Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Il quinto servitore – Kenneth Wishnia

Il quinto servitore

IL QUINTO SERVITORE
di Kenneth Wishnia
ed. Longanesi
Traduzione di Elisabetta Valdrè

Non sembrano passarsela molto bene gli ebrei residenti nel ghetto della Praga di fine ‘500. Circondati da una popolazione cristiana fortemente ostile e sospettosa, sono costantemente posti sotto la minaccia della diaspora e della distruzione o confisca di tutti i loro beni terreni a causa della persistente superstizione e invidia di chi è chiamato a convivere con loro. 

 In una situazione simile basta una scintilla per far saltare in aria tutta la baracca. E infatti nel Venerdì Santo del 1592 le cose paiono complicarsi in maniera irrimediabile: nella bottega di un commerciante ebreo all’interno del ghetto viene ritrovato il cadavere di una bambina, Gerta, brutalmente trucidata e dissanguata. La bambina è cristiana, figlia di un agiato commerciante di erbe. Le voci intorno all’utilizzo da parte della popolazione ebraica del sangue di giovani cristiane per i riti pasquali è una diffusissima diceria che sembra trovare riscontro nel recente fatto di sangue. A furia di seminare menzogna e odio qualcosa resta. E non si può che raccogliere tempesta. Come se non bastasse la cosa coincide anche con l’arrivo nella città ceca, ai tempi dominio dell’imperatore Rodolfo, del vescovo Stempfel, noto persecutore di streghe e fervente antieretico. In più, al vescovo, una ragade fa pure bruciare il culo in una maniera che non c’è “ambrosia di vergine” che tenga, facendolo risultare ancora più irritabile e incazzuso del solito. 

Benyamin Ben Akiva, il quinto servitore del ghetto ebraico – una sorta di polizia interna – è da poco arrivato a Praga dopo essere emigrato dal suo paesino natale in Polonia inseguendo la moglie stufa di avere al fianco un mezzo fallito. Tutto il mondo paese, i tempi passano ma alcune cose restano. Benyamin, nel ghetto, è considerato ancora un estraneo, un intruso, uno in cui non riporre troppa fiducia a causa del suo non essere uno della comunità. Un immigrato, insomma. Non ci sarà però tempo per ambientarsi, l’omicidio della piccola Gerta ha fatto definitivamente deflagrare gli animi della popolazione cristiana e delle tante teste calde, e d’uovo, che fomentano dicerie latrici di una cieca e ignorante violenza. La Chiesa di Roma, cattolica e apostolica, su tutte. Neanche l’illuminato imperatore potrà, questa volta, salvare le chiappe del popolo d’Israele dalla distruzione definitiva. Il quinto servitore del ghetto di Varsavia, insieme al saggio rabbino Low, avrà quindi solo tre risicati giorni per risolvere il caso e dimostrare l’innocenza dei presunti assassini, nel tentativo di rigettare ancora una volta e fino alla prossima le stupide accuse che da tutte le parti piovono addosso agli ebrei. 

Chi si aspettasse da Il quinto servitore, prima opera pubblicata in Italia dello scrittore e studioso americano Kenneth Wishnia, un giallo nudo e crudo rimarrà probabilmente deluso. L’intreccio thriller c’è, ma rimane sempre sullo sfondo, quasi a margine, reale espediente per parlare d’altro. Ciò che sembra interessare in modo determinante Wishnia non è infatti la caccia all’assassino della bambina, quanto il ricreare in maniera superba quello che era il clima, culturale e politico, di quel tempo in quella determinata zona e in merito a quel determinato popolo.  È infatti la popolazione ebrea praghese di fine ‘500 la vera protagonista del romanzo. Narrando le vicende ora di Benyamin ora degli altri personaggi collaterali de Il quinto servitore, lo scrittore non fa altro che ricreare un preciso periodo storico, a me totalmente sconosciuto. 

Leggendo il libro è impossibile non essere presi e scaraventati in un mondo da far impallidire il nostro, che già non se la passa tanto bene. Ovunque ti giri sbatti contro ignoranza e superstizione, cieco fanatismo e voglia matta di uccidere e distruggere. Il quinto servitore, per tale ragione, è necessariamente un’opera che si posiziona in una via intermedia tra il romanzo e il saggio, presentando, per tale ragione, alcune ostilità che potrebbero scoraggiare il lettore occasionale, svogliato o alla ricerca di un semplice disimpegno, oppure, all’opposto, affascinare e rapire gli occhi voraci di chi voglia apprendere attraverso il romanzo storico qual era l’ambiente di fine ‘500 e le modalità di pensiero e ragionamento di un ebreo di quel tempo, nella sua completa immersione nell’esegesi delle Sacre Scritture e in contrasto evidente con l’ignoranza cristiana alimentata anche da chi non aveva alcuna volontà di nutrire il libero pensiero, cronico avversario per qualsivoglia regime. L’eresia è tutto ciò che si discosta dalla norma. Ma chi stabilisce cosa è la norma? 

E sarà sempre e pur vero che la Storia insegna che la Storia non insegna niente. Però questo genere di letture è, a mio avviso, estremamente utile in un mondo contemporaneo che, ancora una volta e troppo spesso, tende ad assolutizzare le varie posizioni, siano esse politiche, culturali, religiose o ideologiche. A furia di granitiche certezze si contano i morti, si alimenta la barbarie e la distruzione cieca e idiota. Il quinto servitore sembra, diversamente, essere un ammonimento affinché tutti facciano un passo indietro ricominciando a coltivare la nobile, e questa volta sì sacra, arte del dubbio. 

Ulteriori informazioni sulla trama oltre ai link verso un’altra recensione e una intervista a Kenneth Wishnia possono essere trovate nel mio precendente post in merito a Il quinto servitore

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4 pensieri su “Il quinto servitore – Kenneth Wishnia

  1. Pingback: Novità in libreria: Il quinto servitore di Kenneth Wishnia « Pegasus Descending

  2. The Punisher in ha detto:

    Gischler è un genio, grande Andrea!

  3. Pingback: Italian Review of “Fifth Servant” « EJDissectingRoom

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