E poi puzzava anche. Di piscio, dicevano. Malin Fors, la detective della cittadina svedese incaricata del caso, è quindi necessitata a indagare, a iniziare a spalare la neve e a frantumare il ghiaccio che in questo inverno di inizio Febbraio sembra voler stritolare nel suo gelido abbraccio uomini, cose e sentimenti.

Quello che ne esce è un quadro talmente imbarazzante da far impallidire i molti estimatori della socialdemocrazia scandinava, fenomeno politico che qualcuno cerca di dichiarare morto o comunque in crisi e qualcun altro tenta, all’opposto, di rianimare e riformare. Entrambi, probabilmente, avranno letto uno dei tanti gialli e thriller di autori del Nord Europa che negli ultimi anni, da Stieg Larsson in poi, hanno iniziato ad affollare le librerie di mezzo continente, Italia inclusa. Il romanzo d’esordio di Mons Kallentoft, Sangue di mezz’inverno, pubblicato da Nord Edizioni, non fa eccezione. Si ammazza che è un piacere su di là dove le ragazze sono bellissime e fa sempre freddo. Sarà il passare troppo tempo dentro casa intorno alla stufa a mandare fuori di melone la gente, che poi non trova altro modo di sfogarsi se non facendo a fettine il vicino di casa. Se avevate prenotato una crociera nei fiordi norvegesi, beh, pensateci bene se sia il caso di prendervi parte oppure di considerare per persa la caparra all’agenzia di viaggi, ma evitare, così, di avere a che fare con un Hercule Poirot che invece di chiamarsi Hercule Poirot si chiama Berg Hangendorf.

In Sangue di mezz’inverno, infatti, l’affresco che Kallentoft pennella grazie alle vicende della sua detective Fors è ben oltre all’immaginario che molti di noi si sono fatti di quegli splenditi posti e di quella modernissima democrazia. Linköping non è poi così diversa da Vibo Valentia. Il povero sfigato di turno, il diverso, è preso bellamente per il culo dai rampolli di buona famiglia, tanto che due di loro arrivano addirittura a sparargli dalla finestra di casa con una carabina ad aria compressa. I genitori? Alcuni sono troppo impegnati a far soldi con il loro lavoro– avranno degli avi brianzoli: laurà, laurà, laurà -, altri a intrattenere storie extraconiugali con questo oppure quello. E i ragazzi, intanto, diventano dell’ottima feccia buona solo per concimare i campi e coltivarci gramigna. Però ci sarà il sistema sociale, il welfare state, cazzo. Come no. Infatti i solerti assistenti sociali si prendono cura del povero Bengt: gli passano un assegno che lui impiega per sostentare la propria obesità a furia di burro e salame e una volta a settimana gli chiedono se sia ancora vivo e quando lui alza la cornetta del telefono, probabilmente, sono già soddisfatti che non dovranno perdere tempo con pompe funebri e certificati di morte. Va bene, ma almeno la famiglia sarà solida, no? No. Le famiglie i cui membri, vedi sopra, non sono impegnati a copulare con un mucchio di altre gente esclusi i rispettivi mariti o mogli, passano il resto del tempo ad abbandonare figli nati al di fuori del matrimonio, a fregare armi per andare a caccia di frodo e a rompere le palle in tutte le maniere alla polizia, che in ‘sto casino del menga sembra perdersi e arrendersi. E noi ci lamentiamo dell’Italia. Noi abbiamo i testimoni di Geova, loro agguerriti sostenitori del paganesimo che d’inverno non hanno niente di meglio da fare che meditare – avete letto bene, “meditare” – tutti nudi come mamma li ha fatti a meno trenta gradi. A questo punto: in culo la socialdemocrazia.

La povera Malin Fors e i colleghi del locale dipartimento di polizia dovranno vedersela un po’ con tutte queste strane forme di umanità e in questo marasma trovare il bandolo della matassa che porta dritto dritto all’assassinio di Andersson, consci che non tutto, a questo mondo, può avere una risposta. Soprattutto se c’è gente che si congela le chiappe per meditare.

