Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Cattive abitudini – Jim Nisbet

Cattive abitudini

CATTIVE ABITUDINI
di Jim Nisbet
ed. Fanucci
Traduzione di Olivia Crosio

Leggi le prime cento pagine di Cattive abitudini, il nuovo romanzo pubblicato in Italia da Fanucci di Jim Nisbet, e cerchi di capire, parola dopo parola, dove l’autore voglia andare a parare. Cosa può interessarmi delle paturnie di Banerjhee Rolf, un brillante scienziato di mezza età che ha perso il lavoro e ora passa le sue giornate senza avere più un cazzo da fare se non stare dietro alle begonie e alle stelle a neutroni, interessanti corpi celesti a una sporta di anni luce di distanza dal suo rachitico reddito annuo?

Leggi questa manciata di pagine e ti sembra, per certi versi, di rivedere l’impostazione del bellissimo Iniezione letale: uomo ordinario che per un caso più o meno fortuito della vita si ritrova a dover fare i conti con il bilancio della propria esistenza mediante alcuni incontri con una genia umana piuttosto distante dalla sua. Se nel romanzo appena citato e datato 1987 il dottor Royce si sarebbe ritrovato catapultato in un mondo fatto di lerciume e degradazione in cui, dopo un iniziale smarrimento, adattarsi lasciandosi alle spalle tutti i condizionamenti sociali che gli avevano permesso di costruirsi una rispettabile, per quanto modesta, posizione, in Cattive abitudini l’incontro con due vicini di casa alquanto bizzarri è ciò che dà costrutto e anima all’intero romanzo, riassumibile con la frase riportata a pagina 134: “Ripensò alla famosa frase secondo cui la vita è qualcosa che ti succede mentre sei impegnato in altri progetti”.

È il Caso a guidare la vita di Banerjhee, in una magnifica contrapposizione con il suo essere una persona totalmente razionale e con tre lauree in ambito scientifico, uno che non trova definizione migliore della felicità se non come un “basso coefficiente di attrito” [pg. 16]. La vita e le convinzioni di una tale persona sono prese letteralmente e costantemente a bastonate sui denti per le intere 156 pagine di romanzo, mandando in vacca anche i buoni propositi di Machiavelli secondo cui solo una metà del nostro destino è in mano alla Fortuna. L’altra la decidiamo noi, con le nostre azioni e le nostre scelte.

Rolf perde il lavoro che amava e a cui aveva dedicato gran parte della sua vita, privandosi della gioia di un figlio che cresce o del tempo da dedicare alle sue passioni, giardinaggio e astronomia su tutte. Rolf si ritrova come vicini di casa due tipi come Toby ed Esme che sono ai suoi antipodi: svaccati, fancazzisti, sospetti spacciatori di droga, impegnati solo a scopare come ricci e fermamente convinti che una svolta alle loro vite non derivi dal lavoro e dall’impegno quotidiano frutto di una ferrea ottica protestante, bensì dai colpi di culo e da una lotteria a cui giocano con continuità e convinzione. Per loro la felicità sono “i soldi […] la cosa migliore dopo i letti ad acqua e l’olio di oliva” [pg. 16]. Rolf si ritrova a casa da solo dopo che l’amata moglie Madja si trasferisce a Chicago per stare più vicina al figlio, lasciano Banerjhee a friggersi le chiappe al Sole della California. Una sera, rientrando a casa, trova Esme nuda che gironzola in lacrime per il suo giardino dopo un diverbio con Toby. Da qui le cose cambieranno per sempre, senza che Rolf, il matematico razionale calcolatore di probabilità, abbia mai trovato una formula adeguata in grado di prevedere come, da lì a poco, la sua vita sarebbe andata completamente a puttane a causa del fottutissimo Caso. Non ha deciso un cazzo di niente e ci ha messo gran parte della sua vita a comprendere questo elementare fattore, questa variabile difficile da sostanziare con un numero o un valore quantificabile. Allo stato dell’arte non gli resta, quindi, che la fuga, nel tentativo di ritagliarsi un personale spazio di autonomia in ciò che il destino gli ha riservato, nel finale ed estremo tentativo di prendersi una rivincita nei confronti del Fato.

