Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Whiteout – Incubo bianco

Whiteout - Incubo bianco

Ennesimo appuntamento con “Serata Blockbuster”, questa settimana la recensione di:

WHITEOUT – INCUBO BIANCO
di Dominic Sena
con Kate Beckinsale, Gabriel Macht, Columbus Short

Giustamente uno ha un incidente sul posto di lavoro – spara e accoppa il collega poliziotto corrotto – e come ricompensa viene spedito a svernare e a recuperare le energie fisiche e mentali in una amena località: l’Antartide.

Se il posto dal punto di vista ambiental-climatico non è proprio da tintarella di Luna, non si può diversamente dire che ci si ammazzi di lavoro. Le giornate della detective Carrie Stetko (Kate Beckinsale) scorrono tranquille sgominando pericolose gang di pinguini che attentano continuamente alle provviste di pesce di cui la base scientifica dove risiede la poliziotta è ricca, ubriachi molesti che svengono sui tavoli o vomitano negli angoli dopo le numerose feste alcoliche per ammazzare il tempo e furti di erba meticolosamente coltivata in laboratori super attrezzati da scienziati un po’ bischeri. Insomma, un lavoraccio.

Peccato, però, che un giorno uno dei dottori della missione scompaia improvvisamente e venga ritrovato poco distante morto sfracellato sul ghiaccio. Caduto da una rupe o lanciato da un aereo? La successiva scoperta del relitto di un aereo risalente ad una cinquantina di anni prima, in piena Guerra Fredda, e probabilmente contenente un prezioso carico, non fa che infittire ulteriormente il mistero che circonda tale vicenda e complicare il lavoro della detective che coadiuvata da un agente speciale inviato dall’ONU dovrà pure vedersela con un mascherato assassino che sembra avere tutta l’intenzione di farle la pelle. E questo non va bene.

Il pregio maggiore di “Whiteout – Incubo bianco” è la sua originale ambientazione antartica. Il continente ha un fascino indescrivibile anche in un thriller modesto come quello in oggetto e in grado di risollevare le sorti di un film che altrimenti sarebbe potuto passare inosservato senza grossi rammarichi. Però quando prendi un gruppo di persone, una base scientifica completamente avvolta nel bianco del ghiaccio e della neve e un mistero che deve essere risolto in tre giorni al massimo perché poi i protagonisti sono attesi da sei mesi di notte ininterrotta, il discorso cambia. Il thriller rimarrà modesto e sufficientemente scontato da far intuire il misterioso cattivone fin dalle prime immagini così come l’epilogo nelle battute finali. Però l’occhio e la nostra fantasia grazie all’Antartide ne trovano giovamento rendendo il film, quanto meno, guardabile.

Sarà il fascino del grande freddo e dell’immensità delle distese desertiche e innevate oppure l’ambientazione in un luogo naturale così distante dalla nostra esperienza a dare ai romanzi o ai film “nordici” (anche se l’Antartide si trova a Sud, ma è per capirci) un fascino che travalica il genere e rende un po’ migliori prodotti intrinsecamente scadenti. Penso, ad esempio, al thriller/horror di un paio di anni fa “30 giorni di buio” in cui un topos letterario trito e ritrito quali i vampiri assume una positiva connotazione nel ghiaccio, questa volta, dell’Alaska. Allo stesso modo, nonostante la trama più complessa e di qualità non paragonabile ai casi appena citati, anche “Uomini che odiano le donne” vede nell’ambientazione tra la neve svedese uno dei suoi punti di forza che rendono la storia di Larsson e il conseguente film di Niels Arden Oplev così apprezzati da pubblico e critica. Oppure, ancora e per cambiare genere, il recente “New in Town”, commedia scontata ma piacevole con Renée Zellweger e ambientata nel gelido Minnesota. Sarà, forse, che il freddo e la neve ci fanno pensare a Natale, camino acceso e gatto sulle ginocchia. Tutte cose belle.

Insomma, il film di Dominic Sena tratto da una graphic novel di Greg Rucka e Steve Lieber, si posiziona nel classico limbo riservato ai thriller del già visto e del già letto per quanto riguarda tutto l’ampio comparto assassini e mistero da risolvere, mentre la sola ambientazione che rispecchia la più o meno volontaria clausura della protagonista Carrie Stetko fornisce una spolverata di originalità ad un prodotto altrimenti condannato ad un rapido oblio.

Al seguente link il trailer di “Whiteout – Incubo bianco”.

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