Sangue di mezz’inverno è un buon giallo che nonostante l’intreccio ottimamente congeniato il cui valore aggiunto è l’esplorazione di una porzione di società così distante dalle news di politica internazionale e in grado di creare uno squarcio nella conoscenza di un Paese troppo spesso eccessivamente mitizzato da chi, come noi, è abituato a credere che tutto quello non va risiede a casa propria, pecca comunque di qualche leggerezza stilistica che ne diminuiscono il valore. Far parlare un morto e farlo nel corso di tutte le 444 pagine del romanzo, ad esempio, pare una pacchianata che Kallentoft poteva tranquillamente evitarsi ed evitarci, a maggior ragione se le parole del morto ammazzato risultano inutili ai fini dell’indagine e della risoluzione dell’arcano. Sangue di mezz’inverno, inoltre, consta di un centinaio di pagine in eccesso utilizzate dal suo autore per “dire troppo”, per entrare a gamba tesa all’interno dei pensieri dei suoi protagonisti piuttosto che far uscire intenzioni e motivazioni semplicemente dai fatti e dalla loro narrazione. Forse sono solo errori di un esordiente, ma è anche per questo che le case editrici pagano gli editor. Per evitare che gli autori facciano parlare i propri morti. I vivi bastano e avanzano.

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10 pensieri su “Sangue di mezz’inverno – Mons Kallentoft

  1. Cristina in ha detto:

    Uh!!!! C’è l’ho da leggere! Che faccio?

    • Il libro non è brutto, ha risvolti molti interessanti e una buona trama. Ha quei difetti stilistici di cui ho scritto, su tutti il far parlare un morto, un espediente che, personalmente, non amo proprio. Kallentoft ci mette cento pagine di troppo, ma recensori ben più esperti di me mi dicono che questo è un marchio di fabbrica degli scandinavi! Non è un brutto libro, credimi. Se l’editor avesse fatto un po’ meglio il suo lavoro, a mio avviso, il prodotto sarebbe stato migliore.

      Se lo leggi poi fammi sapere che ne pensi e se la mia recensione è azzeccata o meno!

  2. Cristina in ha detto:

    Ok, lo leggerò e ti farò sapere. Finisco Cecità e ne devo leggere un paio prima di questo….

  3. Uhm, pensavo di leggerlo, prima o poi, ma visto l’affollamento di libri che ho, direi che la tua recensione mi suggerisce di passare la mano :-/

    • Non parlarmi di affollamento di letture, ne ho una pila che arriva al soffitto! 🙂 Su Sangue di mezz’inverno, secondo me Kallentoft ha dei buoni numeri, soprattutto nella composizione e nella gentione di una trama complessa e articolata, ma pecca dal punto di vista delle scelte narrative quando fa parlare un morto – come gli è venuto in mente, boh – e quando vuole dire troppo con continui corsivi dei pensieri dei propri personaggi. Due palle. Secondo me un buon editor ne avrebbe tratto un lavoro decisamente migliore, ma tant’è…Se ti capita di leggerlo fammi poi sapere che ne pensi!

  4. bravo Andrea 🙂

  5. FR in ha detto:

    La scelta di far parlare il morto non la trovo male e caratterizza questo giallo scandinavo rispetto agli altri.
    Le pagine in più sono una costante dei gialli svedesi (ne ho letti vari) compresi i 3 di Millenium ma questo “andamento lento” è una caratteristica, a quanto pare, irrinunciabile degli autori svedesi.
    I libro mi è sembrato molto buono, forse il migliore dei questo filone dopo i 3 di S.L.

    • Ciao Fr e grazie del commento! Io, quella del morto che parla, invece la trovo una scelta assolutamente non condividibile, apprezzando maggiormente un realismo più concreto. Inoltre, in Sangue di mezz’inverno, questo morto che parla non aggiunge niente di interessante alla storia. Preferirei un morto che si limitasse a fare…il morto! Per quanto riguarda le pagine in più credo tu abbia ragione, anche lettori più esperti di me sul giallo nordico mi hanno confermato la tua stessa opinione. Contenti loro!!

      Grazie ancora! Sei già diventato fan di Pegasus Descending su Facebook? Mi farebbe molto piacere! A presto

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