Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Lettore a chi!?

Leggere serve

Puntata quasi monografica della rubrica “Il brusio della rete” di questa settimana. Leggete e ditemi che ne pensate.

Puntuale come le emorroidi dopo una serata di bagordi arriva la statistica che ci pone all’ultimo posto, o giù di lì, nella classifica dei lettori europei. Noi italiani siamo bugiardi, chiacchieroni, casinisti, disordinati e pure ignorantoni che nel momento in cui ci regalano un libro a Natale storciamo il naso rispondendo con un ossequioso “Grazie, ma ne ho già uno”.

Diamo un paio di numeri presi dall’articolo pubblicato su La Stampa a firma di Raffaello Masci: “La diagnosi della situazione è sconfortante: in Inghilterra i lettori sono il 63% degli over 14, in Germania il 60%, in Francia e Spagna il 48% e 47% rispettivamente, da noi appena il 38%. Il resto vede la tv, e basta”. Ma meno male che Silvio c’è. Il Governo e la AIE (Associazione Italiana Editori) letti i risultati del sondaggio e sobbalzati sulla sedia hanno arditamente preso il toro per le corna impegnando su più fronti il vile nemico. E allora è già pronto il “Centro per il Libro e la Lettura”, un pool di cervelloni amanti dei libri e delle vendite di libri che riuniti intorno ad un tavolo si mettono lì ad escogitare complesse strategie affinché i nostri ragazzini mettano su pancia non davanti ad Amici o alla PlayStation 3, ma leggendo I Fratelli Karamazon o la Recherche di Proust. Non ci è dato sapere se i membri di tale nuovo organismo diviso tra Roma, Torino e Milano riceveranno un gettone di presenza, però, intanto, per le future iniziative sono già stati stanziati 6 milioni di euro, anche se, intanto, gli archivi sono sempre più polverosi e le biblioteche pubbliche tagliano la spesa per l’aggiornamento dei loro cataloghi.

Non capisco, poi, come possa sfuggire tutta l’assurdità di questa situazione che farebbe ridere se non ci fosse, diversamente, da piangere. Mi spiego meglio: in Italia si legge poco perché la scuola non incentiva la lettura, ma, al contrario, la rende costantemente noiosa, doverosa (alla Pennac) e facendo due palle così ai giovani virgulti con la figura retorica, il senso profondo, la morale, il significato e il significante. Il significante, testone, il significante! E allora prendi la poesia e la smembri, le storie contenute in libri straordinari scompaiono sotto un diluvio di commenti e note critiche, testi in cui compare la parola “coscia” vengono cassati dalla prof di religione perché pruriginosi. Allora leggeteveli voi i libri, cazzo volete da me quattordicenne? Ho cose più importanti a cui pensare, ad esempio la biondina del primo banco.

Quindi spendiamo milioni e milioni per mandare i ragazzi a scuola a “farsi una cultura”, poi però dobbiamo spendere altri milioni per incentivare quegli stessi ragazzi a leggere un fottuto libro dopo che la scuola, quella di prima, fa loro considerare i libri buoni solo a sostenere la credenza traballante della nonna. Come si dice? Un paradosso? Anche se io direi più precisamente una delle solite, immense minchiate made in Italy. Che poi sarebbe così semplice: basterebbe dire ai ragazzi di prendersi un libro a loro scelta, anche un tanto vituperato giallo o thriller, e leggerselo. Poi ci fate su un tema, magari, rigorosamente a schema libero e senza una dispensa alta così con citazioni ed estratti come invece all’esame di Stato. Senza tirare fuori dote citazioni di Bourdieu e del suo “capitale culturale” o stravaganti idee come quelle suggerite in un secondo articolo di Raffaello Masci sempre per La Stampa. E poi il diritto di ognuno di leggere cose che lo incuriosiscano e gli stuzzichino i neuroni, anziché farli addormentare. Perché io ne sono certo: chi legge, legge tutto. Mattoni compresi.

Per altri dati e altri spunti di riflessione sulla scarsa propensione alla lettura di ampie fette della popolazione italiana vi segnalo anche l’articolo di Claudio Gerino per La Repubblica.

E per concludere un po’ di relax: di seguito un interessante articolo firmato da Seba Pezzani per Il Giornale che tratta l’argomento “scrittori e cow boy”. Per chi è cresciuto a Tex Willer e “Il buono, il brutto e il cattivo” questo altro non è che grasso bello unto che cola.

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