Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Invictus

Invictus

INVICTUS
di Clint Eastwood
con Morgan Freeman e Matt Damon

Lo sport apre quegli spazi che all’epica sono stati preclusi dalla quotidianità spinta da una folle corsa verso il nulla. La politica, a volte, riesce a sbirciare all’interno di questo spazio in cui la narrazione dell’incredibile trova una propria dimensione, per perdersi, poi, in quella stessa quotidianità fatta di delibere di consigli comunali, di appalti truccati, di mezzucci per compiacere questo o quell’altro che hanno finanziato la campagna del sindaco, perdendo ogni potenzialità di ampio respiro nello sguardo troppo breve della legislatura, delle prossime elezioni che incombono e della campagna elettorale che è sempre in atto. Sono le storie narrate in film come Invictus di Clint Eastwood, tratto dal libro di John Carlin Playing the Enemy: Nelson Mandela and the Game That Made a Nation a consentire alla politica di riappropriarsi di quelle potenzialità visionarie e immaginifiche che, nella giusta misura, dovrebbe essere in grado di conservare.

Invictus è un film buonista? Forse. O, più semplicemente, è un film in grado di mettere in mostra, per una volta, la grandezza a cui l’uomo può ambire, trascurando, anche solo per un attimo, i molti punti oscuri che le storie e le biografie celano tra le loro righe. Il Sudafrica di Mandela e quello odierno – che poi non sono passati che una manciata di anni tra l’uno e l’altro – sono tutt’altro che quella Rainbow Nation di cui spesso si parla. La criminalità è a livelli incommensurabili, con i suoi 18.000 omicidi all’anno; l’AIDS ha assunto le dimensioni di una epidemia devastate in grado di minare il futuro di uno Stato, i suoi giovani; l’economia stenta a decollare e la povertà è ancora lontana dall’essere un remoto ricordo; la disuguaglianza fondata sulla differenza razziale ancora largamente diffusa, nonostante una classe medio-borghese sembri, lentamente, diffondersi. In questo contesto il film di Clint Eastwood può realmente apparire come un cioccolatino poggiato su un mare di merda, allo stesso modo dell’attenzione e della frenesia da Mondiale di Calcio che manda in fibrillazione i cuori calcistici di qualche miliardo di persone nel mondo. Il problema è che dal 12 Luglio, il giorno dopo la disputa della finale di Johannesburg, il sipario calerà e tutti torneranno a fottersene di tutto. Gli stadi, inesorabilmente, inizieranno a diventare obsoleti e a creparsi, i palloni a sgonfiarsi e tutto riprenderà come prima. Appuntamento al 2014 in Brasile, con altri scorci di povertà, di samba e di reportage con attaccato il cartellino “Da consumarsi prima della finale di calcio”. Tutto ciò non ha senso. Non hanno senso le campagne dell’Unicef o di quelle mille associazioni che, meritoriamente, si impegnano a portare aiuti in Paesi poverissimi. La domanda giusta da porsi, forse, sarebbe “Perché le cose, nonostante gli sforzi, non migliorano?”. E se le cose migliorassero veramente, i problemi sarebbero ugualmente molti. Cosa succederebbe se tutti i cinesi scoprissero la carta igienica, ad esempio? Un disastro.

