Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

In due si uccide meglio – Pastore&Valbonesi

In due si uccide meglio

Con questa recensione inauguriamo una nuova rubrica di Pegasus Descending, “Oltre la finzione”, dedicata a saggi o libri sulla narrazione della realtà che ci circonda.

IN DUE SI UCCIDE MEGLIO
di Giuseppe Pastore e Stefano Valbonesi
ed. Edizioni XII

Quali sono le immediate associazioni mentali che facciamo nel momento in cui sentiamo parlare di “serial killer”? Credo che siano due su tutte: Stati Uniti d’America e assassino solitario. Sono vere entrambe.

Il libro da poco edito dalle Edizioni XII dal titolo “In due si uccide meglio” e firmato da Giuseppe Pastore e Stefano Valbonesi tratta invece una porzione assolutamente minoritaria di tipologia di assassinio seriale, poco nota e per certi versi sorprendente: quello compiuto da coppie di serial killer. Nel vasto, complesso e terrificante mondo dell’omicidio in serie è questo un fenomeno poco frequente: “Ruben De Luca ha studiato oltre 2200 casi di omicidi seriali compiuti in tutti i paesi del mondo, stimando che quelli commessi in coppia sono stati 206, pari al 9,24% del totale”. [pg. 183]

Pratica o teoria? Entrambe. “In due si uccide meglio” è composto da una serie di schede, una sorta di raccolta di reportage su una cernita di coppie di serial killer utili da una parte ad illustrare fatti di cronaca sconosciuti, dall’altra a fungere da esempi per illustrare le molte ricerche che la criminologia e la psichiatria hanno svolto in questo campo. Si scoprirà in tale maniera chi sono e quali atrocità abbiano commesso Lake e Ng, Lee Lucas e Toole, Beck e Fernandez o Bianchi e Buono, così come i “nostri” Abel e Furlan. Nonostante i casi indicati e gli altri trattati nel libro siano tra loro tutti indipendenti e tra loro diversi, è impossibile non riscontrare alcune regolarità che troviamo in proporzioni tali da sfidare la casualità statistica.

I delitti narrati hanno quasi tutti una componente a sfondo sessuale fatta di prevaricazione di un uomo – o coppia di uomini o coppia mista – su una donna, che dalla violenza carnale sfocia poi inevitabilmente nell’omicidio quasi ad essere un prolungamento dell’orgasmo procurato dal rapporto sessuale. Tutti i “mostri” le cui storie sono state raccontate nel libro sono state vittime trasformatesi in carnefici, sfogando sul prossimo tutta una serie di frustrazioni, umiliazioni, violenze fisiche e sessuali subite nell’infanzia. Pastore e Valbonesi sembrano quasi indicarci la via per la produzione seriale di killer seriali, la violenza sui minori, gettando sul piatto della discussione che dovrebbe essere pubblica un argomento che pare invece poco trattato e poco analizzato nelle sue componenti e conseguenze profonde, quali, ad esempio, la necessità di avere sistemi educativi e servizi sociali tali da scongiurare casi di violenza, marginalità e ignoranza sui minori. Prevenire è meglio che curare (o punire).

E qui torniamo alla prima associazione mentale di cui abbiamo accennato sopra nel momento in cui sentiamo pronunciare la parola “serial killer”. Gli Stati Uniti d’America. Non può essere un caso che questo Paese abbia una così alta percentuale di assassini seriali o di fenomeni quali gli omicidi/suicidi da parte di giovani in scuole e college. Una spiegazione ipotetica potrebbe essere la seguente: gli USA hanno un buon servizio investigativo e una vivace informazione che porta alla ribalta casi che in altre aree del mondo potrebbero essere sottaciuti, passare inosservati o non catalogati come assassinii seriali. Ma la comparazione di situazioni simili ci aiuta ad evidenziare le anomalie. L’Europa non è inferiore agli States da questi punti di vista. I giornali ci sono, così come una buona struttura di polizia. Però la forbice statistica tra USA e Europa è senza paragoni. Come mai? Forse la risposta risiede proprio nel diverso modello di sistema sociale? Oppure in diversi gradi di esasperato individualismo? In situazione di marginalizzazione estrema in un Paese che ha il reddito pro capite più alto del mondo, ma anche uno dei maggiori divari tra i percentili di distribuzione della ricchezza?

Pastore e Valbonesi partono quindi dalla narrazione della cronaca nera dura e pura, tanto da rendere i pezzi contenuti nel libro delle autentiche chicche per ogni direttore di giornale, ma cercando anche di spiegare i fatti raccontati attraverso gli strumenti della psichiatria e delle ricerche svolte da questa disciplina medica. Nelle coppie di serial killer, ad esempio, la detonazione omicida è il risultato del “prodotto” di due menti instabili piuttosto che la loro “addizione”: “[…] un semplice incontro non è condizione sufficiente all’instaurarsi della “collaborazione”: deve tra i due soggetti nascere una “amicizia”, e questo accade tanto più facilmente se uno dei due è un perverso e l’altro debole sul piano psicologico, o meglio, se si forma un’interazione “incude-succube”, intendendo con incube la personalità dominante e con succube quella più suggestionabile”. [pg. 25-26]. Insomma, gli sfigati incontri della vita.

Ma nel libro vengono poi sviscerati altri concetti quali la “Sindrome dell’Imperatore Romano” [pg. 30], la “folie à deux” (follia in due) [pg. 33] oppure la “Teoria della dominanza” che sembra, in parte, dare una spiegazione al perché negli USA le percentuali di omicidio seriale siano così alte: “Sarebbe la crescente sovrappopolazione a far aumentare i comportamenti criminali. […] È vero che nelle zone troppo affollate, e quindi inevitabilmente povere, il crimine è sempre esistito, ma al contrario non sono sempre esistiti gli assassini seriali, la cui proliferazione, quindi, deve dipendere anche da altri fattori. Uno di questi fattori è da individuarsi nel bisogno di autostima, teorizzato negli anni Quaranta dallo psicologo americano Abraham Maslow, nella sua tesi della “Gerarchia delle necessità”. […] I serial killer nascono e si moltiplicano nelle società ricche, quelle in cui, soddisfatti i bisogni primari, l’uomo si rende conto di non sentirsi “completo” senza appagare altre esigenze; quella di sesso, prima, e quella di autostima, poi.” [pg. 85-86]

“In due si uccide meglio” è quindi un libro che pur mantenendo i toni della divulgazione, si posiziona nell’immaginario triangolo i cui vertici sono formati da cronaca, criminologia e psichiatria , in una miscela che getta il lettore in un estenuante faccia a faccia con il lato più oscuro e agghiacciante dell’animo umano, affogandolo trascinato da un vortice narrativo che lo sprofonda negli abissi più neri della violenza cieca e incomprensibile. Ben oltre la fantasia di qualsiasi scrittore.

Nel post precedentemente pubblicato su Pegasus Descending, “In due si uccide meglio. Coppie di serial killer” potete trovate altre informazioni utili sul libro, tra cui la sinossi, un estratto della prefazione del criminologo Ruben De Luca e il booktrailer. Cliccando sul titolo del libro ad inizio recensione potete invece acquistarlo direttamente dal sito della casa editrice. E senza spese di spedizione.

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6 pensieri su “In due si uccide meglio – Pastore&Valbonesi

  1. Grazie per la bella recensione, Andrea, ne sono veramente onorato! 🙂

  2. Alla grandissima! 😀

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