Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Triage

Triage

TRIAGE
di Danis Tanovic
con Colin Farrell, Paz Vega, Christopher Lee

Mark e David sono due fotografi di guerra, due persone che per guadagnarsi da vivere scattano istantanee del dolore degli altri. Anche se la realtà che vivono i due reporter viene costantemente mediata dalla presenza di un obiettivo, alla lunga un mestiere del genere non può non logorare chi lo svolge.

Ma Mark e David rispondono agli stessi stimoli in maniera diametralmente opposta. Se Mark sembra concentrato esclusivamente sugli orrori dei conflitti a fuoco e sui primi piani della sofferenza più profonda, David pare, all’opposto, ricercare in ogni dove quei barlumi nascosti di speranza e bellezza. Tale atteggiamento professionale si trasla, forse inevitabilmente, anche nell’atteggiamento di fronte alla vita e nel suo modo di affrontarla: se Mark, infatti, neanche ci pensa ad avere figli con la bella moglie Elena, David sta per diventare padre. La nascita di un figlio è un antidoto nei confronti al pessimismo senza soluzione e pace a cui la realtà può indurre, a maggior ragione se il tuo lavoro consiste nel fotografare battaglie e mutilati. Forse David ha compreso l’unica via per l’immortalità. Cosa che a Mark sembra invece essere sfuggita, troppo perso dall’inseguimento dei demoni della guerra e della sua mente.

David è però ormai stanco di questa vita pellegrina. Meglio dedicarsi a foto più tranquille, ad esempio a quelle delle sfilate di moda nella Parigi fighetta. Questa del Kurdistan sarà l’ultima sua missione su un campo di guerra. Mark cerca di dissuaderlo, ma senza successo. Addirittura David decide di interrompere prima del previsto la spedizione nell’Est per tornare a casa dalla moglie al nono mese di gravidanza. Mark non è d’accordo, ma deve piegarsi alla volontà dell’amico, che parte da solo per raggiungere il confine e prendere il primo volo per Dublino, la loro città di residenza.

Mark, diversamente, rimane sul teatro di guerra avendo saputo dell’imminente attacco da parte dei ribelli, di cui sta raccontando la storia, ad una postazione militare irachena. Siamo sul finire degli anni Ottanta e Saddam Hussein sta per iniziare la sua offensiva fatta di gas veleniferi nei confronti della popolazione curda. Però qualcosa va storto, Mark viene ferito e finisce in un ospedale da campo in cui un medico locale, privo di mezzi e personale adeguato ad affrontare le decine di feriti che costantemente gli giungono da ogni parte della regione, applica un severo triage ai feriti: un cartellino giallo per chi verrà curato avendo possibilità di guarigione e uno azzurro per gli altri. Il cartellino azzurro significa un colpo di pistola in testa.

Mark riuscirà a tornare in Irlanda dalla moglie e dagli amici per scoprire, però, che David, partito molti giorni prima di lui, non vi ha mai fatto ritorno. Sarà così costretto ad affrontare la realtà di questa sparizione ponendosi una lunga serie di domande aiutato da un anziano psicologo con un passato oscuro.

Triage, ultima opera del regista dell’ottimo No Man’s Land Danis Tanovic, è un film che seppur derubricato come thriller starebbe meglio sotto l’etichetta di noir. Tutta la pellicola è infatti basata su una interminabile attesa, sulla consapevolezza dell’imminente catastrofe e sui demoni oscuri della mente di un uomo ferito in modo forse irrimediabile. E, ovviamente, non stiamo qui parlando delle ferite del corpo, bensì di quelle spesso più gravi e incurabili della mente. Triage è un film di una drammaticità estrema e bellissima, una riflessione profonda sulla guerra e sui suoi effetti su chi, con la guerra, viene a contatto. È un film sull’impossibilità dell’indifferenza e della neutralità il cui unico difetto, forse, consiste nell’aver voluto mettere, da parte del regista, troppa carne al fuoco, nell’aver proposto allo spettatore troppi temi e dolorosi spunti di riflessione che avrebbero invece richiesto non uno, ma tre film per essere sviluppati e sviscerati in modo compiuto. Ma proprio questa abbondanza, questa sorta di bulimia narrativa da parte di Tanovic dimostra quando i temi affrontati in questo lavoro interessino il suo regista, ben supportato dalle interpretazioni di un convincente ed eclettico Colin Farrell e da quella “in punta di piedi” di Christopher Lee.

Triage è, in definitiva, un film che dimostra la bravura di Tanovic nonostante la sua ossessione per un tema che viene costantemente rielaborato e rinarrato ad ogni suo lavoro, quasi volesse costantemente esorcizzarlo. Non c’è nulla, qui, dell’ironia di No Man’s Land. Rimangono, però, quegli uncini acuminati che ti si conficcano nella carne e fanno male e pensare.

Di seguito il trailer del film Triage di Danis Tanovic:

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