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Pulp, thriller, hard boiled, noir

Antonio Pennacchi vince il Premio Strega

Antonio Pennacchi

Io già lo sapevo che avrei fatto la figura del pirla con ‘sta storia di voler fare l’oracolo di Delfi e di prevedere chi avrebbe vinto l’ultima edizione del premio Strega. Lo sapevo. Vincerà Silvia Avallone perché è politicamente corretta, è un’insegnante precaria con il sogno del contratto fisso – come da lei dichiarato ieri sera a Lamberto Sponsini, conduttore della cerimonia di premiazione – e pubblica pure con Rizzoli dopo tre anni di vittoria da parte di Mondadori. Lo meriterebbe Antonio Pennacchi, per Canale Mussolini, il libro in concorso, e per tutto quello che ha scritto in passato. Pennacchi è un autentico biografo della nostra nazione. Ma suvvia, vogliamo forse dare il più prestigioso premio letterario italiano a un sessantenne con un passato da fascista impenitente, anche se parzialmente lavato dal cambio di campo? Chissenefrega delle sue qualità letterarie, mica stiamo parlando di letteratura qui! E invece, per una volta, un premio l’ha vinto il migliore in concorso. A me altro non resta che la figura del pirla, anche se stavolta ha il sapore del miele.

Pennacchi, a dire il vero, non si capisce bene cosa c’entrasse, ieri sera, con l’ambiente dello Strega. Ovviamente io mica ero lì. Non perché non mi avessero invitato – tra Veltroni, De Mauro e Mieli volete che non abbiano invitato pure Pelfini? -, ma perché una situazione di fottuto stress cronico mi ha fatto prendere un bello spavento. Riposo assoluto. Faccio una piccola deroga per questo post, non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione, si capisce. Comunque, torniamo al nostro Ninfeo di Villa Giulia in Roma. Panoramica e flash sui presenti. Tette da fuori, abitini striminziti che cingono le chiappe di vecchie più vecchie di mia nonna – e non oso pensare dove vadano a finire quelle chiappe e quelle tette quando la camicia di forza, ahimè, viene tolta. Brrrr… – disoccupati vari che non avendo un cazzo di meglio da fare non possono evitare di perdersi uno degli eventi più chic d’Italia, una di quelle uscite mondane a cui ti basta una ripresa di mezzo secondo da parte della Rai per salire al soglio di intellettuale, di lettore. Cazzo, però, quello sta pure allo Strega, guarda che statura, che cervello. Uuuuu. Facciamogli dirigere l’Unità. Sì sì, che idea che hai avuto! E infatti, tra gli altri, non potevano mancare, che ne so, Veltroni e Rutelli, che non so se fossero presenti nelle loro vesti di ex sindaci di Roma o di trombati in un po’ tutte le cariche che hanno rivestito. Credo la seconda. Vuoi non invitare un fine scrittore come Veltroni? O un esperto in lingue straniere come Rutelli? Totò, dalla tomba, lo sta ancora prendendo per il culo, a Rutelli, per il suo spot di sostegno al turismo italiano. Intanto, nessuno avrà letto una mazza di quello che lo Strega propone, ma tutti magnano e sbevazzano che è un piacere. Ganasce che triturano, mescolano e mescono con un bianchino fresco fresco che è un piacere. Chi vince, chi vince? E chi cazzo è?

Il logo del Premio Strega

Ma poi c’è un mucchio d’altra gente chicchissima: Paolo Mieli che ha la bontà di dirci per chi ha votato, visto che manco con il presidente della Repubblica si riesce ad avere così tanta riservatezza; Cesare Romiti, una sorta di papa che dispensa consigli e ci comunica che ieri sera ha rivisto Vacanze romane. Adesso posso andare a dormire in pace; Tullio De Mauro, uno che se ride gli piomba sulla testa un meteorite, ma, cosa volete, stiamo parlando di cultura e libri, mica cose divertenti su cui si possa ridere. Poi scassano la minchia che i ragazzi, ‘sti drogati infoiati di sesso, non leggono, non sanno scrivere, leggete leggete. Se me lo dicesse De Mauro manco io leggerei; Alain Elkann, a cui Sposini, mannaggia a lui, non chiede se ha seguito il consiglio di un noto blogger italiano in merito alla destinazione del suo voto; e, infine, lui, il genio: Federico Moccia, da solo, perché Babi e Step erano a riempire Ponte Milvio di lucchetti. ‘Sti rompicoglioni. Mancavano solo Pippo e Topolino, che però hanno avvertito di essere rimasti bloccati all’ingresso del raccordo anulare. Non avevano l’euro per pagare il nuovo balzello testé introdotto.

Ah, sì, dimenticavo: c’erano pure i cinque candidati alla vittoria finale, anche se forse sarebbe meglio dire i due candidati, visto che non c’è mai stata gara. Avallone, Pennacchi, Nucci, Pavolini e Sorrentino. Anche quest’anno il copione vuole un testa a testa serrato tra i due più accreditati competitori, Pennacchi e Avallone, con il colpo di scena finale: vince Pennacchi. Oibò. Dedica il grappino di rito al fratello da poco scomparso e alla nipotina in arrivo a breve. Si viene e si va. L’importante è mettergliela in culo allo stress e a chi ti vuole, ogni giorno, dire cosa devi fare e cosa devi dire.

E ora sono cazzi suoi, di Pennacchi: lo aspetta l’intervista con Marzullo. Pacatamente. Ma sono cazzi solo suoi.   

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2 pensieri su “Antonio Pennacchi vince il Premio Strega

  1. Leggo solo adesso, fortissimo, Andrea for President! 🙂

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