Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Winter interior – Rusty Dogs

Winter interior

Viaggia interamente sul filo dei ricordi il nuovo numero, da poco on line, di Rusty Dogs, Winter interior, sceneggiato dal solito Emiliano Longobardi e disegnato da Michele Benevento.

Gloria è una donna anziana e con un rompicoglioni in salotto che le urla dietro per “convincerla” ad andare dall’armeno dei liquori a prendere due cicchetti, uno a testa. Paga lui. E bisogna pure ringraziare. Intanto, però, la voce che immaginiamo arrochita dal fumo del tizio svaccato sul divano dell’altra stanza è edulcorata dalla radio che passa “You are the sunshine of my life”, canzone di Stevie Wonder interpretata da Frank Sinatra. È successo un po’ a tutti che un determinato evento, un fatto sepolto nel lontano passato e dimenticato sotto decenni di ricordi tornasse alla superficie della mente vivido e urticante a causa di un odore, un sapore oppure per una canzone trasmessa, non annunciata, dalla radio. Gli innamorati hanno la loro canzone, una volta c’erano Morandi e Albano e Romina, oggi i tamarri romani di Moccia&Co. Step ha fatto scuola. Gli anni sono passati lasciando dei segni profondi sul corpo di Gloria, ma quelle note e quelle parole fanno riaffiorare un tempo andato in cui le tette e il sedere se ne facevano un baffo, spavaldi, della gravità fottuta. Ma era solo questione, è proprio il caso di dirlo, di tempo, di mettere in fila un minuto dopo l’altro per ritrovarsi nella situazione attuale. Damon era un bel ragazzo, braccia potenti e labbra carnose e Tobey un rottinculo da fare fuori, un ostacolo al loro piacere.

Per il resto scegliete voi. Chi è che urla, oggi, al di là della sottile porta che separa il presente dal passato? Damon o Tobey? In un caso o nell’altro, la scelta sbagliata.

Le quattro consuete tavole scivolano via tra le chine sfumate di un tempo immateriale e di uno spazio sospeso in un mondo parallelo: quello presente fatto di istantanee di decadenza, fisica e morale; quello passato delineato tramite scorci fatti di ricordi, di dettagli che la musica riporta alla mente, sprazzi di lucidità e di memoria senza contesto. A noi è dato sapere solo questo, solo quanto Longobardi e Benevento ci raccontano. Il resto è sotterrato nella mente di Gloria, una donna il cui corpo nudo, deteriorato e ferito cela con pudore dolori mai sopiti ai quali basta una cazzo di canzone per ricominciare a schiacciare e frantumare come la pressa di uno sfasciacarrozze. Alcuni debiti sono impossibili da saldare.

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