Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Diario pulp

Diario pulp

DIARIO PULP
di Strumm
Edizioni XII

Filosofia: “Meglio mettersi con una puttana intenzionata a smettere, che con una santa con segrete ambizioni da zoccola.” [pg. 195]

Humour:” “Certo! Ho fatto una zoomata degna di Kubrick!” Non so chi cazzo sia ‘sto Rubicc. Ah! Forse quello del cubo, ma non capisco che cazzo c’entri con la telecamera.“ [pg. 230]

Diritto: “Due condanne inevitabili. Non posso permettere che si pesti un ispettore di polizia senza una motivazione seria. L’irruenza è un male da estirpare. Il Mammola se ne farà una ragione, conosce le regole. E il Ricottaro paga i suoi errori, semplice applicazione della legge. Ognuno è re in un solo territorio. Nessuna concessione. La giusta severità dà sempre forza alle regole. A ciascun condannato corrisponde una diminuzione di futuri colpevoli. Ho compiuto ciò che era giusto.” [pg. 267]

Amoralità: “E’ questo l’aspetto più interessante di certe macchine, lasciano aperta una speranza: la vittima diventa aguzzino di se stesso. Si illude sempre di poter rinviare a tempo indeterminato la morte e dilata l’agonia. Nella vana speranza che sopraggiunga una via d’uscita, una salvezza inaspettata.” [pg. 297]

Tutto ciò è “Diario pulp”, mirabolante opera prima edita dalla frizzante Edizioni XII e scritta dall’ignoto Strumm, pseudonimo sotto le cui mentite spoglie si vocifera esserci un noto parlamentare della Prima Repubblica con un torbido passato da piduista massonico e agganci inquietanti con nientepopodimenoche la CIA. Perché dietro ad ogni libro che appare in libreria firmato con un nome d’arte c’è sempre un noto deputato della Prima Repubblica con passato nella P2 e agente del servizio segreto americano. È questa la regola. Pegasus Descending, il vostro blog preferito, preferisce rimanere nel vago e riportare come tali queste voci raccolte in infinite nottate trascorse in Transatlantico aspettando l’approvazione della Finanziaria. Però c’è un però. E cioè: Strumm è scrittore vero. È uno che sa mettersi al suo bravo portatile o PC e inventare una storia con i controcazzi.

Ogni volta che ci si affaccia nel magico e sudicio mondo del pulp, sia esso quello della letteratura oppure quello del cinema, non si può fare a meno di partire con la solita sequela di assimilazioni. Si inizia dall’obbligato Quentin Tarantino per arrivare a Chuck Palahniuk passando magari per Charles Bukowski. Sono un po’ i nomi noti di questo genere o sottogenere che si sta facendo spazio a colpi di calci in culo nel magma dell’editoria italiana. Ma credo che fare dei paragoni, ridurre l’opera di questo o quell’artista al precedente lavoro di questo o quell’altro padre fondatore sia sempre un po’ riduttivo e che quello che avrebbe tutta l’intenzione di essere un complimento, alla fine, non sia altro che un detrimento, una riduzione di un’opera a mera copia, a epigono di qualcuno o qualcosa d’altro. Per tale motivo Strumm è Strumm e “Diario pulp” è “Diario pulp”. Non assomiglia a nessuno dei grandi citati sopra – escluso Palahniuk, che così grande non è – anche se ha probabilmente letto e preso qualcosa da tutti. Nessuno nasce in una bolla di vetro e tutti ci portiamo nella tomba per i vermi il nostro passato e la formazione di esso.

“Diario pulp” è una mitragliata interminabile di violenza estrema e inventiva ai limiti dell’assurdo, è un viaggio dell’orrore nella mala romana e nelle sue regole, nei suoi codici, nei suoi comportamenti. E nella giustificazione di questi, alla ricerca di una insperata parvenza di moralità, giustizia e senso della vita. Peccato, però, che il nostro indice dei valori sia totalmente ribaltato rispetto a quello che emerge dalle pagine di “Diario pulp”, così come potete anche accorgervene rileggendo le citazioni tratte dal romanzo e riportate a inizio recensione.

La narrazione è strutturata mediante racconti tra loro solo apparentemente indipendenti, bensì indissolubilmente intrecciati a comporre quello che a tutti gli effetti è un romanzo, con una storia complessa, mai banale e ricca di colpi di scena effervescenti come il bicarbonato dopo una cena troppo pesante, con personaggi ottimamente delineati e con una complessità psicologica che di rado si riscontra in altre opere affini a questo genere letterario. Interessante anche il continuo cambio di prospettiva: chi è protagonista e Io narrante in un racconto diventa comparsa in quello successivo, così da permettere all’autore di caratterizzare al meglio una vasta e variegata fauna umana, certamente tutta criminale, ma mai uguale nelle sue unità fondamentali.

Ma “Diario pulp” è soprattutto una grande avventura per stomaci forti, per gente che al cinema va ricercando schifezzuole splatter stile “Hostel” con occhi di fuori, sadismo da pelle d’oca e violenza declinata in tutte le sue accezioni: abbiamo l’accoppamento veloce veloce con una pallottola in testa – Blam! -, vecchine incazzuse che sciolgono nell’acido chi sta loro sulle balle, macchine di tortura medievale stile Torquemada perfettamente oliate e funzionanti, smembramenti, autodafé, sette sataniche, prostitute tettone e gay innamorati dell’uomo sbagliato.

Insomma, un esordio folgorante e spiazzante, un’opera scritta benissimo e mai vista in Italia, credendola inconciliabile con le penne del Belpaese. E a chi vi chiederà a cosa somiglia l’ultima opera pulp che avete letto o visto al cinema dovrete aggiungere una nuova pietra di paragone di socratica derivazione: “Diario pulp” di Strumm. Ex parlamentare piduista.

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2 pensieri su “Diario pulp

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