Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Big Midnight Special – James Lee Burke

James Lee Burke

Scrive Joe R. Lansdale nell’introduzione ad Altamente esplosivo (ed. Fanucci), recente raccolta di suoi racconti: “Niente mi attizza di più di una bella raccolta di racconti, e se c’è una cosa che mi ha sempre stupito, dato l’impatto che il lavoro e gli impegni familiari esercitano oggigiorno sulle nostre vite, è come il racconto non sia diventato il genere letterario più diffuso, invece di quei mallopponi capacissimi di schiantare un bue, se gli cadono addosso. Sulla carta, per come la vedo io, non dovrebbe esserci niente di più piacevole della comoda lettura di un buon racconto, anche soltanto uno al giorno, piuttosto che essere costretti ad aspettare le vacanze estive o un viaggio in aereo per spararsi, una o due volte l’anno, un romanzo di ragguardevole stazza.” [pg. 9] E ancora: ”A casa mia, negli Stati Uniti, parrebbe in atto una certa rinascita del racconto, ma in confronto alla popolarità del romanzo si tratta ancora di un fenomeno di scarso rilievo. Però è anche vero che il sottoscritto non ha ancora capito bene come funziona il forno a microonde…” [pg. 10].

Io, e voi già lo sapete, non la penso esattamente come il mitico Joe. Nonostante il racconto breve abbia una gloriosa storia – pensate a Edgar Allan Poe o James Joyce, Borges, Bukowski, Verga o Pirandello, solo per citare i primi che mi vengono in mente – ho sempre delle difficoltà ad approcciarlo. O mi lascia in bocca un senso di incompiuto, o non mi permette di affezionarmi ai personaggi e alla vicenda narrata, o scorre come sabbia nel vento. Insomma, non fa altro che ribadire, ogni volta, quanto apprezzi l’ampio respiro del romanzo.

Poi, però, sbatti il muso contro un racconto come “Big Midnight Special” di James Lee Burke, contenuto nella fresca antologia intitolata Notti senza sonno (ed. Rizzoli) e presentata da Jeffery Deaver, e capisci di non aver mai capito un cazzo di niente.

Arlen è un galeotto. Siamo nel Sud degli Stati Uniti intorno agli anni ’60. Arlen è un galeotto di lungo corso, uno a cui sono diventati gli occhi a mandorla a furia di prendere pugni sulle sopraciglia. Ora non se la passa poi così male: svolge il suo turno di lavoro presso la macelleria del carcere, si è guadagnato un certo rispetto tra gli altri carcerati grazie alla sua santa capacità di farsi i cazzacci suoi e di sera, prima di gettarsi sulla branda, dedica un po’ della luce rimasta al perfezionamento dell’esecuzione di “The Wild Side of Life” con la sua chitarra Gibson. Finito lo strimpellamento, però, Arlen consegna il suo strumento musicale alla guardia notturna, di modo che non corra alcun rischio durante la pericolosa notte carceraria.

Le cose cambiano quando il boss della galera Jody, una sorta di capò di vecchia scuola, si mette in testa di racimolare qualche soldo con le scommesse di un incontro di boxe tra lo stesso Arlen e Wiley. Arlen, con un passato da modesto pugile, non ne vuole sentire parlare. Troppo vecchio ormai, i cazzotti che doveva prendere li ha già presi e di piegare la testa davanti al primo rottinculo che crede di poterne fare il proprio scendiletto non ci pensa neanche. Sarà guerra.

