Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Streets of Blood

Streets of Blood


Per la rubrica “Serata Blockbuster” recensiamo:

STREETS OF BLOOD
di Charles Winkler
con Michael Biehn, Val Kilmer, Sharon Stoner, 50 Cent

New Orleans è una cicatrice purulenta nelle carni dell’America e chissà ancora per quanto tempo tale rimarrà. Il cinema americano, così come la letteratura, grazie alla bravura dei suoi sceneggiatori, registi e attori ha l’incredibile capacità di prendere i fatti quotidiani di cronaca, anche quelli più dolorosi, e rielaborarli declinandoli in infinite maniere, diverse a seconda delle diverse inclinazioni e gusti. L’11 Settembre 2001 e l’uragano Katrina ne sono due fulgidi esempi.

Dopo quello che verrà ricordato come uno di più catastrofici eventi naturali degli ultimi decenni, Hollywood non ha perso tempo e quasi immediatamente ha cominciato a rielaborare il lutto. “Strees of Blood” firmato dal regista Charles Winkler e con le interpretazioni di Michael Biehn, Val Kilmer, Sharon Stone, Shirly Brener e 50 Cent prende infatti il via da quei drammatici giorni quando l’acqua invadeva le strade e gli scantinati e i coccodrilli erano i nuovi vicini di casa per migliaia di americani. Andy Devereaux è un poliziotto incorruttibile che ha appena perso il proprio compagno in circostanze eufemisticamente oscure proprio nei giorni dell’uragano e dell’acqua alta. Con il nuovo compagno Stan Green si ritrova a dover affrontare un’ardua sfida nella New Orleans del dopo Katrina, costretto a districarsi tra colleghi corrotti, spacciatori rampanti e una psicologa impegnata a valutare la salubrità di menti costantemente sotto stress e costrette a giocare ogni giorno su strade ricoperte di sangue una partita infinita per la propria sopravvivenza, contro tutto e tutti.

Un cast di ottima qualità è spesso imprescindibile per le sorti positive di un film. In questo caso purtroppo nulla può, invece, contro una regia decisamente insufficiente che a volte si perde dietro tecnicismi da primo anno d’accademia e una sceneggiatura disastrosa e incapace di mettere in bocca agli attori una, dico una, frase memorabile o di raffazzonare una trama con un pizzico di suspense. Un Val Kilmer che ha la stessa pancia da bevitore di mio zio Carosio appare sempre bolso e incazzato, consapevole della minchiata fatta nel momento in cui ha accettato un simile ruolo, forse spinto dalla presenza di una evergreen quale Sharon Stone che, in un mare di mediocrità, è forse l’unica ad essere in grado di tenere dritta la barra della propria interpretazione, anche se in una parte decisamente secondaria.

Il problema è semplice e a mio avviso evidente: non si capisce niente e sceneggiatore e regista ci si sono messi di buzzo buono per non farci capire niente. Si inizia con la morte del compagno di Andy a fare da detonatore per l’intera vicenda, ma si finisce con il perdere completamente di vista questo episodio d’esordio per finire non si sa bene dove dopo che la storia ha galleggiato per tutto l’arco del film come uno stronzo nel peggior cesso della Scozia di “Trainspotting”. Se poi il regista Winkler ci mette pure del suo – ad esempio infilandoci dentro una sequenza girata con telecamera a mano a simulare la tecnica documentaria e la concitazione del momento, inseguendo una vacua ambizione da “televisione verità” d’accatto – la frittata è fatta. Il buon Charles voleva dimostrarci quanto è bravo a districarsi tra varie tecniche di regia? Applauso con due dita.

Il prodotto è di una qualità talmente infima che pure la versione doppiata in italiano è qualcosa che peggio non si potrebbe, tanto da rasentare il dilettantismo. Caso vuole, poi, che proprio ieri abbia rivisto “Scarface” di Brian De Palma e con la magistrale prova tanto di Al Pacino quanto del suo doppiatore Ferruccio Amendola, un autentico mostro di bravura, probabilmente un gigante inarrivabile. Il paragone è stato ancora più impietoso e forse il giudizio, per questo motivo, ancora più corrosivo.

Ma allora non c’è proprio niente di buono? Sì, due cose. Le macchine supertamarre di poliziotti e spacciatori, delle sorti di astronavi piene di lucine e led, talmente pacchiane da impressionarci favorevolmente e le immagini, questa volta realmente reali, delle case e della periferia di New Orleans del post uragano che scorrono dopo i titoli di coda. Ripagano il nulla di “Streets of Blood”? No. Però lo mitigano un po’.

Se poi il progetto è stato scartato in malo modo, a poche settimane dall’inizio delle riprese, da Robert De Niro un motivo ci sarà pur stato. Non ti pare Val?

CLICCANDO QUI potete vedere il trailer di “Streets of Blood”.

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