Cattive abitudini, romanzo del 2006, si propone decisamente come un racconto post 11 Settembre 2001, data che, non a caso, ricorre frequentemente nella sviluppo della storia e nelle parole dei suoi protagonisti. Il nuovo lavoro di Jim Nisbet pubblicato nel nostro Paese è un romanzo marcatamente incentrato sul crollo di qualsiasi certezza, un noir a tinte nerissime che seppur non presentando nella sua trama alcun cliché di genere – c’è solo una sparatoria, nessun poliziotto sfigato o depresso, pochissima azione e un mare di riflessione introspettiva – trasmette un cronico sentimento di sospensione, di attesa, di costante aspettativa: sappiamo che dovrà succedere qualcosa, ma non sappiamo quando e cosa. È il senso della nostra vita. Sappiamo che qualcosa succederà, non abbiamo alcuna scelta. Ma cosa accadrà, diversamente, non ci è dato saperlo. Nisbet riproduce tutto ciò in poche pagine attraverso il racconto di un uomo. Un uomo, è proprio il caso di dirlo, che è un modello matematico o economico, un qualcosa di artificiale e che presenta delle semplificazioni volte a renderlo utilizzabile nella realtà controllando o non considerando alcune variabili, così da renderlo esplicativo del mondo che ci circonda. Diversamente avremmo una fotografia della realtà, sicuramente più fedele al vero, ma non in grado di spiegare perché eccessivamente complessa. Sono pochissimi i Banerjhee Rolf del mondo, ma pure loro sono soggetti al Caso, pure loro con il loro megacervello a noi non dato sono sotto i colpi duri e terribili della Fortuna che guida le nostre vite più di quello che vorremmo.

E solo alla fine in un lercio casinò di periferia il protagonista del romanzo capirà la vera essenza della vita, l’unico antidoto a una forza soverchiante: è vero che il Fato te lo mette sempre nel culo. Ma non agitarti, perché così lo faresti solo godere di più.

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9 pensieri su “Cattive abitudini – Jim Nisbet

  1. Pingback: Coming soon: Cattive abitudini di Jim Nisbet « Pegasus Descending

  2. Valter in ha detto:

    Comprato e letto con entusiasmo, visto il precedente Iniezione letale; come sottolinea la recensione,dico che più che un buon noir è un ottimo romanzo

    • Ciao Valter, sicuramente è un ottimo romanzo, ma credo comunque che possa essere catalogato come noir, per il suo cronico senso di attesa e di tragedia, un po’ come Il seme della colpa di Christian Lehmann. L’hai letto? E’ un bellissimo romanzo, su Pegasus Descending trovi la mia recensione se ti interessa. E a breve esce il nuovo Gischler, anche se qui siamo nel campo dell’hard boiled!

  3. Pingback: Iniezione letale – Jim Nisbet « Pegasus Descending

  4. Valter in ha detto:

    Il seme della colpa non l’ho letto, ma mi hai incuriosito… e ricordo questo meridianozero che evidentemente ho sottovalutato; il nuovo Gischler lo compro in settimana!!

    • Il seme della colpa l’ho nominato al secondo posto, dopo Iniezione letale, del Bloody Mary Award 2009, prima de Il potere del cane. Leggilo, se ti è piaciuto Cattive abitudini credo proprio che anche questo libro di Lehmann non ti deluderà! Il Gischler sarà in libreria dal 6 Aprile, comunque settimana prossima gli dedicherò un post “coming soon” in cui potrai trovare maggiori informazioni e curiosità! Ho una grande aspettativa su ‘sto libro, speriamo mantenga le attese!

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