Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Troppo piombo – Enrico Pandiani

Troppo piombo

TROPPO PIOMBO
di Enrico Pandiani
ed. Instar Libri

Se uno ti suona al campanello di casa e, dopo aver aperto, invece di dirti “buongiorno” o “buonasera” inizia a fracassarti di botte e a prenderti a calci l’utero fino a spappolartelo, beh, a quel tipo devi proprio stare sulle balle. O avergli combinato uno scherzetto che l’ha indotto a legarsela al dito stretta stretta.

È uno degli incipit più violenti e crudi quello che apre il secondo romanzo di Enrico Pandiani, Troppo piombo, ancora una volta edito da Instar Libri: “Aveva cominciato a picchiarla non appena aperta la porta. Calci e pugni di una violenza inaudita. Era crollata. Poi l’aveva rimessa in piedi e l’aveva avvertita: se fosse caduta l’avrebbe colpita ancora. E lei non voleva che lo facesse”. Il lui è l’assassino a cui il commissario Mordenti e la sua combriccola di poliziotti d’origine italiana trapiantati a Parigi, gli ormai celeberrimi les italiens, daranno la caccia per tutto il corso del romanzo; lei la prima vittima, una rampante e stronzissima giornalista in carriera del quotidiano Paris24h.

Gli elementi su cui fare affidamento per il duro e colto poliziotto sono davvero pochi. Una fotografia in cui la prima e le seguenti vittime compaiono. Una misteriosa scritta sul retro. Una ragazza scomparsa improvvisamente. Uno strano biglietto di invito per una sfilata di moda nella periferia urbana della capitale francese. Poca roba, insomma, poco più che qualche briciola disordinata e senza alcun apparente legame l’una con l’altra. E poi c’è lei, Nadège, una bellissima collega delle vittime che in quattro e quattr’otto manda a ramengo tutte le buone intenzioni da scapolone impenitente di Mordenti, trascinandolo in un vortice di buona cucina e ottimo sesso. E tenetevi il Lucano. Peccato, però, che quando un uomo, a maggior ragione se fa il poliziotto, inizia a ragionare con il pisello e non più con il cervello i problemi possono deflagrare e iniziare a spuntare dietro ad ogni angolo. Se c’è, poi, di mezzo uno che sembra non farsi troppe remore a sparare e spaccare teste, le cose si complicano ulteriormente. Ma i maschietti hanno ‘sto difetto, cosa volete farci? Un unico neurone in ascensore, se sta giù non può stare su. Ma cosa c’entra, inoltre, Nadège in tutta questa sporca storia?

Pandiani si dimostra scrittore abilissimo nella costruzione dei propri plot, di trame tanto raffinate e complicate da costringere il lettore ad arrivare all’ultima pagina per trovare il sospirato bandolo della matassa. Il commissario Mordenti, seppur mantenendo uno sguardo permanentemente pessimistico su tutta questa cosa che chiamiamo vita, affronta il fardello dei suoi passi e la pesantezza della terra con una lucida ironia che gli consente, in ogni frangente, di uscirsene con una battuta capace di strappare un sorriso e, alla fine, di non farci prendere troppo sul serio. Perché si può piangere e continuare a farlo oppure reagire e tentare di trovare in tutto ‘sto fottuto, sporco e maleodorante marasma un po’ di luce. A maggior ragione se per mestiere fate quelli che danno la caccia ad assassini e avete visto più fotografie di morti ammazzati che di voi da piccoli con il ciuccio. Ad ogni modo, le tette sode di Nadège aiutano sempre.

La scrittura dello scrittore torinese è talmente solida da permettersi delle evidenti sbavature nelle scene che gli sono meno congeniali, cioè in quelle di sesso e sentimentali, perdendo quella naturalezza e spontaneità che altrimenti gli è propria quando si parla di botte e sparatorie, tanto che le migliori cose da lui scritte sono, probabilmente non a caso, quelle in cui l’azione prende il sopravvento e il godimento dello scrivere appare palese. Quando i revolver iniziano a cantare il libro si trasfigura e lo stile si colora di infinite tonalità cinematografiche, invece assenti nei periodi detti sopra o in alcuni passaggi che, seppur funzionali allo svolgimento delle indagini, potrebbero forse essere trattati con maggiore rapidità, evitando alcune secche in cui il ritmo cala vertiginosamente.

Se è vero che il rapporto tra Mordenti e Nadège introduce un elemento di complessità psicologica nell’indiscusso protagonista del romanzo, è altrettanto vero che in qualche frangente tali passaggi risultano troppo artefatti, affettati, di maniera e forse neanche addirittura così indispensabili per lo svolgimento della struttura portante dell’intera storia. Il commissario di Pandiani rimane, comunque, un personaggio complesso e perfettamente delineato, inoltre completato da quell’Alain Servandoni, il suo partner, autenticamente capace di farci ribaltare sul divano per l’acume e l’ironia fulminate, implementando in un unico personaggio tutti quegli elementi – cinismo, azione, pessimismo, ironia, intelligenza, capacità di osservazione – di origine americana e francese che sono stati in grado di fare grande un genere letterario.

 

Maggiori informazioni sulla trama e l’autore di Troppo piombo, romanzo di Enrico Pandiani, si possono leggere nel precedente post pubblicato su Pegasus Descending sul lavoro dello scrittore torinese.

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Un pensiero su “Troppo piombo – Enrico Pandiani

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