Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

La paura del buio – Rusty Dogs

La paura del buio

Cartwick è un duro, una sorta di cacciatore metropolitano di taglie. Se fosse vissuto nel Selvaggio West avrebbe probabilmente avuto due occhi di ghiaccio sopra a quei baffoni spioventi. E ha una faccia sputata sputata all’attore Danny Trejo (tra gli altri La linea). Non sappiamo niente del perché qualcuno si sia avvalso dei suoi servizi per trovare, e probabilmente eliminare, Roy Scudder, ormai un vecchio alcolizzato una volta membro della banda di Tobey Munger.  Però lo trova.

Roy e Cartwick hanno anche un conto in sospeso. Roy è infatti il patrigno di Cartwick, nonostante l’appellativo di “patrigno” possa suonare fin troppo impegnativo per un soggetto come Roy. Diciamo meglio quindi: Roy era il tipo che si scopava la madre di Cartwick. E la riempiva di botte quando beveva un bicchiere di troppo. Era geloso, dice. Geloso di Cartwick e delle attenzioni che la donna riservava – ma guarda che strano – al proprio bambino. Non voleva che avesse paura del buio. E allora giù botte alla povera Anna Greyson (cognome che è tutto un programma). Per non sentire le urla della madre, al bambino non restava quindi che rintanarsi nella propria stanza con la porta chiusa e al buio. Buio che a Cartwick non ha mai fatto paura. Lo dobbiamo riconoscere, la madre, seppur a un prezzo molto alto, ha ottenuto l’obiettivo che si era prefissata.

Con questo “La paura del buio” torna Rusty Dogs, la serie di ministorie a fumetti on line. Il presente capitolo è sceneggiato, come sempre, da Emiliano Longobardi e disegnato, invece, da Lelio Bonaccorso, docente della Scuola del Fumetto di Palermo. Ancora una volta torna il tema della paternità, anche se in questo caso in maniera molto più dolora e direi quasi “per assenza”. Assenza di un vero padre. Ovviamente non voglio farvi due palle così parlandovi dell’importanza della genitorialità, della presenza di un padre e di una madre affinché un bambino possa crescere nel miglior modo possibile o, comunque, senza aggiungere merda a quella che già troverà in giro e che sarà costretto a ingoiare a grosse palate. Sono stati scritti tomi su tomi da parte di psicologi e sociologi su questo tema, riassunto dalla coppia Longobardi-Bonaccorso in quattro tavole quattro di un fumetto. Cartwick, come dimostrato in una delle prime scene, ci metterebbe zero secondi a spaccare la faccia e l’osso del collo al patrigno Roy, un figlio di puttana patentato. Ma non lo fa. Sarebbe un atto di grazia non ragionevolmente meritato. Meglio lasciare spazio alla cirrosi. In questo caso un’amica fidata e più spietata di qualsiasi Tobey Munger, anch’egli personaggio già sfiorato nel precedente “Il perché delle cose”. Nessun buio può fare paura quanto il buio dentro. Cartwick l’ha imparato, tanto tempo fa, a sue spese.

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