Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Jim Thompson, una biografia selvaggia

Jim Thompson

Per questo nuovo appuntamento con “Il brusio della rete” inizio con un misto tra segnalazione cartacea e web. perché esistono anche i giornali e le riviste, vi pare?

Scrive Tommaso Pincio aprendo la sua recensione di Jim Thompson, una biografia selvaggia (ed. Alet) pubblicata sul numero del Dicembre 2009 di Rolling Stone: “Quanti modi esistono per raccontare? Jim Thompson non aveva dubbi in proposito: “Esistono trentadue modi di scrivere una storia e io li ho provati tutti. Di trama, però, ce n’è una sola: le cose non sono mai quel che sembrano”.

La vita di Thompson, uno dei Padri Fondatori del genere pulp, è tragica e tormentata come quella di tanti suoi personaggi dei suoi numerosi romanzi tascabili venduti nelle peggiori edicole degli States. La biografia firmata da Robert Polito e che la casa editrice Alet porta in Italia grazie alla traduzione di Sebastiano Pezzani sembra voler essere l’opera definitiva sulla vita di uno scrittore maledetto che ha vissuto come ha scritto: disordinatamente, non avendo mai un approdo sicuro e non sapendo mai cosa avrebbe riservato il domani. Meglio la bottiglia di vino sul tavolo. Ma che sia rigorosamente piscio di quart’ordine. Quello buono lo lasciamo ai signori e non a chi per vivere ha fatto un po’ di tutto, dal facchino al truffatore, dal commesso viaggiatore allo scrittore di storielle sporche e cattive. Fino a quella che è reputata una delle sue opere migliori e cardine per gran parte della letteratura che verrà dopo, L’assassino che è in me (ed. Fanucci), libro che affascinò a tal punto Stanley Kubrick da spingerlo a chiamare il nostro sfigato, maledetto scribacchino a buttare giù sceneggiature tra i lustrini e le puttane di Hollywood. Ma anche in questa nuova avventura, fottuto il mondo, non ci sarà un cazzo da fare e la sfiga continuerà a perseguitare Thompson per lasciarlo solo quando la Grande Mietitrice verrà a reclamarlo. Ancora Pincio: “Disse alla moglie di conservare i suoi manoscritti, perché in capo a una decina d’anni sarebbe diventato famoso. Non si sbagliava: niente è mai quel che sembra. Nemmeno l’insuccesso”.

Sempre su Thompson e sulla sua biografia recentemente edita da Alet rimando al notevole articolo firmato da Enzo Di Mauro per Il Messaggero.

Jim Thompson, una biografia selvaggia

SINOSSI: ”Jim Thompson. Una biografia selvaggia è la storia della vita di un grandissimo scrittore, raccontata dopo aver registrato fonti, materiali e testimonianze di prima mano, fornite da sua moglie e dalle stesse figlie, ma anche da scrittori, editori e registi che l’hanno conosciuto e hanno vissuto per anni accanto a lui. Il quadro dipinto ci riporta pezzo a pezzo un mosaico che riflette l’icona di uno scrittore maledetto, bruciato da una dieta a base di alcol, sigarette e anfetamine, devastato dagli infarti e dai colpi apoplettici, che morì stremato e solo, a settant’anni, a Hollywood, lasciandosi letteralmente morire di fame. L’autore ricostruisce per noi la vita del giovane Jim Thompson (1906-1977), schiacciato dalla figura del padre, alla perenne ricerca di un’occupazione stabile durante gli anni durissimi della Grande Depressione. Dai suoi libri furono tratti diversi film, ma il suo rapporto con Hollywood fu sempre tormentato e sofferto, e non gli restituì mai quello che aveva dato. Nei suoi libri ci racconta un’America sconfitta dal suo stesso sogno, che diventa nelle sue pagine un incubo popolato di creature ambigue, vittime ma al tempo stesso anche artefici della propria dannazione, e cioè criminali, falliti, e rifiuti sociali indegni di qualunque redenzione. La biografia di un grande maestro del noir, uno spaccato inedito dell’America che non ci hanno mai voluto raccontare”. (fonte: sito Alet)

Proseguiamo, ora, con una carrellata di link a notizie che potrebbero risultare interessanti. Un paio di pezzi dal sito de La Repubblica: il primo, firmato da Piero Colaprico, prende spunto dal libro Sulla scena del crimine di Connie Fletcher, già segnalato anche da Pegasus Descending, per parlare di CSI e affini. Il secondo è invece un racconto di John Lecarrè intitolato “Così incontrai la mia spia venuta dal freddo”.

Segnalando il 50esimo compleanno dell’amatissimo Luciano Ligabue facciamo una breve incursione nel rock e nella musica, temi non abitualmente trattati su queste pagine, ma chissene, per il Liga si vorrà ben fare una eccezione. A maggior ragione se questa è anche l’occasione per annunciare il nuovo album di inediti che uscirà il prossimo 7 Maggio e segnalare che sul sito del rocker di Correggio è già possibile leggere il testo del primo singolo che presumiamo a breve inizierà a girare per le radio, “Nel tempo”, una sorta di biografia per musica e immagini del Ligabue medesimo. Oltre a questo un articolo da L’Arena di Giulio Brusati e uno ancora da Il Messaggero della redazione.

Ora a raffica: avete presente il Robert De Niro di Taxi Driver? Il suo celebre guardarsi allo specchio, puntare la pistola e dire “Stai parlando con me?”. Andate un po’ a vedere, sorprendentemente, da chi ha scopiazzato. Dal blog di Paolo Giordano sul sito de Il Giornale. Sempre da Il Giornale un articolo su Jules Verne, mentre da Il Sole 24 Ore una recensione del thriller di Pieter Aspe Caos a Bruges firmata da Giorgio Maimone. Infine – e poteva mancare? – la recensione del film di Martin Scorsese Shutter Island firmata da Alessandra Buccheri per il suo blog L’Angolo Nero.

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