Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

The Informers. Vite oltre il limite

La locandina americana

Per la rubrica “Serata Blockbuster” di questa settimana:

THE INFORMERS
di Gregor Jordan
con Billy Bob Thornton, Kim Basinger, Amber Heard, Mickey Rourke, Winona Ryder

“Cosa resterà di questi anni Ottanta” cantava Raf. Beh, per noi che siamo nati e cresciuti in Italia la risposta è presto data: il debito pubblico. Facile. Bret Easton Ellis, uno dei grandi geni della letteratura americana contemporanea, è nato invece nella più grande democrazia del mondo, nello Stato con il più alto reddito procapite e una delle più evolute e opulente nazioni che la Storia umana abbia visto mai calcare il suolo di questa polverosa Terra. Per lui la risposta da dare è quindi più complessa, richiede uno sforzo intellettivo decisamente superiore al nostro. È forse da questo substrato culturale, da questa necessità di fare un po’ di chiarezza e di guardare alla realtà che lo circonda che è nato un capolavoro come “American Psycho”, portato poi sul grande schermo da un Christian Bale mai così in forma e, diremmo, adeguato.

“The informers. Vite oltre il limite”, film diretto da Gregor Jordan e scritto dallo stresso Easton Ellis, nonostante abbia l’assolutamente non velata ambizione di ripercorrere la strada già tracciata dalla passata produzione dello scrittore californiano e di riproporre in salsa pop quanto era già stato proposto in altra veste, purtroppo non riesce ad assumere quella statura totemica a cui bramerebbe.

La storia è troppo confusa e a volte addirittura caricaturale, con personaggi che nel loro apparente tormento altro non fanno che rimanere delle maschere inconsistenti, scialbe e di cui, a fine film, non si ricorda manco un nome. Neanche per sbaglio. Ah sì, forse c’è un Tim, “Tim come timido” e come recitato in una battuta della pellicola.

Non c’è una vera e propria trama da raccontare, lo scopo primo e ultimo dello sceneggiatore e conseguentemente anche del regista è quello di gettare uno sguardo sugli inizi degli anni Ottanta per quella che poteva essere definita l’upper class di Los Angeles, la città degli angeli. Tanti soldi, tanta voglia di scopare, sniffare, accumulare potere per fare altri soldi e così poter scopare e sniffare ancora di più. La filosofia dell’aspirapolvere. E insieme a tutto quello che c’è fuori, il companatico è composto dal vuoto dentro, dall’implosione dei sentimenti e delle emozioni, rincoglioniti da una musica di merda e troppo alta e una vita che scorre senza senso. Insomma, il tema è quello, probabilmente buono per ogni epoca e per chiunque abbia la possibilità di gestire un surplus di denaro che invece di essere reinvestito nella realizzazione di quello “spirito del capitalismo” di cui Max Weber, viene diversamente impiegato nel finanziamento del narcotraffico entro il quale prolifera poi una consistente e fertile feccia umana.

È con questo senso di incompiuto che ci siamo alzati dal divano, con la consapevolezza di aver perso noi una serata e chi ha lavorato sul film, invece, una buona occasione per stare zitto o dedicarsi al giardinaggio. E tutto ciò è un autentico peccato vista la portata dei nomi: il già citato Bret Easton Ellis che altro non fa se non riscrivere – peggio – una storia da lui già magistralmente narrata; il regista, Gregor Jordan, che si limita al compitino ino ino. Mickey Rourke in una parte che più che un ruolo è un cameo, comunque lontano anni luce dalle sue ultime magistrali prove, “The Wrestler” e “Killshot”; una Kim Basinger che dopo la complessità del film di Arriaga, “The Burning Plain”, sprofonda nella scialba caratterizzazione di una riccona cornuta e imbottita di psicofarmaci. E poi Billy Bob Thornton e Winona Ryder. Chris Isaak, Amber Heard – una stragnocca che quello sa fare, la stragnocca – e Austin Nichols.

Insomma, c’è molto della Hollywood bene e affermata in questo prodotto di cui non si sentiva l’esigenza e che passerà come le vite dei suoi pallidi protagonisti. Inutile e indifferente. Va bene che mettere nella propria filmografia “sceneggiato da Bret Easton Ellis” può fare un gran figo, ma anche i geni, a volte, possono scrivere delle cagate. E non bisogna avere paura di dirglielo per inseguire, all’opposto, una vacua e dannosa piaggeria.

CLICCANDO QUI potete vedere il trailer de “The Informers. Vite oltre il limite”.

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3 pensieri su “The Informers. Vite oltre il limite

  1. Siamo nei fascinosi anni ’80. Con precisione nel 1983. L’Aids sta prendendo piede, l’eccesso è la strada della saggezza ed un complicato gurppo di persone, apparentemente slegato tra loro, cerca di dipanarsi tra vicende e situazioni particolarmente drammatiche. Sesso, droga e Rock & Roll, questi sono gli ingredienti chiave del film. Una storia depravata fatta di persone dalla dubbia moralità. In questo mondo vi si incontra un un produttore cinematografico, sua moglie, la sua amante, una rockstar, un rapitore e una marea di personaggi di contorno che incorniciano l’atmosfera frivola dell’America degli anni ’80. Un crescendo di situazioni amorali e drammatiche che portano ad un tragico finale. Gioventù bruciata, donne oggetto e artisti strafatti. Un mondo corrotto dove ognuno cerca la propria strada a botte di sesso e droga. Sesso. Tanto sesso. Ora mostrato, ora narrato. Uomini e donne nude, lunghi amplessi carnali, orgie, amori omosessuali, storie impossibili e amori rinati. Il sesso fatale è’ il fulcro secondo cui ruota tutto il film. L’America è quella descritta dal romanzo di Bret Easton Ellis (da cui è tratto il film) è i personaggi che ne ricalcano l’atmosfera sono attori che proprio negli anni ’80 hanno visto la loro carriera raggiungere vette inesplorate; Kim Basinger, Billy Bob Thorton, Mickey Rourke, alle prese con l’ennesimo ruolo di bad guy, Wynona Ryder, Jon Foster, Amber Heard (che generosamente mostra le sue grazie per quasi tutto il film) ed anche Brad Renfro, segnato da una vita vissuta al limite e qui alla sua ultima interpretazione (il film è dedicato alla sua memoria). Una storia che cresce con lo scorrere del tempo. Appassiona e intriga Un affresco generazionale non del tutto riuscito ma che riesce a catturare lo spettatore catapultandolo in un mondo che è già preistorico. Kim Basinger è semplicemente divina! PATINATO!

  2. Pingback: Unthinkable – regia Gregor Jordan « Pegasus Descending

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