Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

“Il Male esiste. Girarsi dall’altra parte non è la soluzione”

Giuseppe Pastore

Abbiamo scambiato due chiacchiere con Giuseppe Pastore, motore immobile di ThrillerCafè e autore, insieme a Stefano Valbonesi, del saggio In due si uccide meglio edito da Edizioni XII, libro di cui potete leggere una recensione sempre su queste pagine. Basta cliccare.

Come è nata l’idea di scrivere questo libro?
Cominciò tutto con un suggerimento di Alessio Valsecchi, webmaster de Latelanera.com, durante un incontro a Bologna per la premiazione dei Premi Alien e Lovecraft (in cui arrivai 4° e 8°, rispettivamente). Già da qualche tempo gestivo la sezione Serial Killer sul suo sito e mi disse: “Perché non scrivi un saggio sull’argomento?” Si pensò da subito alle coppie di serial killer, che di solito sono trattate poco o niente negli altri volumi. Coinvolsi Stefano, a cui l’idea piacque, e scendemmo in pista.

Visto che questa è un’opera “a quattro mani”, come vi siete divisi il lavoro e che metodo avete adottato per la sua realizzazione?
Le otto coppie analizzate in maniera approfondita ce le siamo divise: quattro a testa; le parti di psicologia e criminologia a corredo e i dossier più brevi li ho scritti poi io, dato che avevo più familiarità con le tematiche da affrontare.

Quali difficoltà avete incontrato nello scrivere un libro in coppia? Avete avuto mai delle divergenze?
No, divergenze no. Anzi, ci siamo confrontati molto, corretti ed editati a volontà, e tante cose che erano sfuggite all’uno sono state messe in luce dall’altro. È stata una bella esperienza e ha dato ottimi risultati.

Nelle storie trattate risulta che i killer, prima di diventare tali, sono stati dei minori disagiati, emarginati o che hanno subito violenze fisiche e sessuali. È forse questa una spiegazione alle loro successive azioni?
Sicuramente l’infanzia è periodo fondamentale per la costruzione della persona, e quella di molti serial killer è stata segnata da violenze, soprusi, o comunque problemi familiari e personali di seria entità. Possiamo citare a riguardo anche McDonald, che individuò la nota “Triade” di disturbi che già da giovanissimi fa presupporre un futuro comportamento antisociale: enuresi, piromania e crudeltà con gli animali. Ripercorrendo le infanzie di tanti assassini seriali uno o più di questi sintomi è presente, e di certo non è un caso. Bambini abusati spesso crescono in adulti disadattati, e a volte psicopatici.

Stefano Valbonesi

Come vi spiegate il così alto numero di assassini seriali negli USA rispetto ad altre parti del mondo? Possiamo forse cercare un tentativo di spiegazione di questi comportamenti nella “Teoria della dominanza” e nella “Gerarchia delle necessità” di Maslow?
Sicuramente. Come afferma Maslow nella sua teoria dei bisogni, l’uomo cerca di soddisfare le proprie necessità cominciando da quelle più elementari (cibo, tetto), fino a giungere a quelle di livello più elevato, scalando una vera e propria piramide sulla cui cima è presente il bisogno di autorealizzazione. Nelle società più progredite, e in particolare negli Stati Uniti, la maggior parte dei bisogni primari è soddisfatto ed è quindi più forte ad affermare il proprio Io. Nel caso di persone a dominanza alta, la volontà di potenza può portare a esiti drammatici. I serial killer amano uccidere perché il potere che sperimentano li inebria, li innalza a livello di Dio.

Altre due caratteristiche ricorrenti in questi crimini sono la violenza sessuale sulle donne e gli snuff movie.
Il sesso è un modo per affermare la propria dominanza. Lo spiega Maslow, che aveva notato come le scimmie in cattività si dedicassero spesso ad atti sessuali, molti contro natura: si potevano vedere maschi che montavano altri maschi, o femmine che montavano maschi. Il sesso assumeva quindi altri significati oltre a quello ovvio legato alla riproduzione: è un modo per affermare la propria superiorità sugli individui sottomessi. Tenendo conto poi che i serial killer a volte amano possedere dei ricordi delle vittime, che utilizzano per rievocare l’estasi dell’omicidio nei momenti di “raffreddamento” tra un delitto e l’altro, si capisce che probabilmente non c’è miglior mezzo di un video per rivivere l’accaduto: da qui gli “snuff movie”. Sesso e potere condensati in un memento da guardare ogni volta che se ne ha voglia. Per loro non esiste di meglio.

Qual è la storia che vi ha maggiormente colpito e interessato? Perché?
Di certo la coppia formata da Henry Lee Lucas e Ottis Toole, uno psicopatico necrofilo e uno schizofrenico cannibale. Un esempio perfetto di quella “mutua concordanza” di cui parlava Sighele: due persone di cui era difficile dire chi davvero fosse il più perverso. Cambiavano tipo di vittime di continuo e non avevano un modus operandi identificabile: Lucas amava il coltello, o strangolare, Toole le pistole calibro .22. Colpivano le vittime nelle loro case, le sequestravano per strada, le ammazzavano sul posto o le conducevano in zone isolate; a volte commettevano sevizie sessuali, sia prima che dopo la morte, altre volte no. Per i detective sono stati un vero rebus, e molti dei loro crimini non sarebbero stati scoperti se Lucas non se li fosse attribuiti. Ma questi era anche un mentitore compulsivo, e dire quali delitti siano stati effettivamente opera loro e quali no è ancora oggi difficile. Di certo, sono stati la peggior coppia di assassini mai esistita.

In due si uccide meglio

Un’ultima domanda: avete guardato il Male negli occhi con questo libro, le vostre ricerche vi hanno spinto a indagare nel dettaglio di indicibili atrocità. Questo vi ha cambiato? Siete gli stessi di quando avete iniziato questo viaggio?
Confrontarsi con certe vicende è stato difficile, e sicuramente siamo arrivati alla fine del percorso con un triste bagaglio di conoscenze, ma un po’ eravamo già “abituati” alle perversioni, avendo scritto in passato dei dossier su serial killer, disponibili online su Latelanera.com. Probabilmente il viaggio sarà più doloroso per i lettori che hanno poca familiarità con gli aspetti più neri della natura umana. Più di una persona si è detta sconvolta da quanto Male è emerso dalle storie trattate. Ne siamo in qualche modo “soddisfatti”: come mi diceva anche Jack Ketchum in un’intervista pubblicata su ThrillerCafe qualche tempo fa, il Male esiste. Girarsi dall’altra parte non è la soluzione. Bisogna guardarlo in faccia, bisogna affrontarlo. Speriamo che il nostro libro abbia raggiunto in questo senso l’obiettivo.

L’ultimissima domanda, davvero. Potete darci qualche anticipazione sui vostri prossimi progetti editoriali in coppia o singolarmente? Su cosa state lavorando e scrivendo?
C’è un romanzo che vorrei scrivere da tanto tempo, ma al momento l’intreccio in alcuni punti non mi convince. Vedremo se riuscirò a portarlo a termine quest’anno o dovrò rimandare ancora…

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2 pensieri su ““Il Male esiste. Girarsi dall’altra parte non è la soluzione”

  1. Pingback: In due si uccide meglio: breve rassegna stampa | Thriller Blog

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