Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

La ragazza che giocava con il fuoco

La ragazza che giocava con il fuoco


Per la rubrica “Serata Blockbuster” di questa settimana Pegasus Descending recensisce:

LA RAGAZZA CHE GIOCAVA CON IL FUOCO
regia di Daniel Alfredson
con Michael Nyqvist e Noomi Rapace

Dove eravamo rimasti? Inizia così, da dove era terminato il precedente “Uomini che odiano le donne”, questo secondo capitolo cinematografico della trilogia Millennium, omonima alla serie di libri dello svedese Stieg Larsson che tanto successo ha mietuto in Italia e nel mondo.

Lisbeth Salander (Noomi Rapace), l’hacker dal corpo efebico pieno di tatuaggi e piercing, sta cercando di rifarsi una vita dopo i quintali di merda che le si sono abbattuti addosso in tutti gli anni precedenti. Grazie all’ingente malloppo fregato, al termine del precedente film, al ricco banchiere che era riuscito a far incarcerare l’amico giornalista Mikael Blomkvist ( Michael Nyqvist) si è comprata una bella casa al mare e una a Stoccolma e sta cercando di amministrare al meglio il proprio patrimonio. Peccato, però, che i fantasmi del passato tornino prepotentemente a farsi vivi mediante l’avvocato stupratore investito dalla legge del ruolo di procuratore di Lisbeth. Contestualmente due giornalisti neoassunti dalla rivista Millennium e pronti a pubblicare un ampio reportage sul traffico di giovani prostitute dall’est destinato a gettare sulla graticola mediatica molti nomi della Svezia “bene” vengano brutalmente uccisi nella loro abitazione da due colpi di pistola sul cui calcio vengono ritrovate le impronte digitali di Lisbeth. Come se non bastasse anche l’avvocato stupratore di cui sopra viene ritrovato morto ammazzato e con un bel tatuaggio sulla pancia – “Sono uno sporco e sadico stupratore” – frutto del meticoloso lavoro della stessa Lisbeth nel precedente capitolo della trilogia. C’è poco da fare: Lisbeth è accusata e ricercata da tutta la polizia del Paese per il triplice omicidio.

Se in “Uomini che odiano le donne” il regista Niels Arden Oplev aveva optato per accentuare la connotazione gialla del romanzo di Larsson puntando forte anche sull’esaltazione di una ambientazione ovattata dal manto nevoso che tutto copriva, in questo “La ragazza che giocava con il fuoco” e con il passaggio della macchina da presa al regista Daniel Alfredson è la componente thriller a diventare protagonista strizzando, in alcune scene, anche l’occhio all’action movie di stampo prettamente americano (si veda, a tal proposito, l’inseguimento automobilistico per le strade di Stoccolma). Se nel primo capitolo si rimaneva affascinati dalla prepotenza e dal protagonismo di questa natura svedese da noi così distante, in questo secondo lavoro tutto ciò è più relativo, più compassato, l’ambiente ridiventa quello che è sempre stato, uno sfondo di scena piuttosto che un protagonista della vicenda. E questo è un peccato, perché gran parte del fascino del primo film stava proprio in questa natura a noi aliena. In “La ragazza che giocava con il fuoco”, diversamente, poco conta l’essere a Stoccolma piuttosto che a New York oppure a Madrid, i personaggi sono fortemente ripiegati su se stessi a guardarsi il proprio ombelico.

Come avevo già detto per “Uomini che odiano le donne” non ho letto nessuno dei libri di Larsson, non posso quindi fare un paragone tra la storia scritta dallo scrittore e quella messa in scena per il cinema. Se però lo sviluppo della triste storia di Lisbeth e il suo dipanarsi nelle due ore di film è, tutto sommato, sufficiente, diversamente si perde completamente di vista la seconda parte della vicenda, forse quella più interessante, e cioè il traffico di ragazzine dall’ex Unione Sovietica. Questo filone di indagine a un certo punto e come per magia semplicemente scompare. Non c’è più. Il topos delle due storie ad un primo sguardo parallele e che finiscono per intersecarsi risolvendosi a vicenda è un vecchissimo espediente della narrazione gialla (si pensi, ad esempio, al Montalbano di Camilleri), probabilmente ripreso anche da Larsson, che il regista sembra adottare all’inizio del film per poi abbandonarlo improvvisamente e inspiegabilmente. Il risultato è quindi un dipanarsi della vicenda apparentemente quasi casuale, un procedere per botte di culo. E il caso e il culo sono sempre e comunque un punto molto debole di ogni buon giallo.

A questo punto non ci resta che attendere il terzo e ultimo capitolo della trilogia, “La regina dei castelli di carta”, che sarà messo in scena ancora da Daniel Alfredson. I sommersi o i salvati?

CLICCANDO QUI potete leggere la recensione di “Uomini che odiano le donne” pubblicata su Pegasus Descending, mentre CLICCANDO QUI potete vedere il trailer e leggere la scheda completa di “La ragazza che giocava con il fuoco”.

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5 pensieri su “La ragazza che giocava con il fuoco

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  5. Veramente be fatta e anche con tanti link! 🙂

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