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Pulp, thriller, hard boiled, noir

La legge di Fonzi – Omar Di Monopoli

La legge di Fonzi

LA LEGGE DI FONZI
di Omar Di Monopoli
ed. ISBN

Inizia come una favola, come una di quelle storie popolari che si raccontano alle feste di paese, in estate e intorno alla quarta birra: “Dapprincipio non c’era niente” [pg. 10]. Lui, quello che sembra saperla più lunga di tutti gli altri, piega leggermente il busto sul tavolone di legno, abbassa la voce di un poco e con fare cospiratorio inizia a parlare.

E allora ci sono i giovani senza speranza che hanno avuto la ventura di nascere in una terra troppo desolata e arrostita dal Sole torrido e assassino. Un posto in cui fa talmente caldo da non vi stupirvi nel vedere due tizi che paiono messicani andare in giro là, sull’orizzonte, appena prima di quella Fata Morgana che vi lambisce la mente con il miraggio e la promessa vacua dell’acqua. Ovviamente non sono affatto, qui due, messicani, bensì marocchini o tunisini sfruttati dall’ennesimo figlio di puttana – che, nonostante la cronica siccità, spuntano come funghi – per raccogliere quegli stessi pomodori con cui stasera vi farete una bella pasta crudaiola. Con questo caldo afoso è una benedizione dal cielo. O dal Nordafrica maghrebino. Ci sono, dicevamo, i criminali. E qui ne abbiamo di tutte le genie: i criminali con la toga nera che, risparmiando i bambini, si dedicano comunque a insozzare la Parola a cui affermano di ispirarsi; il sindaco fottuto, una di quelle persone a cui basta sentire, in lontananza e per sbaglio, il fievole lezzo del potere per montarsi la testa, perché i soldi fanno soldi e i pidocchi fanno pidocchi e Montecitorio non è poi mica così lontano, basta avere gli amici giusti; l’ingegnere, che nella favola qui raccontata prende il posto di quello che io chiamo abitualmente “il geometra”, quello che ha le mani in pasta in tutto. C’è da rifare il marciapiede? Presente. La scuola perde acqua? Presente. Da vendere un pezzo di terre al Comune? Sempre presente. L’avrete sicuramente anche voi nel vostro piccolo Comune sperduto tra le Alpi o gli Appennini, pensateci un poco e attribuitegli una faccia. È più facile di quello che potreste pensare; infine i criminali che fanno più casino, quelli che oltre a truccare appalti e a ricevere immotivate prebende hanno pure il vezzo di mettersi a sparare alla gente. Nando Pentescote detto Manicomio e Giovanni Pentecoste, il secondogenito, detto Fonzi sono due di questi. Skùppetta, invece, è uno sfasciacarrozze che in assenza di Nando, che si è fatto un tour turistico in carcere a causa di un omicidio su cui ancora vertono molti dubbi in merito alla sua autentica colpevolezza, ha preso il posto del boss locale, cominciando a decidere quando deve piovere e quando fare bello. Ma ora Manicomio sta per uscire – o forse è uscito prima del previsto – e all’orizzonte aleggiano come cumulonembi neri carichi di pioggia cazzi amari per tutti.

Non tutte le favole hanno il lieto fine, almeno non quelle che non hanno subito la “modifica Disney” nell’immaginario popolare. La legge di Fonzi (ed. ISBN), stilisticamente parlando terzo capitolo della trilogia delle “orecchiette western” firmata da Omar Di Monopoli, uno dei nostri migliori scrittori italiani, si inserisce appieno nel solco di queste favole non consolatorie meticciate e intessute attingendo al ricco materiale che il mito e le storie di paese forniscono. Chi è, infatti, Giovanni Fonzi? Perché, appena prima della ricomparsa di Nando Pentecoste in questo paesino bruciato dal Sole tra Taranto e Brindisi, ricompare questa figura barbuta e misteriosa? E dove è stato in tutti questi anni? Sono tutte domande a cui non si può dare una risposta univoca, perché una risposta univoca non c’è. Ognuno, ogni paesano e, progressivamente, ogni generazione che inesorabilmente si susseguirà, racconterà la propria versione della storia, colmerà in modo autonomo i buchi che sono stati lasciati nella trama e rispettati con venerazione da Di Monopoli. Quello che ne salta fuori è un Sud senza speranza in cui anche l’amore, come sosteneva Bukowski, è un cane che viene dall’inferno.

Non ha senso, commentando La legge di Fonzi, chiedersi se questo Sud sia vero oppure conceda molto alla propria rappresentazione. È questo il Sud dell’immaginario popolare declinato in salsa nera, in un connubio esplosivo tra il genere noir e l’ampio respiro verista di cui lo scrittore di Manduria – forse in compagnia di Walter Siti e Marcello Fois– è attualmente un esponente d’eccezione, anche grazie alla sua capacità di manipolare la lingua attraverso la resurrezione di una parlata atavica e grezza che piomba il lettore in mezzo ai sassi e agli sterpi del tacco d’Italia.   

“Quando mi hanno mandato qui, tutti non facevano che ripetermi che la Sacra Corona Unita sarebbe stata l’ultima delle mie preoccupazioni. Lo Stato è intervenuto, dicevano, e l’organizzazione smantellata. Eppure in giro vedo tante di quelle storture, tanto di quel veleno, che a volte penso che quella era solo una sigla, niente di più. Un nome di comodo a uso e consumo dei giornali. Prima c’erano quelle tre parole, adesso ce ne saranno altre e poi ne verranno di nuove. E dietro ognuna di esse sempre la stessa rabbia, la stessa assoluta incapacità di produrre altro che non sia ancora più rabbia” [pg. 124]. Sostiene un antico detto ebraico che Dio non distrugge il mondo per quei 36 Giusti che lo abitano. Ma Dio, forse, ama anche la grande letteratura, permettendo che certe situazioni esistano affinché qualcuno, un giorno, ne faccia storie immense. Quella raccontata da Omar Di Monopoli ne La legge di Fonzi è, probabilmente, una di queste.

Potete anche leggere una intervista esclusiva rilasciata da Omar Di Monopoli a Pegasus Descending!

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6 pensieri su “La legge di Fonzi – Omar Di Monopoli

  1. Pingback: Novità in libreria: La legge di Fonzi di Omar Di Monopoli « Pegasus Descending

  2. splendida, Andrea, grazie (linkato sul mio blog)!

    • E’ splendito il tuo libro, Omar. Spero solo di essere riuscito a trasmettere quanto mi sia piaciuto e quanto La legge di Fonzi sia un’opera importante per la letteratura italiana contemporanea. Grazie per il link!

  3. Valter in ha detto:

    Ho seguito il tuo consiglio 😀 . Davvero un ottimo libro , eccellente per narrazione e linguaggio ; l’intreccio sempre avvincente

    • Sono contento che ti sia piaciuto, Valter, anche perchè così non ti devo rimborsare gli euro del libro! 🙂 Scherzi a parte, è facile consigliare un libro come questo. Omar Di Monopoli è veramente un eccellente scrittore, c’è poco da fare!

  4. Pingback: “Il mio Fonzi? Un buzzurro-meridionale”. Chiacchierando con Omar Di Monopoli « Pegasus Descending

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