Clint Eastwood, in qualche modo, considera solo marginalmente il contesto sociale entro cui il suo Invictus si svolge. Quello che gli interessa, forse, è raccontare una storia e parlare, per una volta, della politica con la P maiuscola. I personaggi, allora, sono tutti positivi ed estremamente buoni, il cambiamento in meglio è possibile, basta crederci e lavorare duramente affinché esso diventi reale. Eastwood lo dice espressamente: non ci sono trucchi o scorciatoie. Le cose non ti piacciono così come sono? Bene, invece di stare lì a lamentarti tutto il giorno, rimboccati le maniche e inizia a lavorare per cambiarle. Mandela ha passato 27 anni, ventisette, in un bugigattolo su un’isola, prigioniero di una della più pazzesche operazioni di prevaricazione dell’uomo sull’uomo. Ma in quei ventisette anni ha lavorato duramente su se stesso per essere pronto con l’appuntamento che il destino, di cui lui era padrone, gli avrebbe offerto. È da questa esperienza che il leader del nuovo Sudafrica democratico trarrà la forza per perdonare il proprio nemico, avendo ed allenando continuamente la sua capacità di immaginare un futuro impossibile che affonda le proprie radici in un passato fatto di odio e violenza. Sarebbe come far coesistere all’interno di una stessa gabbia, per restare all’interno del contesto africano, la zebra e il leone. Si può scegliere la strada di Mugabe, in Zimbabwe, o quella di Mandela in Sudafrica. La prima si fonda sull’odio e la vendetta, la seconda sul perdono e la conciliazione. È dura. Ma una delle due ha, almeno, una flebile speranza.

È per tale motivo che derubricare il film di Clint Eastwood a mera operazione buonista non può convincermi. Quella che viene narrata in Invictus, probabilmente, è una favola dalla fortissima valenza simbolica e retorica. Ma è una favola reale, qualcosa che è avvenuto. Manca di sfaccettature, anche se le scene iniziali di contrapposizione tra l’opulenza bianca e la povertà nera sono estremamente potenti. Allo stesso tempo, il rischio dell’agiografia è sempre dietro l’angolo. Invictus manca di quella complessità che sarebbe indispensabile per raccontare in modo realistico un Paese complesso come il Sudafrica, ma non era questo l’intento del regista americano. Il film di Eastwood, al contrario e nonostante il ricorso, a tratti, di uno stile registico quasi documentarista, è solamente una boccata d’aria sopra la superficie della nostra piccolezza e la sottolineatura del potere salvifico dei sogni, delle idee e dell’immaginazione. Pensare l’impossibile è il primo passo per renderlo reale. Nello sport, in politica, nella scienza. Ma queste, me ne rendo conto, sono le parole di un innamorato. Prendetele come tali.      

Di seguito il trailer di Invictus di Clint Eastwood:

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5 pensieri su “Invictus

  1. Valter in ha detto:

    Se ritengo che sia un film minore rispetto ai precedenti, ti arrabbi? 😀

    • Eh eh…No Valter, figurati, non mi arrabbio. Non lo definirei “minore”, piuttosto “diverso”, frutto di Eastwood più “nonno”, che dopo aver esplorato in lungo e in largo le tante brutture e ingiustizie del mondo, vuole raccontare al proprio nipotino una storia con un lieto fine, una storia che infonda speranza. Come tutte le favole ha anche Invictus il suo grado di semplificazione e il suo contenuto retorico e simbolico, ma mi è piaciuto, mi ha emozionato. Ammetto che non ha l’estrema complessità di film come Un mondo perfetto, Gran Torino, Million Dollar Baby e altri, ma, ribadisco, credo che l’obiettivo fosse un altro. Però, ripeto, con il lavoro di Clint Eastewood il mio spirito critico va a farsi benedire!!

  2. Vitandrea in ha detto:

    In realtà il film non l’ho ancora visto. Di Eastwood ho in programma di rivedere Un mondo perfetto e Gran Torino. E volevo fare i complimenti per il restyling del sito 🙂

    • Ciao Vitandrea, grazie, sono contento che ti piaccia e che hai notato la novità! Entrambi i film da te citati sono nettamente superiori a Invictus, c’è poco da dire. Gran Torino è sempre stato il mio preferito, fino alla visione di Un mondo perfetto, che l’ha scalzato. A mio avviso è semplicemente magnifico!! Ovviamente fammi poi sapere che ne pensi!

  3. Pingback: Guida ai migliori film del 2010. Secondo noi. « Pegasus Descending

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