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Pulp, thriller, hard boiled, noir

“La carne umana sa di cagnolino”. L’incontro con Ferdinand von Schirach

Colombo, Carrisi e von Schirach

Non è che un avvocato debba proprio accettare tutti i clienti che il Caso gli para davanti, anche se, forse, la necessità di fare cassa può essere una giusta motivazione a chiudere un occhio. Anche due. Causa che pende, causa che rende. E il professore di diritto penale ai tempi del Donato Carrisi studente di giurisprudenza aveva pochi dubbi. Alle domande curiose di studentelli pieni di brufoli, ormoni e ideali rispondeva serafico: “Avrei rifiutato solo Caino”. Che se poi vai a vedere bene, forse pure lui aveva le sue buone motivazioni per far fuori quello stracciapalle di un Abele, il classico cocco di papà, quello che va bene a scuola e si trova una ragazza con la gonna lunga e gli occhiali.

Ma se Caino avesse avuto un avvocato difensore, sarebbe probabilmente stato il teutonico Ferdinand von Schirach, autore della raccolta di racconti Un colpo di vento (ed. Longanesi), dal 6 Maggio in libreria. Intervenuto a Milano a presentare la sua prima fatica letteraria, lo scrittore e avvocato tedesco parla così come scrive. Pochi fronzoli, frasi secche, quattro parole ed è detto tutto. O almeno così la traduttrice ha tradotto. Faccio un autentico atto di fede. A metà serata, a diretta domanda del conduttore Luca Crovi che commentava lo stile di von Schirach, <<uno capace in una paginetta di dire cose spietate, leggetevi il racconto Amore>>, non si sa come ma ci si è infilati nel tema “cannibalismo”. Leggendo un passaggio di Un colpo di vento si è fatta una breve summa di tutti i cannibali del mondo e della Storia, per poi sperticarsi in considerazioni gastronomico culinarie: <<Chi ha assaggiato la carne umana>> dice von Schirach <<Dice che ha il sapore della carne di cucciolo di cane oppure di tonno>>. E io non sono più riuscito a pensare ad altro. Il tonno – povero tonno – è uno dei pesci più pescati e in pericolo sulla faccia della Terra, anche un bambino ha esperienza del Rio Mare che si taglia con un grissino e cazzate pubblicitarie varie. Va bene. Però, diobò, che sapore ha la carne di cagnolino? Tutti, in sala, annuivano convinti al paragone con la carne di cagnolino. Nessuno o pochi capivano una mazza di tedesco, però, ancora prima della traduzione della dolce interprete, tutti col testone a fare su e giù in termini di assenso. Ci diamo un tono, siamo gente di mondo e colta e conosciamo le lingue. Però dai, la carne di cagnolino pochi possono davvero sapere che sapore abbia. O avete tutti mangiato il chihuahua del vicino di casa? Mamma mia, queste sì che sarebbero storie da brivido lungo la spina dorsale.   

Forse, simili storie di cinofagia, anche esaltata – in modo del tutto paradossale e provocatorio, da tenzone intellettuale – nel libro di Jonathan Safran Foer Se niente importa, sarebbero in grado di scuotere anche l’algido Gherardo Colombo, uno avvezzo, causa carriera professionale, a spalare merda e merde umane. <<Non mi sono stupito dei racconti>> dice il magistrato <<Non sono cose che non si trovano facendo il magistrato. La semplicità e la banalità del Male sono le cose più sorprendenti, è questo che ci stupisce, c’è una logica dietro il Male ed è questa logica che il libro spiega>>, conclude Colombo, mentre ancora il pubblico ammiccava, stortava la bocca, diceva “Ma vedi ‘sti tedeschi”, dopo la notizia data da von Schirach stesso: <<Ho scritto undici racconti perché in Germania i processi per omicidio durano tra i 7 ei 12 giorni, lo spazio di un racconto, non di un romanzo>>. Dai 7 ai 12 giorni. Ma vedi ‘sti tedeschi.

Un colpo di vento

E alla fine scopriamo pure che sono le vittime a volersi fare ammazzare. <<A von Schirach avrei rubato il protagonista del primo racconto (Fahner ndr.), un anziano medico che uccide la moglie a colpi d’ascia. Ma come dargli torto?>> dice Carrisi. In effetti la signora Fahner, una grassona che per tutta la vita non ha fatto altro che tormentare i testicoli del proprio mite marito, sembra proprio chiamarselo il colpo di falcetto in testa. Ricorda, ancora Carrisi, la risposta che l’autore di un omicidio analogo diede alla seguente domanda: <<Va bene ucciderlo, ma perché anche decapitarlo?>>. <<Già che c’ero>>. Non fa una grinza. In effetti si crea questa empatia tra il lettore e i personaggi principali dei vari racconti di von Schirach, personaggi, è bene ricordarlo, per la loro maggioranza colpevoli, ladri, assassini, brutti e puzzolenti. Noi siamo questo? Non è che siamo questo, per fortuna, ma siamo anche questo. <<Il lettore si mette dalla parte del colpevole, non nel crimine in sé, ma nelle ragioni di quel crimine>> dice ancora l’autore de Il suggeritore, che prosegue, <<Queste storie sono interessanti perché aiutano ad esplorare parti di se stessi>>. In modo analogo Gherardo Colombo: <<Succede spesso che si parteggi per il cattivo, l’autore è bravo nel creare un processo di identificazione tra il lettore e il protagonista, così da cercare di comprendere le motivazioni del crimine>>.

Motivazioni che sono esclusivamente riconducibili all’eccesso di birra quelle che hanno guidato gli otto stupratori di una giovane studentessa durante una festa di paese in Germania. Un racconto non presente nell’antologia dello scrittore von Schirach, ma fissa nella mente dell’avvocato von Schirach perché fu uno dei suoi primi casi giudiziari dopo la laurea.  Dunque: questi nove bevono e sbevazzano birra a più non posso. Prima di svenire sul tavolo in legno ordinano un altro giro. La ragazza porta le birre, ma inciampa. La birra le si versa sulla camicetta bianca, che diventa trasparente e lei non porta niente sotto. Problema. Otto dei nove si alzano e fanno scendere l’unico neurone sbronzo nel pisello. Il nono chiama la polizia, che però arriva a crimine compiuto. Violenza sessuale plurima. Tutti al gabbio, solo che nessuno sa chi sia quel nono innocente, quello che ha chiamato la polizia. E non si può condannare un innocente. CSI non c’era ancora e il DNA è una molecola fortemente sensibile al calore. Soprattutto se metti possibili prove in un sacco di plastica con 40 gradi di temperatura. La prossima volta possono anche fare sperma alla coque, se preferiscono. In questo caso l’hanno solo bollito. Risultato? Tutti e nove sono tornati a casa dalle rispettive accoglienti mogliettine e dai loro piatti di minestra. Solo una persona ha pagato per tutta questa faccenda. E ora provate un po’ a indovinare di chi sto parlando.

Leggi la recensione de Un colpo di vento di Ferdinand von Schirach pubblicata su Pegasus Descending!

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3 pensieri su ““La carne umana sa di cagnolino”. L’incontro con Ferdinand von Schirach

  1. Bravo Pegasus! Bel resoconto 🙂

  2. Pingback: Un colpo di vento – Ferdinand von Schirach « Pegasus Descending

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