Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Il filo del male – Francesco Fiorentino & Carlo Mastelloni

Il filo del male

IL FILO DEL MALE
di Francesco Fiorentino e Carlo Mastelloni
ed. Marsilio

È l’anno domini 1958 e Trieste è scossa da un orribile delitto. La figlia del sindaco viene infatti ritrovata morta ammazzata poco lontano da casa. Il ministero dell’Interno è preoccupato, il caso potrebbe travalicare i normali confini della squadra omicidi per coinvolgere, diversamente, tutto l’assetto di potere fatto di collusione, amicizie e patti col diavolo che da tempo, ormai, tiene in scacco la città friulana. E, su tutto, il pericolo comunista, sempre incombente e in grado di rinnovare nelle menti ancora emotivamente coinvolte nella recente guerra e nei suoi orrori antiche paure mai sopite. Tenete poi presente l’anno in cui si svolge la vicenda: siamo in piena Guerra Fredda e l’Urss è ancora ben lontana dal suo essere un carrozzone da circo buono per le vignette satiriche di mezzo mondo.

Serve una persona esperta, uno che sappia seguire gli ordini, essere discreto e avere nei pantaloni due palle grosse e dure come angurie. Il tenente-colonnello Augusto Trani, veterano di mille battaglie e attualmente stipendiato dai Servizi Segreti italiani – e forse americani – è l’uomo giusto al momento giusto. Come il cacio sui maccheroni.

Il filo del male, romanzo d’esordio della coppia di ex compagni di scuola Francesco Fiorentino e Carlo Mastelloni, il primo autorevole docente di francese e il secondo stimato magistrato, si cala con tutte le braghe nel clima ovattato, mitteleuropeo e da cittadina di provincia piena di brave famiglie e ineccepibili persone della Trieste di fine anni ’50. Seguendo le indagini di Trani, uno che per lavoro è costretto a tornare sui luoghi conosciuti nell’infanzia e ad affrontare persone ormai distanti anni luce dai suoi ricordi della gioventù, ci si immerge in un ambiente artificiale fatto di silenzi e cose non dette in cui, però, il mormorio di fondo della gente che sa tutto del vicino di casa ed è antropologicamente e geneticamente incapace di farsi i cazzi suoi diventa un frastuono. I “non detti” ammantano le case e i palazzi con una sorta di spessa nebbia che alcuni sono attrezzati più di altri ad affrontare. I primi comandano. I secondi si adeguano o se ne vanno.

È la provincia il vero protagonista di questo racconto. A torto o a ragione la lettura de Il filo del male continuava a riportarmi alla mente un altro scrittore e un altro personaggio, quell’Italo Svevo e quel Zeno Cosini conosciuti anni fa. I due lavori sono distanti anni luce l’uno dall’altro, non mi ricordo che in La coscienza di Zeno il già citato Cosini spacchi braccia o spari revolverate a chicchessia. Però è quell’uso un po’ compassato della lingua, quella scrittura che ti avvolge completamente – come la nebbia, appunto – a ricreare un ambiente soffocante e in cui ci devi nascere se vuoi sopravvivere. E ci accorgiamo di una cosa, alla fine: che Don Chisciotte della Mancia, il personaggio con la ciotola in testa, ormai è un topos letterario, ha smesso i suoi panni di protagonista di un racconto per vestire quelli di “maschera morale”. Riconosco di aver scoperto l’acqua calda e non aver scritto chissà che scoperta rivoluzionaria, ma mi stupisco sempre come i grandi temi della letteratura ritornino continuamente, anche se sotto le vesti di un agente spaccaossa dei Servizi. Trani combatte contro un mondo, non contro semplici nemici. Non può vincere e la salvezza è un miraggio.  Il vero colpevole de Il filo del male non è l’assassino della bambina o gli intrallazzini e i traditori che spuntano fuori come funghi a settembre dopo una notte di piaggia. Il vero colpevole è la città stessa, tutta.

Se è vero che il linguaggio usato dalla coppia Fiorentino/Mastelloni è funzionale alla volontà di ricreare un ambiente sociale, è altrettanto vero che, per tale motivo, lo stile risulta un po’ troppo compassato e senza quelle scosse in grado di tenere desta l’attenzione del lettore. In modo particolare nella prima metà del libro. Nella seconda, infatti, sembra quasi che i suoi autori si siano lasciati andare, abbiano preso più confidenza con la cassetta degli attrezzi della narrazione e dopo la lenta rincorsa iniziale abbiano finalmente spiccato il volo con una accelerazione. Avete presente un Boeing in fase di rullaggio prima del decollo? Ecco. Peccato, però, che poi sia troppo tardi, perché il romanzo giunge, a quel punto, alla sua naturale e giusta conclusione.

Tale scelta narrativa è funzionale al racconto e allo scopo principale de Il filo del male, anche se potrà risultare ostica a più di un lettore che la giudicherà eccessivamente lenta. Ancora una volta il giallo diventa un esclusivo pretesto per parlare d’altro, in questo caso della nostra provincia italiana da confetto. Al cianuro. 

Per maggiori informazioni sulla trama de Il filo del male di Fiorentino&Mastelloni potete anche leggere il precedente post pubblicato su Pegasus Descending.

Ti è piaciuto questo post e hai un profilo Facebook? CLICCA QUI per diventare fan di Pegasus Descending e non perderti nessun aggiornamento!

Navigazione ad articolo singolo

2 pensieri su “Il filo del male – Francesco Fiorentino & Carlo Mastelloni

  1. ANNA PORCARI in ha detto:

    ” INDAGINE SU UN ANIMO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO”

    E se il filo del male fosse in realtà un’allegoria per poter analizzare attraverso un personaggio di fantasia,ma poi mica tanto, (Il colonnello Trani é
    in realtà un antieroe dei nostri giorni), le pieghe più recondite e nascoste del
    proprio animo, mettendo a nudo debolezze, fragilità e paure, che temiamo di ri-
    velare agli altri e con le quali combattiamo ogni giorno?
    Il libro é in realtà una sincera e sofferta seduta psicoanalitica, in cui il pro- tagonista per la prima volta si lascia andare a sentimenti ed emozioni che una co€razza invisibile gli aveva impedito di manifestare all’esterno temendo di essere giudicato un debole, mentre la sua forza sta proprio nella ritrovata consapevolezza della sua fragilità e nella sua impotenza di fronte al male.
    Ed è in questa consapevolezza postuma che si realizza la catarsi del protagonista
    Anna Porcari

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: