Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Parla Strumm, l’autore di “Diario pulp”

Una foto di Strumm

Roma non è un paese per vecchi. Almeno non dopo aver letto il pirotecnico “Diario pulp” firmato dall’anonimo Strumm per le Edizioni XII. Se molto si è detto sull’identità dell’autore, Pegasus Descending, in barba ai pericoli, alle canne di pistola in mezzo alle gambe e agli sguardi sfuggenti degli avventori, l’ha incontrato per scambiarci due chiacchiere nel peggior bar della capitale.

Allora Strumm, dicci la verità: sei un ex parlamentare della Prima Repubblica?
Certo che sì, ma anche della Seconda e di quelle a venire: una volta ottenuta la poltrona non si molla.

Perché utilizzare uno pseudonimo per firmare il tuo primo libro?
Strumm è il nickname che utilizzavo sul mio blog quando ho ripreso a scrivere. Mi è sembrato logico mantenerlo. E poi tra un nickname e il proprio nome di battesimo passa la stessa differenza che passa tra amici e parenti: i primi si scelgono, i secondi si ereditano. Strumm è un amico a cui sono affezionato.

Come è nato “Diario pulp”?
Per gioco: volevo mettermi alla prova in una scrittura improvvisata, senza progettazione. Mi sono forzato a scrivere un capitolo al giorno da pubblicare sul blog. Poi la storia e i personaggi hanno preso il sopravvento (sono stati violenti sin dal principio).

Ogni volta che esce un’opera pulp, che sia cinema oppure letteratura, si tirano in ballo i soliti nomi. Bukowski, Tarantino etc.. Qual è il tuo background culturale, quali sono i tuoi autori di riferimento?
Non ho una formazione classica, ma come lettore, negli anni, mi sono avventurato in ogni genere letterario. Continuo a spaziare tra autori diversissimi, perché sono affascinato da stili e atmosfere differenti. Questa apertura ha di certo influenzato anche la mia scrittura, ma non saprei indicare degli autori di riferimento. Ce ne sono moltissimi che adoro: Marquez, Ellroy, Ellis, Kristof, Moravia, Pasolini, Bukowski, Palahniuk, etc. etc. Senza dubbio, rispetto a Diario Pulp, alcuni hanno avuto più peso di altri, ma spero sempre in modo inconsapevole. Sarebbe presuntuoso e sterile tentare l’emulazione.

Che spazio può ritagliarsi il pulp in Italia?
Ampio. Ci sono molti scrittori amanti del genere. È solo una delle infinite varianti del noir. Trovo che, diversamente da generi troppo legati agli autori storici come il fantasy, il pulp consenta una più facile rivisitazione e contestualizzazione. Il cinema e la letteratura di questo tipo stanno conquistando folle sempre più ampie. Bisogna solo sapersi sganciare dal già letto, siamo immersi in storie pulp ogni giorno, è sufficiente decidere di raccontarle.

Diario pulp

Quando si chiede ad uno scrittore a quale personaggio sia più affezionato di solito risponde che sono tutti figli suoi, che è difficile fare una gerarchia. Tu cosa hai sbagliato nell’allevare i tuoi figli letterari, il Zecchinetta, il Sellero e gli altri, visto cosa sono diventati?
Nulla: hai mai visto “Danny the Dog”? Da bravo babbo bastardo li ho allevati alla perfezione per i miei sordidi scopi. Speriamo solo non mi si rivoltino contro.

Hai usato sempre la prima persona singolare nella narrazione, anche cambiando ogni volta punto di vista. C’è un motivo particolare per questa scelta?
Almeno due motivi. Il primo è che essendo un diario la narrazione in prima persona sembra essere la scelta più corretta. La seconda è che questa soluzione, al presente, e riproposta da prospettive diverse, mi ha consentito al tempo stesso una narrazione rapida e un’esplorazione più efficace delle psicologie dei personaggi. Per un libro così, scandagliarli a fondo da un punto di osservazione esterno avrebbe comportato qualche sacrificio di ritmo. Inoltre spero che questo approccio abbia aiutato il lettore a sentirsi vicino ai personaggi.

Leggendo “Diario pulp” ci si trova immersi in un mondo con un sistema di valori parallelo. L’amoralità sembra essere il minimo comun denominatore. Il concetto di giustizia appare totalmente distorto. Solo l’amicizia sembra essere in grado di reggere le tue bordate, penso al rapporto tra Zecchinetta e Sellero, ad esempio.
Chi ti dice che non esista effettivamente un sistema di valori parallelo, o più di uno? Noi viviamo la nostra realtà, con le nostre regole, borghesi, operaie o di qualsiasi altro tipo. Ma ogni strato sociale, in modo più o meno marcato produce senza dubbio i suoi valori. Parla con un ragazzo che è nato e vissuto ai Parioli. Fagli cinque domande, poi fai un salto a Torre Angela e ripeti l’intervista. Credo che raccoglieresti risposte molto diverse. Senza dubbio anche il mondo malavitoso, escludendo gli eccessi di Diario Pulp, ha il suo sistema: è inevitabile. L’amicizia è invece un bisogno umano essenziale, anche più dell’amore. Sono entrambi concetti che trascendono il contesto. Un uomo che non avesse amici sarebbe un uomo perduto, per sempre.

Qual è stato il miglior libro che hai letto negli ultimi mesi?
“Revolutionary Road” di Richard Yates. Capolavoro assoluto.

Su cosa stai lavorando e a quando il prossimo libro?
Ho iniziato la lavorazione del secondo romanzo. Devo dirimere un paio di dubbi cruciali per la definizione dello sviluppo narrativo. Ma la trama è completa, i personaggi anche ed è un progetto che mi frulla in testa da almeno un paio d’anni. Spero di essere all’altezza dei miei propositi. Confido di poterlo proporre a Edizioni XII e ad altre case editrici a partire da questa estate, tempo permettendo. Sarà un romanzo molto scuro, con risvolti in prevalenza psicologici. Di pulp non si sentirà neanche l’odore.

Su Pegasus Descending potete leggere la recensione di “Diario pulp” di Strumm, libro edito dalle Edizioni XII. CLICCANDO QUI potete, invece, acquistare direttamente il deflagrante romanzo pulp.

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