Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Giornataccia a Blackrock – Kevin Power

Giornataccia a Blackrock

GIORNATACCIA A BLACKROCK
di Kevin Power
ed. Tropea
Traduzione di Sebastiano Pezzani

Truman Capote semina e Kevin Power raccoglie. Giornataccia a Blackrock, lavoro d’esordio dello scrittore di Dublino edito da Tropea, si inserisce di diritto in quel filone narrativo in grado di mischiare sapientemente il reportage agli strumenti narrativi maggiormente affini alla narrativa e alla fiction. Personalmente apprezzo molto questo determinato modo di raccontar storie; non a caso mi richiamo apertamente al new journalism e, in particolare, alla sua variante estrema, quel gonzo journalism reso celebre da Hunter S. Thompson.

In Giornataccia a Blackrock sappiamo praticamente tutto fin dall’inizio: chi è morto e da chi è stato ammazzato, dove, come, quando e la sua condanna. Tutto. Power non si concentra, quindi, sul “cosa” è successo, bensì sul “perché”. E per farlo deve necessariamente calarsi con tutte le braghe nelle vite dei protagonisti di questa vicenda, nella loro quotidianità, nei loro sogni, nei loro amori e, più banalmente, nel loro modo di impiegare il tempo che è stato loro concesso.

È una sera come tante fuori da un pub come tanti a Blackrock. Richard, Stephen e Barry, come di consueto, hanno bevuto come delle betoniere. Basta una mezza chiacchierata tra Laura, la fidanzata gnoccona di Richard, con Conor, il suo ex fidanzato, per far scattare una di quelle mega risse tanto anglosassoni. Botte da orbi da tutte le parti. Conor è a terra. Uno, due, tre calci in piena testa. L’ultimo è di Richard. Gliela abbiamo fatta vedere a quello stronzetto. Poco ore dopo, quello stronzetto, morirà in un ospedale della capitale irlandese. Fine della storia: “Capirono che quel mondo meraviglioso, il mondo delle serate in giro per Blackrock, il mondo delle squadre della Senior Cup e delle case perfette e dei genitori tolleranti gli era precluso per sempre” [pg. 245].     

Perché? Power impiega molte pagine nel tentativo di trovare una risposta a questa domanda sorta dall’osservazione di, evidentemente, molte sere in Irlanda a tracannare birra. Le vite dei protagonista del libro sono inventate, ma l’omicidio del ragazzo in una rissa di strada al di fuori di un pub, invece, è assolutamente reale. Tutto frutto della povertà e del degrado? Per niente. Sono tutti ragazzi belli, colti e ricchi, tutta gente che ha per le mani un futuro ben più che roseo dei loro genitori e un gruzzolo da far fruttare al meglio. E invece tutto quello che fanno è allenarsi per giocare a rugby e sballarsi con fiumi di alcool cercando di scopare la prima che passa a tiro. I ragazzi di Blackrock sono i ragazzi della cosiddetta Dublino bene, cresciuti in una bambagia che invece di salvarli li condanna alla perdizione più totale, anche a causa di un sistema di valori – si può ancora usare questa parola? – che vede nel successo, nell’ostentazione di una bella casa con piscina e nella consorteria più bieca fondata sulla raccomandazione  i propri capisaldi. Però, cazzo, sono tutti dei bravi cattolici: “Nel rigore del loro cattolicesimo, però, c’erano delle eccezioni. Ovviamente, Richard e Laura avevano fatto sesso nel pomeriggio del 30 agosto, nella classica posizione del missionario. Mentre giaceva sul letto di Laura, il profilattico che avevano utilizzato era ancora nel cestino del bagno privato della camera da letto di Laura, avvolto nella carta velina. Malgrado, per motivi religiosi, nessuno dei due credesse nella contraccezione, non gli sarebbe mai neppure passato per la testa di fare sesso senza il preservativo” [pg. 191]. La stessa ambiguità è riscontrabile, ancora, nel rapporto di questo gruppo sociale con le droghe: “Richard e Laura erano molto rigidi in materia di droghe. Che ciò non impedisse loro di essere ubriachi fradici tutte le settimane è solo l’ennesimo aspetto contraddittorio dei loro caratteri, l’ennesimo elemento che mi rendo conto di non poter spiegare” [pg. 255]. Già, quello di Kevin Power, alla resa dei conti, è un fallimento. La situazione è ammantata da una assurdità tale che non si riesce a trovare una spiegazione plausibile ai fatti. Perché è accaduto quel che è accaduto? Boh.

Allo scrittore non resta altro da fare, quindi, che dare fondo al proprio talento narrativo e limitarsi a descrivere quegli stessi fatti mediante la cronaca di chi erano Richard, Laura, Conor e compagnia, prendendo loro come esempio ammonitore, ma senza morale, nei confronti di una intera generazione che avendo perso la curiosità di scoprire il mondo si perde dietro il futile, l’ingannevole e l’incomprensibile autodistruzione personale attraverso l’uso smodato di alcool. Però Richard e Laura, la vile Laura, sono severi nei confronti delle droghe. Richard e Laura, la bulimica, hanno le idee chiare: i contraccettivi sono sbagliati. Lo dice padre Connelly. Però poi fottono come ricci e bevono come un battaglione di alpini. Il problema è che non si capiscono le motivazioni di tutto ciò. Parole, addirittura libri si potrebbero spendere e scrivere sugli ipotetici perché del naufragio di una intera generazione, in questo caso la più ricca e, in teoria, la più fortunata che un Paese fino a pochi decenni fa poverissimo abbia mai avuto. Ma, per fortuna, Power è irlandese ed è dell’Irlanda che sta parlando. Già. Dell’Irlanda.

Di seguito la bella videointervista rilasciata da Kevin Power a Marta Perego in occasione della presentazione italiana di Giornataccia a Blackrock. Video che, oltre allo scrittore, presenta altri notevoli motivi di interesse. Le colleghe più carine con le quali condividevo i reportage dalle varie sagre delle ciliegie e delle castegne in Val d’Ossola avevano il pizzetto. Altri tempi. Per questo mi sono aperto un blog.  

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2 pensieri su “Giornataccia a Blackrock – Kevin Power

  1. Hello, its pleasant piece of writing regarding media print, we all be familiar with media is a enormous source of facts.

  2. Your way of explaining everything in this piece of writing is in fact pleasant, all can easily be aware of it, Thanks a lot.

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