Notti senza sonno

Beh, che Burke sia un grandissimo non lo scopro, e dico, certamente dopo la lettura di queste venti pagine. Però, diobo, questo riesce a scrivere una cosa magnifica anche con poche decine di migliaia di battute. “Big Midnight Special” è uno dei più bei racconti che abbia letto nella mia vita. Con una manciata di inchiostro nero lo scrittore della Louisiana riesce a ricreare un mondo fatto di caldo, polvere e sudore, delineando in modo splendido i propri personaggi e riuscendo ad essere imprevedibile fino al pazzesco finale. Questo è un lavoro, per chiunque voglia scrivere racconti brevi, da prendere e mandare a memoria, da sezionare come farebbe un anatomopatologo per decifrarne la struttura narrativa profonda, microscopica. Per capire come si scrive. Tutti i difetti e le cattive sensazioni che i racconti mi danno e di cui ho scritto poco sopra, qui scompaiono. Il racconto dura venti pagine, ma potevano anche essere duecento come dieci che non ci sarebbe stata differenza alcuna. Poteva andare avanti all’infinito o interrompersi diecimila battute prima che, comunque, noi eravamo lì con Arlen a incazzarci e ad arrostirci le chiappe al Sole del Sud, riproponendo a oltre cento anni di distanza l’ambiente, il clima e la necessità della fuga del precedente romanzo Two for Texas (ed. Meridiano Zero).

Non nego di aver acquistato il libro praticamente solo ed esclusivamente per questo lavoro breve di James Lee Burke che, da quanto ricordo di aver letto tempo addietro, credo sia stato tradotto da Luca Conti (la Rizzoli non ha indicato chi ha tradotto cosa, si è limitata a riportare i nomi dei molti traduttori ad inizio del volume). Anche perché altri due racconti, quello di Alafair Burke e Michael Connelly, sono già contenuti nella raccolta Blue Religion (ed. Piemme), da me già posseduta. Però sono stati soldi ben spesi, perché un racconto così per chiunque ambisca ad avere un minimo di conoscenza sul lavoro di un autore e sulla storia di un genere non può non leggerlo e conservarlo lì, nella libreria sopra la scrivania con il computer.

Una nota sulla presentazione. Scrive Jeffery Deaver in merito a questo lavoro di Burke: “Ambientato negli anni Cinquanta, è piacere allo stato puro” [pg. 18]. Nel racconto si legge, però, che “I due gabbiotti di ferro piazzati su basi di cemento nel campo A sono stati buttati giù con la ruspa ormai da una decina d’anni, verso il 1953” [pg. 68]. Dovremmo essere intorno al 1963, quindi. Cioè negli anni ’60 e non ’50 come, invece, scrive Deaver. Fottuti dettagli. Non dirlo a me Jeffery, che mi scivolano via, ogni giorno, da tutte le parti.

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6 pensieri su “Big Midnight Special – James Lee Burke

  1. Sì, “Big Midnight Special” l’ho tradotto io (e anche quello di Alafair Burke). Credevo ormai di essere più riconoscibile:-))

    A parte gli scherzi, il racconto di Burke padre è un capolavoro assoluto.

    • Ricordavo bene Luca…Neanche i racconti si traducono da soli! Purtroppo, almeno per me, non è facile riconoscere un traduttore da un altro, anche perchè, forse, dovrei leggere due traduzioni dello stesso lavoro per notare le differenze. Però, ormai, so che il meglio che passa in giro lo traduci tu, e questa è una garanzia di qualità! 🙂

  2. Walt in ha detto:

    Grazie della bella recensione, mi era scappato (anche perchè, anch’io, rifuggo le raccolte di racconti che, per la mia esperienza, il più delle volte sono specchietti per le allodole da parte di editori furbastri per mettere un nome di successo in copertina) Lo comprerò anche perchè oltre a JL Burke, che è uno dei miei scrittori più amati (dopo Elmore Leonard, beninteso, e con Hiaasen e Lansdale)ci sono anche racconti di sua figlia e del grande Connelly di cui ho letto tutto quanto tradotto in Italia. Grazie ancora W

    • Figurati Walt, è per questo che esiste questo blog! Ci si scambiano le news tra noi lettori appassionati e amanti del genere. Credo che questa raccolta sia nettamente superiore a Blue Religion, fosse anche solamente per il racconto di JLB, semplicemente bellissimo!

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