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Pulp, thriller, hard boiled, noir

Caro marito – Joyce Carol Oates

Joyce Carol Oates

È agghiacciante il racconto “Caro marito” di Joyce Carol Oates, contenuto nella raccolta Notti senza sonno. La Oates utilizza una struttura epistolare per raccontare una di quelle cose talmente tremende da essere ancora in  grado – ormai forse le uniche – di farci sobbalzare sulla sedia.

Lauri Lynn, una di quelle brave ragazze che si incontrano nei college degli States e che sembrano avere scritto in faccia “Sono una brava ragazza americana”, stermina la sua famiglia. Cinque figli. E scrive al proprio marito, assente per lavoro o forse in fuga grazie a quel lavoro, i fatti e alcune, poche e confuse motivazioni. Il racconto della Oates fa venire i brividi, sia per quello che racconta sia per la sua bravura. È qualcosa di incredibile come riesca in così poco spazio a gettarci in un mondo e in una data società con le sue modalità di pensiero, evidenziandone i forti e numerosi condizionamenti che le aspettative altrui possono caricare su spalle che a volte possono anche essere troppo fragili per sopportare determinati fardelli.    

Attraverso le parole di Lauri Lynn la scrittrice americana scrive il proprio J’accuse nei confronti di un mondo fatto di apparenze e di muri perfettamente intonacati entro cui si celano tragedie che solo agli stolti possono apparire incomprensibili o frutto della pazzia. Nessuno se n’è accorto perché nessuno ha voluto vedere. È più facile voltare lo sguardo, perdersi nella convinzione che lasciando fare, prima o poi, le cose che non vanno si aggiustano da sole. È vero che una vita da Don Chisciotte è una vita tragica altrettanto quella di uno Jacopo Ortis, ma in mezzo qualcosa c’è: il lavoro quotidiano su se stessi e su chi ci sta accanto; la discussione critica – addirittura socratica – delle nostre convinzioni, delle nostre incancrenite abitudini; la consapevolezza, alla Carl Schmitt, che chi ti parla di umanità è perché sta cercando di fregarti. Come i preti, i profeti o i rivoluzionari. Le convinzioni granitiche portano alla tragedia? L’amore, forse, ci salverà. E quando non c’è, Joyce Carol Oates ci racconta cosa accade, mostrandoci il mondo introno attraverso gli occhi di una vittima che diventa carnefice o forse un carnefice che si tramuta in vittima. Distinguere è spesso difficile. Ma le conseguenti tragedie sono buone solo per un titolo di giornale.  

 

Notti senza sonno

Potete anche leggere le recensioni dei seguenti racconti contenuti in Notti senza sonno:

BIG MIDNIGHT SPECIAL di James Lee Burke
LA FESTA DEL PAPA’ di Michael Connelly

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29 pensieri su “Caro marito – Joyce Carol Oates

  1. Guarda, Pegasus, francamente penso che la Oates rappresenti davvero una delle vette più alte della letteratura nordamericana (talvolta, addirittura, pensa un po’ che arrivo a dire, mi sembra mille volte meglio di Roth, di Mailer e di un sacco di miti assoluti ed acclarati)… come descrive lei la mente umana, come descrive lei la banalità del male, bhé, ecco, non ce n’è per nessuno!!!! (tutti in coro: NO-BEl, NO-BEl, NO-BEL:-)

    cheers

    • Sai che a parte questo racconto appena recensito non ho mai letto niente di suo? Sono sempre stato intimorito dall’eccessiva prolificità di uno scrittore…Della Oates c’è sempre una novità in libreria, non so mai quando e da che parte iniziare! Tu da che titolo mi consiglieresti di iniziare per colmare la mia lacuna?

  2. Caro mio, fiondati subito a ordinare STORIE AMERICANE edito da Il Saggiatore (raccoglie il meglio dei racconti più conturbanti della scrittrice) ma anche ZOMBIE (se riesci a trovarlo) è magnifico per come entra nella testa di un assassino. Comunque, se posso osare, direi che qualsiasi titolo vai davvero a colpo sicuro, con la Oates non ci sono cedimenti (lo so, sto sbrodolando, ma ‘sta tipa qua condensa in sé Flannery O’Connor, Hemingway e un sacco di altra roba con una nonchalance in-cre-di-bi-le: e non scherzo, ha scritto pure di pugilato, leggiti il saggio su Tyson e sbalordirai)
    vabe’, a presto
    OMAR

  3. luigimilani in ha detto:

    La Oates è grandissima.

  4. luigimilani in ha detto:

    Grazie a te per le interessanti recensioni e segnalazioni (e spero che la tua postilla non sia una minaccia, eheh!). 🙂

  5. Valter in ha detto:

    Ho letto parecchio della Oates, una grande scrittrice ; ti consiglio L’età di mezzo ( Oscar Mondadori) e Una famiglia americana (Il saggiatore tascabili)
    Buona lettura 🙂

    • Grazie dei suggerimenti Valter! Mi sto dirottando verso L’età di mezzo e i racconti di Storie americane, anche se Una famiglia americana mi attira molto…Vediamo un po’ quello che riesco a raccattare il libreria, sempre che le novità editoriali mi diano tregua (cosa che sarei pronto ad escludere…)

  6. luigimilani in ha detto:

    Concordo con Valter: L’età di mezzo è forse il libro che preferisco. Mi accingo però ad aggredire “Acqua nera”, dedicato alla brutta vicenda che vide coinvolto Ted Kennedy many years ago.

    • Acqua nera mi è passato tra le mani un sacco di volte in quei mucchi di libri a due euro, edizione NET mi pare…Non mi aveva mai molto attirato, però! Quando l’hai letto fammi poi sapere che ne pensi, Luigi!

  7. Una Famiglia americana è assolutamente fenomenale ma forse è bene cominciare con un sunto dei migliori racconti, ecco perché avevo consigliato STORIE AMERICANE (tra l’altro edito da Marco Tropea e non, come segnalato, dal Saggiatore – che però sino a qualche mese fa erano la stessa cosa facendo parte del medesimo gruppo, ovvero quello dei miei amici ISBN:-). Comunque ribadisco: qualsiasi pezzo della Oates è una spanna più sù della quasi totalità della roba che si trova sugli scaffali delle librerie nostrane… (e vai, ennesimo sbrodolamento: che dire? Sono innamorato di questa scrittrice, che ci posso fare?)
    salud
    PS “Acqua nera” è ok, meno di altra roba ma comunque ok!

  8. Valter in ha detto:

    A proposito di Nisbet, mi mancano 40 pag per terminare Prima di un urlo; poi ho deciso di leggere
    Il caporale Lituma sulle Ande (appena ripubblicato da Einaudi tascabili) dell’ eccellente Mario Vargas Llosa (insieme a Philip Roth uno dei preferiti in assoluto). Che ne pensate?…. dibattito aperto… 😀

    • Di Nisbet mi ha fatto impazzire Iniezione letale, il miglior noir dello scorso anno (tra quelli pubblicati in Italia, perchè l’edizione originale risale al 1989)…Roth grande, ma McCarthy non ha eguali, neanche il buon Philip gli si può avvicinare!

  9. Vabe’, McCarthy è un altro pianeta, però appartiene ad una tradizione diversa rispetto a Roth, e altrettanto diversa in confronto alla Oates, per cui i paragoni in fondo non si possono fare così, aggratis:-)

    E poi non dimenticate che sulla letteratura nordamericana c’è l’inarrivabile Troika Melville/Faulkner/Steimbeck a incombere…

    • Apparterrà a un’altra tradizione, ma allora anche quella tradizione è superiore (almeno a Roth, per la Oates non posso pronuciarmi). Uè, stiamo parlando sempre di vette letterarie, scrittori immensi, ma a mio avviso non solo un paragone è sempre possibile, ma non c’è neppure storia tra Roth e McCarthy. Il secondo ha, a mio avviso, un respiro epico realmente immortale, capace di sopravvivere ai tempo e al tempo. Roth lo vedo un po’ più debole, invece, da questo punto di vista. Però i giudizi letterari e sull’arte in generale sono necessariamente viziati dai gusti personali…abbiate pazienza!

  10. luigimilani in ha detto:

    Si, vabbeh, Roth è notevole, anche se spesso un po’ troppo ossessionato dal sesso (solo lui, eheh?), ma – risalendo lungo quel percorso – Saul Bellow allora dove lo mettiamo? 🙂

  11. Valter in ha detto:

    Saul Bellow lo mettiamo sicuramente tra i grandi!!!
    Che McCarthy non abbia eguali, ho qualche dubbio…. ma ti perdono Pegasus, non avendo letto
    la sua trilogia ( quindi, forse un’aggravante per me e un’attenuante per te) 😀

  12. E Sherwood Anderson? E Erskine Caldwell? E la O’Connor? E poi ci stanno i vari John Updike, John Fante, FF Fitzgerald, e naturalmente che dimentichiamo Papa Hemingway? La faccenda, signori miei, è molto complicata, perché diciamocela tutta: in America c’hanno una Grandissima tradizione Letteraria (cazzo Mark Twain!!!)

    • Minchia John Fante, Omar, John Fante!! Quando sento pronunciare il suo nome mi ciapa un’invidia! Mi piace troppo Fante e, secondo me, rimane ancora sottovalutato, nonostante sembri in atto un’opera di rivalutazione. Allora te ne dico un altro di nome: Upton Sinclair. E poi c’è il mio maestro putativo, Hunter S. Thompson. Ma qui non posso essere obiettivo, sono fottutamente di parte! 🙂

  13. luigimilani in ha detto:

    Sì, hai ragione: nomi come Fante, Fitzgerald e Hem (e London, allora?) sono il mio Gotha personale, e non solo il mio, per fortuna… 😉

    • Eh sì, di grandissimi scrittori gli States ne hanno sfornati…E ci sarebbe anche da chiedersi il perchè siano concentrati tutti lì. Io al Caso credo fino a un certo punto e in determinate percentuali…

  14. claudia in ha detto:

    ho letto quasi tutto della Oates ed è semplicemente superba. Mi unisco al coro NO-BEL NO-BEL NO-BEL!!!

    • Ciao Claudia, grazie del commento! E io, ancora una volta, mi devo ripromettere di approfondire meglio la lettura di una autrice che, purtroppo, non conosco così bene!

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