Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Un colpo di vento – Ferdinand von Schirach

Un colpo di vento

UN COLPO DI VENTO
di Ferdinand von Schirach
ed. Longanesi
Traduzione di Irene Abigail Piccinini

Quando alla tv passano un caso di cronaca nera particolarmente efferato e in cui la colpevolezza è al di là di ogni ragionevole dubbio, mi convinco sempre più della mia impossibilità a svolgere la professione forense. E, beh, almeno questa cazzata me la sono risparmiata, intuendo per tempo, come raramente mi accade, che quel mestiere proprio non avrebbe fatto al caso mio. Non sto qui ora disquisendo di norme generali e assolutamente imprescindibili per ogni Stato che voglia considerarsi “di diritto” qual è il diritto alla difesa, per carità. Non sto parlando di giurisprudenza e di diritto pubblico, ma di chi il diritto lo fa – nonostante il pensiero di studiosi come Hans Kelsen – e cioè degli uomini che poi quel diritto, in un modo o nell’altro, devono applicarlo.

La seguente frase contenuta nel libro d’esordio dell’avvocato berlinese Ferdinand von Schirach, Un colpo di vento, una raccolta di diversi casi che l’hanno visto protagonista come legale difensore, mi ha particolarmente colpito: “Ci si muove sul filo del rasoio. In altri casi è indispensabile che l’avvocato sappia la verità. Conoscere la realtà dei fatti è allora forse il minuscolo vantaggio che salva il cliente dalla condanna. Che l’avvocato sia convinto dell’innocenza del suo cliente non ha alcuna importanza. Il suo compito è difenderlo. Niente di più e niente di meno” [pg. 123]. Obiettivamente questo discorso non fa una piega. Causa che pende, causa che rende. Non si dice così in qualsiasi studio legale? E però io non capisco come si faccia a difendere stupratori e assassini, magari di bambini. Accendete il telegiornale e di accalorate e appassionate arringhe di difesa ne sono pieni i servizi. È giusto che sia così, ma personalmente non riuscirei a prendere le parti di chi ha ucciso. Tutto qui.

Leggere le glaciali storie messe su carta da von Schirach, per un fenotipo come il mio, è quindi ancora più interessante e appassionante. Un colpo di vento è una raccolta di racconti frutto della pluridecennale attività del suo autore. Perché i racconti e non un romanzo? A questa domanda posta da Luca Crovi durante la presentazione milanese del libro, von Schirach ha risposto con cristallina sincerità: “Perché i processi in Germania durano il tempo necessario a scrivere un racconto e non un romanzo”. Semplice. In Italia, invece, ci sono le saghe. Ma non facciamo gli italioti medi, avete ragione.

Lo stile adottato da von Schirach è tanto freddo e cristallino quanto le sue storie raccontate. Non una parola di troppo, non un cedimento a quello che potremmo definire come un vacuo sentimentalismo o pietismo nei confronti delle vittime. Niente. Teutonica frigidità. Lo stile utilizzato dallo scrittore tedesco è al limite della telegrafia: frasi secche ed essenziali suddivise in brevi paragrafi che rendo la lettura una vorticosa discesa nella realtà del delitto. Perché di inventato, in Un colpo di vento, ci sono i soli nomi, così da non incorrere in noiose violazioni della privacy. Tutto il resto è vero. Tremendamente vero.

E allora abbiamo l’anziano medico che fa fuori la moglie rompicoglioni. Però lui è giustificato. Ma anche la storia che vede la yakuza giapponese incazzarsi non poco con due teppistelli a causa del furto di una antichissima tazza. Oppure il custode di museo che, dimenticato per decenni nella medesima sala, va fuori come un balcone. Storie di puttane innamorate, di tonti che poi così tonti non sono e di tipi simili a Chuck Norris, quello che non ha uno scheletro nell’armadio, ma un armadio nello scheletro o non possiede un sistema immunitario, ma un intero battaglione di Navy SEAL al suo posto. Grande Chuck.

Le motivazioni del Male, forse, non hanno bisogno di grandi spiegazioni, di grossi e lunghi giri di parole che tentino, spesso invano, di spiegarne l’origine. Bastano le storie e il loro racconto. È tutto lì. E spesso non hanno una spiegazione vera e propria. Forse ne è convinto lo stesso von Schirach, uno che dopo una vita passata a difendere criminali di ogni specie non può fare a meno di citare, in apertura di libro, Werner K. Heisenberg, il padre del Principio di Indeterminazione: “La realtà della quale possiamo parlare non è mai la realtà <<in sé>>. Schopenhauer parlava del mondo come di rappresentazione. Siamo lì. E però, dopo questa sequela di orrori e di assassinii, l’autore de Un colpo di vento congeda il lettore con un racconto totalmente avulso dall’organicità del libro, “L’etiope”, una autentica favola capace, insomma, anche di strappare qualche lacrimuccia al di là della quotidianità del crimine con cui la polizia si trova costantemente a confronto: “La polizia nel suo lavoro parte dal presupposto che non esistono coincidenze. Gli accertamenti consistono per il novantacinque per cento in lavoro d’ufficio, nell’analisi delle prove materiali, nella stesura di annotazioni, nell’interrogatorio dei testimoni. Nei gialli il colpevole confessa di fronte alle accuse; nella realtà non è così semplice. E se un uomo con in mano un coltello insanguinato è chino su un cadavere, allora è l’assassino. Nessun poliziotto di buonsenso crederebbe che stesse passando di lì per caso e volesse estrarre il coltello dal cadavere per aiutare la vittima. Il commissario che dice che una soluzione è troppo semplice è un’invenzione degli sceneggiatori. È vero il contrario. Quel che è manifesto, è probabile. E quasi sempre anche corretto” [pg. 130]. Ceci n’est pas une pomme.

Su Pegasus Descending è anche possibile leggere il reportage dall’incontro milanese con Ferdinand von Schirach!

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3 pensieri su “Un colpo di vento – Ferdinand von Schirach

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