Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Nemico pubblico di Michael Mann

La locandina di Nemico Pubblico

Per la rubrica “Serata Blockbuster” di questa settimana la recensione di:

NEMICO PUBBLICO
di Michael Mann
con Johnny Depp, Christian Bale, Marion Cotillard

I dettagli, ragazzi, i dettagli. Insomma, c’è questa scena che vi devo raccontare. Baby Face Nelson, uno dei tanti compari di John Dillinger, è uno stronzo di prima categoria. Certo, anche Dillinger è uno che se deve usare il suo mitra Thompson non si tira sicuramente indietro, però se può preferisce scegliere un lavoro pulito pulito senza troppe menate con la polizia e sparatorie in mezzo alla strada. In “Nemico pubblico”, ultimo lavoro di Michael Mann, ciò accade ben raramente. Ma la sua filosofia è questa.

Nelson, diversamente, non perde occasione per sparacchiare di qua e di là, a questo e a quello. Già alcuni agenti dell’FBI che stanno dando la caccia a questa banda di gangster negli anni ’30 si è beccata un proiettile spedito dalla pistola di Baby Face. Siamo alla resa dei conti. In una delle sparatorie più spettacolari dell’intero film – anzi, la più spettacolare – tanto da farci tornare alla mente quella strepitosa avvenuta in ambito metropolitano contenuta nel capolavoro di Mann, “Heat – La sfida”, la posse messa in piedi dall’agente Melvin Purvis ha stretto la banda in un hotel di campagna. Saranno una decina di minuti di colpi e mitragliate, morti e feriti, schegge e proiettili da tutte le parti. Nelson scappa, ma i poliziotti gli sono alle calcagna. Sono i suoi titoli di coda. Il criminale spara e mitraglia, ma è spacciato. Centinaia di colpi lo trafiggono a morte. Cala il silenzio, i Thompson fumano esausti e incandescenti. Nelson giace a terra tra gli spasmi della morte. È notte fonda. Fa freddo. Un freddo cane. Uno sbuffo di vapore, l’ultimo, esce prepotente dalla bocca di Nelson a rendere manifesto il suo estremo respiro. Poi più niente. Solo lo sfondo nero della notte. È morto.

Questa è una scena geniale, una dimostrazione lampante di stile, classe e cura maniacale dei dettagli che rendono Michael Mann uno dei maestri del cinema di genere, che grazie al suo lavoro riesce ad assurgere a opera d’autore.

“Nemico pubblico” è la narrazione dell’ultimo anno della vita di John Dillinger, il nemico pubblico numero 1 secondo la definizione del direttore J. Edgar Hoover di un Federal Bureau ai suoi primi passi da moderna agenzia d’investigazione. Mann, che ha sviluppato il suo film partendo dall’omonimo libro di Brian Burrough, concentra la propria telecamera sul titanico duello tra lo stesso Dillinger e l’agente Purvis, due figure tra loro agli antipodi per carattere e filosofia di vita. Per tale motivo non credo che il film possa definirsi una biografia in senso stretto se tutto quello che sappiamo del gangster proviene dalle sue stesse parole ed è contenuto in un’unica rapida battuta mentre cena con l’amata Billie Frechette: “Sono cresciuto in una fattoria a Moooresville, Indiana. Mia madre ci lasciò quando avevo tre anni e mio padre mi picchiava perché non conosceva un metodo migliore per crescermi. Mi piace il baseball, il cinema, gli abiti raffinati, le macchine veloci e te. Cos’altro c’è da sapere?”. Stop. Tutto il resto è azione, sparatorie e inseguimenti, con un Dillinger perennemente braccato dall’FBI che però rimanere sempre un passo, quello decisivo, dietro al fascinoso gangster.

John Dillinger

Se Dillinger, interpretato da un Johnny Depp finalmente senza trucco e maschere, è una personalità tormentata ma solare, uno che fa quello che fa solo ed esclusivamente per godersi il frutto dei suoi crimini e il tempo, breve, che gli è stato dato, Purvis, un Christian Bale in grandissima forma e in una delle sue migliori prove d’attore, è al contrario ombroso, ossessionato dal proprio lavoro e dai continui scacchi matti che riceve dal gangster. Purvis è un sacerdote della caccia all’uomo, interpreta il proprio lavoro come una missione religiosa a cui tutto se stesso dedica. Non è una caso, forse, che morirà suicida nel 1960, quando il suo compito era ormai esaurito e reinventarsi non sarebbe stato facile. Bale carica la tragica figura di Purvis di una drammaticità sorprendente: non esiste soddisfazione nell’acciuffare un criminale, non si può gioire per un successo. Purvis compie solo il suo dovere, fa quello che deve fare. E basta. Rimane così sospesa e sicuramente insoluta la domanda su chi, tra Dillinger e Purvis, alla fine, sia il vero vincitore della loro sfida all’O.K. Corral. Dillinger muore e Purvis vive. Ma a chi la condanna e a chi la salvezza non è dato saperlo.

Se a tutto questo aggiungiamo anche la sapienza tecnica dietro la macchina di regia da parte di Michael Mann e in particolare la sua capacità di giostrarsi con la telecamera a mano senza far venire il voltastomaco allo spettatore, bensì ricreando un realismo e una dinamicità sorprendenti, risulta evidente come “Nemico pubblico” sia semplicemente uno dei migliori film – se non il migliore – visto negli ultimi mesi. Se poi ci limitiamo esclusivamente al genere questo appare invece di una spanna superiore a tutto quello che il convento ha passato di questi tempi. C’è poco da fare. “Nemico pubblico” è di un’altra categoria.

E alla fine il mondo messo in piedi dal cinema continua a rivivere, immortale, nei nostri pensieri, mentre nelle orecchie un saluto risuona ossessivo e struggente: Bye Bye Blackbird.

CLICCANDO QUI potete leggere la scheda di “Nemico pubblico” e vederne il trailer. Segnalo, inoltre, l’interessante sito ufficiale di John Dillinger. Un gangster con un sito internet ufficiale. Già.

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