Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Il mondo dei replicanti

Il mondo dei replicanti

IL MONDO DEI REPLICANTI
di Jonathan Mostow
con Bruce Willis, Radha Mitchell, Rosamund Pike

Pensate che non dover più uscire la mattina per andare a lavorare oppure non tremare di fronte al nuovo virus di influenza che sterminerà la razza umana – a proposito, qualcuno sa dirmi che fine ha fatto, dopo aver speso miliardi in vaccini, il malefico virus porcino? – sia un sogno a cui anelare con la bava alla bocca? Il mondo dei replicanti del regista Jonathan Mostow parla della vittoria sulle paure della quotidianità: grazie alla rivoluzionaria invenzione di Lionel Canter non avremo più bisogno di fare tutte quelle cose spiacevoli che perturbano la nostra esistenza. Dei replicanti, più o meno fedeli al nostro aspetto fisico oppure rispecchianti quel mondo dei sogni in cui vorremmo essere proiettati tutti belli, alti e muscolosi o appartenenti al sesso opposto a quello in cui abbiamo avuto la ventura di nascere, faranno tutto al nostro posto mentre noi, larve, ce ne staremo sdraiate sul lettino a vedere il nostro ammasso di metallo e silicio vivere.

Grazie all’invenzione di Canter il mondo è un luogo più sicuro. Gli omicidi si sono estinti – e questo, per chi tiene un blog sulla crime fiction sarebbe il peggiore dei drammi -, non si fa più sesso, non ci si incontra mai se non attraverso gli occhi del nostro replicante. Ovviamente anche le malattie non se la passano troppo bene, con schiere di virus e batteri scioperanti per l’improvvisa carenza di lavoro. Non si fa così.

Poi un giorno capita l’imprevisto. La squadra di polizia locale, notoriamente impegnata a inseguire replicanti furbetti che perdono olio da un pistone e altri che spiano le robotine sotto la gonna, viene allertata per un caso di omicidio. Già, si torna ai vecchi tempi finalmente. Una rivoluzionaria arma sembra distruggere il replicante, e vabbè, ma allo stesso tempo riesce a infiltrarsi, tramite un virus, nel cervello del suo legittimo proprietario liquefacendolo. Gli agenti Peters e Greer sono chiamati a indagare su questo pericoloso assassino e la sua potente arma. Allo stesso tempo la frangia rivoluzionaria che combatte per un ritorno all’epoca pre-replicanti in cui tutti vivevano con il proprio corpo, sembra essere sul punto di scatenare una rivolta, fomentata dal suo mentore-predicatore-santone noto come Il Profeta.

Il mondo dei replicanti segna il ritorno di un Bruce Willis invecchiato ma che non ha ancora perso il vizio di correre dietro al cattivo di turno dando lavoro a tutta una generazione di sfasciacarrozze per i danni che i suoi inseguimenti urbani provocano. Se inizia con un parrucchino biondo che è una delle cose più brutte che mi sia capitato di vedere negli ultimi venticinque anni, termina con un quell’aspetto imperfetto che, ne sono convinto, tanto piaceva a Demi Moore. Tramite l’esteriorità del protagonista, il regista Mostow carica di significati reconditi un thriller fantascientifico che supera appena la sufficienza nonostante l’aperto tentativo di lanciare moniti a destra e sinistra e raccontare, come sempre fa o dovrebbe fare questo genere letterario e cinematografico, il reale parlando d’altro, cioè del futuro. Tipo Utopia di Tommaso Moro o La città del sole di Tommaso Campanella. E qui la morale alla Fedro è evidente: portare all’estremo l’individualismo già dilagante nel nostro mondo significa rintanarsi in casa, nel proprio letto e smettere di vivere, passando il testimone a qualcun altro, sia esso un presentatore tv, un politico, un banchiere del cazzo oppure un surrogato fatto di latta. Bella merda.

Anche l’agente Greer/Willis sembra essersi adagiato a questo andazzo, a maggior ragione dopo il dolore estremo, il più grande, dovuto alla morte del figlio in un incidente stradale. Si vorrebbe scappare e, realmente, smettere di vivere. Stop. Qui non ho più nulla da fare. Poi, però, forse gli capita di ascoltare Giorgio Gaber e il suo incitamento ad uscire dalle case e a tornare nelle strade, “la strada è l’unica salvezza”, per ricominciare a dare un senso all’eterno scorrere, affrontando la devastazione del cuore insieme alla moglie, pure lei rintanata nella sua cameretta e con un biondo replicante a girare per il mondo.   

Nonostante i pericoli, i drammi e le ingiustizie che ci girano continuamente e vorticosamente intorno vale sempre la pena di dare fondo nel miglior modo possibile a questa cosa che chiamiamo vita, riappropriandoci di quella componente sia personale sia sociale capace di renderci quello che siamo. Mettendolo in culo a tutti quelli che ci dicono: “stai calmo a casa e non preoccuparti, ci penso io ai tuoi problemi”. No, grazie. Fatti i cazzi tuoi.

Di seguito il trailer de Il mondo dei replicanti di Jonathan Mostow:

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